DALLA PROFONDITÀ DELLA SUA SOLITUDINE E NEL SILENZIO DELLA NOTTE, SORVEGLIERÀ I MEMBRI DELLA CONGREGAZIONE DELLA GIOVENTÙ

Fratello Mauro era un monaco trappista di un monastero vicino a Parigi. Quando Napoleone espulse i monaci dal loro monastero, nel 1811, Fratello Mauro aveva avuto bisogno di guadagnare la sua vita e, quindi, si era fatto assumere da Eugenio come domestico, prima a Parigi e poi ad Aix. Fratello Mauro era più che un domestico, viveva e pregava con Eugenio e avrebbe dato al giovane prete diocesano una vera comprensione della vita religiosa. Dopo la caduta di Napoleone, poté tornare nel suo Ordine e lasciare Aix il 18 settembre 1815. La vigilia della sua partenza, si congedò dai membri della Congregazione dei Giovani di cui aveva, con Eugenio, condiviso le attività fin dall’inizio.

Nel suo discorso il Direttore non ha mancato di far notare ai soci, divenuti ora suoi confratelli, tutti i vantaggi che essi avrebbero ricavato dalla comunione di preghiere e di meriti che, ormai, si sarebbe istituita tra di loro e questo santo religioso che dal fondo della sua solitudine e nel silenzio della notte, avrebbe, in qualche modo, vegliato su di loro, ottenendo loro la grazia della perseveranza, dono inapprezzabile da non potersi meritare e per cui non ci sarebbero, in cielo e in terra, abbastanza intercessori.

Diario della Congregazione della Gioventù, 17settembre 1815, E.O. XVI

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OGNI VOLTA CHE LO INCONTRO TRATTENGO CON QUALCHE STORIA DI MORTE IMPROVVISA

La Poire, soprannome del marchese Boniface de Périer, era un amico d’infanzia del padre di Eugenio. In questo stralcio di una lettera di Eugenio a suo padre, intravediamo il senso dell’umorismo  di Eugenio. Posso immaginarlo che sorride quando descrive i suoi tentativi di convertire La Poire, ma “terrorizzandolo”, sapendo bene ciò che faceva.

 Quello che mi dite di La Poire esattissimo. Perciò non vi avevo chiesto per lui una lettera di convenevoli, ma per la vostra situazione di affari con lui. Quanto mi avete fatto notare mi basta: lo metterò al corrente. Tutti lo conoscono come un uomo egoista al cento per cento: lo compiango, tanto più che pensa poco alla sua salvezza. Ne sono tanto più contristato perché, verosimilmente, sarà sorpreso dalla morte di cui ha una paura terribile e, allo stesso tempo, ridicola. Lo vedo raramente perché ho troppo da fare per vederlo spesso. Ma, per il bene della sua anima, ogni volta che l’incontro gli do notizia di qualche morte improvvisa; è per tentare di fargli decidere di ritornare sinceramente a Dio che finirà con lo stancarsi delle sue resistenze…

Lettera a Charles Antoine de Mazenod, 15 settembre 1815, E.O. XV n. 134

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IL CONSIGLIO CHE VI DO NON E’ DIFFICILE DA SEGUIRE E, ANCHE SE TROVASTE CHE LO E’, PENSO CHE DOVRESTE FARE UNO SFORZO

A settembre 1815, il giovane Léon-Jules Saboulin,  di 14 anni e membro della Congregazione dei giovani di Eugenio, gli scrive dal luogo, lontano da Aix, in cui aveva passato l’estate. L’estratto di questa lettera è interessante perché fa vedere la presa di coscienza delle attività che le Congregazione della gioventù avevano suscitato in lui (Léon Saboulin, più tardi, è diventato oblato).

«Credo di non poter iniziare meglio la mia lettera senza dar lode a Colui al quale ogni lode è dovuta. Ieri, guardando le stelle, ammirando la bellezza e l’immensità del cielo, pensavo a quale dev’essere la potenza del loro creatore a cui una sola parola era bastata per crearli… Impossibile non sentirmi triste al pensiero di trovarmi lontano da un direttore e da una Congregazione per me così utili. Quanto sarà lungo il mio esilio! Credo di poter chiamare, a ragione, mia patria, non certo carnale ma spirituale, la Congregazione dove ho cominciato a godere la vera felicità!…».

La risposta di Eugenio fa vedere il calore delle sue relazioni con i membri della Congregazione e la sua preoccupazione di formarli attraverso i consigli che dà loro:

Profitta del poco tempo che puoi passare in campagna per riposare e fortificare il tuo corpo perché possa servirti bene nei lavori a cui presto dovrai dedicarti con rinnovato ardore. Durante le vacanze studia, ma come se fosse per te uno svago; ogni cosa a suo tempo: per ora è necessario allentare l’arco perché scocchi la freccia più lontano quando sarà il momento di farlo. Il consiglio che ti do non è difficile da praticare; ma, anche se dovesse costarti, penso che dovresti fare uno sforzo per seguirlo.
Addio, amico carissimo, ti abbraccio di gran cuore insieme ai tuoi fratelli, perché vi voglio bene tutti (ed. i fratelli Alfonso e Vittorio morranno santamente di lì a poco mentre Leon, divenuto sacerdote diocesano, nel 1853 entrò nella congregazione degli Oblati).
I soci della congregazione ti ringraziano per il gentile ricordo e vi salutano. Qui tutto bene, come al solito, grazie a Dio che ci protegge. Prega per noi come noi preghiamo per te: torna presto fra noi sano e santo. Sai che io ti sono amico per sempre.
Eugenio de Mazenod

Lettera a Léon-Jules de Saboulin, congregazionista, 9 settembre 1815, E.O., XV, n.133

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INVECE DI NUOCERE AL SUCCESSO DEI LORO STUDI, LA PIETA DI CUI DANNO PROVA I MEMBRI DELLA CONGREGAZIONE, LI AIUTA A COMPIERE TUTTI I LORO DOVERI

Seguendo l’ordine cronologico degli scritti di Eugenio, arriviamo, oggi, alla distribuzione dei premi del collegio in cui studiavano numerosi membri della Congregazione della gioventù. La fierezza paterna di Eugenio, per quanto riguarda i risultati della “sua” gioventù, scoppia in tutte le parole che scrive:

I premi oggi riportati dai membri della Congregazione saranno una prova inoppugnabile che la pietà di cui fanno professione, ben lungi dal nuocere ai progressi negli studi è per essi un mezzo molto potente per compiere bene i loro doveri. L’avevamo garantito a quanti erano tentati di dubitarne. Ci se ne era accorti già all’interno delle famiglie e nella condotta giornaliera degli associati; ma oggi la prova era sotto gli occhi di tutta la città e tutta la città ha battuto le mani festosamente quando nella distribuzione dei premi, avvenuta solennemente nella chiesa del collegio, si è dovuto ammettere che i congregazionisti erano quelli che avevano lavorato di più e più costantemente nel corso dell’anno.
In effetti hanno riportato il premio di eccellenza in tutte le classi, dalla retorica fino alla sesta. Ancora, non si sono contentati di questo premio, certo il più prezioso di tutti, essendo il compenso dell’applicazione e della riuscita del lavoro di tutto l’anno; ma ne hanno meritati anche altri rispettabilissimi.
Non possiamo negarci il piacere di trascrivere i nomi di coloro che han meritato di essere premiati dal primo magistrato della città, onorando così la Congregazione alla quale senza dubbio, devono in gran parte i loro successi e i loro trionfi (segue una pagina intera di nomi tra cui figurano futuri novizi OMI)

Diario della Congregazione della Gioventù, 26 agosto 1815, E.O. XVI

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NON POTENDO SERVIRE IL MIO RE CON UNA SPADA, DEVO SERVIRLO CON TUTTI I MEZZI CHE IL MIO MINISTERO MI DA

Dopo la rivoluzione la monarchia, nuovamente restaurata, ridiede il suo posto alla religione. In queste circostanze Eugenio, quindi, ha potuto lavorare liberamente con la gioventù di Aix e creare un gruppo di missionari che predicavano il ristabilimento della religione in Francia. Il primo marzo 1815, però, Napoleone fuggì dal suo esilio dell’isola d’Elba e ristabilì il suo potere, dopo il periodo conosciuto come “i cento giorni”. Questo avvenimento ha preoccupato molto Eugenio che vi ha visto un serio pericolo per i suoi desideri di rinnovamento religioso, come anche una minaccia per il suo lavoro con i giovani.

Come uomo d’azione, rende partecipe il padre della sua reazione (in nessun caso sapeva restare spettatore). Offrì dunque i suoi servizi come cappellano del duca di Angoulême che, alla testa di alcune truppe regolari, aveva cercato di sollevare una certa opposizione ai soldati rimasti fedeli a Napoleone.

 …Qualsiasi orribile opinione avessi della specie umana, mai avrei osato supporre che la sua depravazione raggiunse il punto in cui la vediamo. Che nazione la nostra! Con la fede, ha perso ogni sentimento dell’onore, di probità, ecc. Gli uni tradiscono apertamente la causa più santa ; si servono dei loro giuramenti solo per ingannare meglio un principe troppo generoso che aveva colmato questi perfidi di grazie e di benefici…
L’egoismo ha seccato tutto, non c’è più onore nazionale tanto quanto non c’è religione. Popolo esecrabile ! Bisogna, tuttavia, essere giusti ; qui il crimine è dell’esercito più che quello della nazione. Nelle nostre contrade, come in parecchie altre province, ci si comporta bene.
Ho solo il tempo di assicurarvi che stiamo bene, che sono l’uomo più tranquillo e che si allarma di meno. La mia difucia nella Provvidenza è senza limiti. Ho scritto al signor duca di Angoulême per offrirgli i miei servizi per la sua armata. Non ho ancora una risposta, forse non ne avrò mai; ma avrò fatto il moi dovere che mi obbligava a questo atto di dedizione. Non potendo servire il mio re con la spada, lo devo servire con tutti i mezzi che il mio ministero mi dà.

Lettera a Charles Antoine de Mazenod, 26 marzo 1815, E.O. XV n. 132

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LA CONGREGAZIONE DEI GIOVANI : UNA FAMIGLIA NELLA VITA E NELLA MORTE

La descrizione, fatta da Eugenio, dei funerali del membro, di 13 anni, della Congregazione dei giovani, fa vedere come ne siano stati i suoi membri a prendere la responsabilità di questi funerali come anche quella delle preghiere, il giorno dopo il decesso, e questo in modo molto serio.

Il Signore ha chiamato a sé, ieri alle 6 di sera, Victor Joseph Antoine Chabot. Tutti i soci sono stati informati immediatamente perché si affrettino ad accordargli i loro suffragi; allo stesso tempo, sono stati invitati alle esequie che dovevano aver luogo oggi. Ci si è radunati nella chiesa della Maddalena. il Direttore si è unito al parroco e ai viceparroci della parrocchia e ha recitato l’Ufficio.
Tutti insieme ci siamo recati alla casa del defunto. Le 13 candele, che si mettono attorno al corpo, sono state consegnate ai dignitari che, nel corteo; si sono messi immediatamente dopo l’ufficiante, presso il cadavere che era circondato da loro e seguito da tutti i membri della Congregazione, compresi i probandi e i postulanti. Dopo che le spoglie mortali del defunto sono state deposte al cimitero, è stato consegnato a ogni associato l’aspersorio e prima che la terra ricoprisse quel corpo che, tenuto conto della sua giovane età, avrebbe potuto ripromettersi una durata più lunga, e fosse fatto sparire per sempre dalla faccia della terra, il Direttore ha detto qualche parola dettata dalla circostanza.
Da ultimo i soci in ginocchio hanno recitato il De profundis e subito dopo si sono trasferiti nella cappella della Congregazione per la recita dei Vespri dei defunti. Per il primo giovedì libero è stata fissata la Messa di Requiem con l’ufficio che dev’essere recitato nella Congregazione: il 13 di questo mese. Frattanto, secondo il regolamento, ogni socio farà una comunione per il riposo dell’anima del defunto, applicando al medesimo scopo tutte le indulgenze che potrà lucrare durante il novenario che seguirà la morte

Diario della Congregazione della Gioventù, 1 aprile 1815, E.O. XVI

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L’ ACCOMPAGNAMENTO DEI MORENTI

Il giovane membro della Congregazione visse ancora un mese. In qeusto periodo Eugenio lo visitava frequentemente. Yvon Beaudoin racconta:

“Durante il suo primo anno di sacerdozio, Eugenio accompagnava gli ultimi istanti dei malati, che lo domandavano, in fase terminale.  Fortunato de Mazenod scrive, il primo gennaio 1819, al padre del fondatore:

Sapete, non lascia un solo istante le anime, che si sono confidate a lui, quando sono in pericolo di morte”

APR FB 1-7

Eugenio scrive nel suo diario:

Il socio che ha fatto la prima comunione per viatico nel mese passato è giunto agli estremi: i soci si sono riuniti nella chiesa della Maddalena. Quando la campana ha sonato la sua agonia, il Direttore, in conformità all’articolo del regolamento, ha recitato personalmente le preghiere degli agonizzanti: sappiamo che non abbandona mai il morente al cui capezzale si reca cinque o sei volte al giorno, spesso accompagnato da alcuni associati che son ben contenti di compiere questo atto di carità.

Diario della Congregazione della Gioventù, 30 marzo 1815, E.O. XVI

Si ricorda a tutti come questa pratica l’aveva quasi portato alla morte, l’anno prima, quando accompagnava i prigionieri austriaci sofferenti di tifo

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COME UNA TENERA MADRE, NON HA TRASCURATO NULLA PER AIUTARE CON TUTTA LA SUA FORZA I CARI FIGLI CHE HA FORMATO ALLA PIETA

Eugenio pensava che la Congregazione dei Giovani doveva avere, nella vita dei suoi membri, il ruolo di una madre. La Congregazione esisteva per aiutare i giovani a svilupparsi nella loro umanità, a diventare cristiani e a formarsi sul cammino della santità. La Congregazione doveva essere una famiglia i cui membri sarebbero stati uniti nella vita attraverso i leganmi più stretti possibile e doveva essere lo strumento della salvezza di ciascuno. (Quando, dopo, ha formato gli Oblati, Eugenio attendeva dalla Congregazione dei missionari questo stesso ruolo di madre amorevole).

Sono stupito dal vedere come questo ideale era pregnante nello spirito della gioventù. Gli inizi del diario sulla malattia e la morte di uno dei suoi membri, è un buon esempio per far vedere fino a che punto questo spirito era radicato in loro:

Questo sarà un giorno memorabile nella Congregazione. E’ la prima volta che si è vista la morte minacciare un nostro socio. Disgraziatamente è più che certo che non mollerà la sua preda. La malattia che ha colpito il nostro giovane confratello non lascia alcuna speranza. E’ condannato e tra poco ci sarà tolto. La carità della Congregazione è statam in questa triste circostanza, all’altezza dei suoi doveri. Come una tenera madre non ha trascurato nulla per aiutare con tutti i mezzi il figlio caro che aveva formato alla pietà. La sola consolazione che può ripromettersi è sperare che le sue cure non siano senza effetto per la salvezza eterna di colui che perderà.
Si tratta di Victor Joseph Antoine Chabot. Questo giovane, di circa 13 anni, era postulante da parecchi mesi, si stava preparando alla prima comunione che avrebbe fatto quest’anno, quando di botto una malattia mortale e incurabile è venuta ad avvertirlo che i suoi giorni erano contati e stava per giungere alla fine della vita. Il Direttore si è immediatamente interessato per prepararlo a fare prestissimo la sua prima e, purtroppo, verosimilmente anche la sua ultima comunione. Siccome il giovane ha fatto vedere ottime disposizioni si è fissato questo giorno per l’amministrazione al malato. È stato incaricato di questo ministero il Direttore, autorizzato dal parroco della Maddalena.
Uscendo dalle devozioni mattutine della Congregazione, tutti i dignitari, accompagnati dai membri effettivi e da alcuni probandi a cui è stato concesso di unirsi agli altri, sono andati nella sacrestia della parrocchia. Il sagrestano ha distribuito le lanterne ai membri della sezione dei grandi; il viceprefetto in assenza del prefetto ha preso una delle aste del baldacchino e il fratello del malato aveva l’altra. Ci si è incamminati in grande raccoglimento verso la casa dell’infermo.
Prima di amministrargli il santo Viatico il Direttore l’ha ammesso e accolto come membro della Congregazione, dopo che l’ammalato ha rinnovato le promesse battesimali. Con questo ha avuto il vantaggio di lucrare l’indulgenza plenaria concessa dal S. Padre il Papa a coloro che ricevono il Viatico dopo aver seguito fedelmente le pie pratiche dell’Associazione.
Già da diversi giorni era stato imposto a tutti i soci di fare quotidianamente una preghiera per il malato, preghiera che sarà protratta finché durerà il pericolo di morte o fino a quando a Dio piacerà di disporre della sua vita. Il Direttore dice, giornalmente una preghiera per lui alla Santa Messa. Non bisogna dimenticare, per l’edificazione dei futuri soci, che il malato ha ricevuto i sacramenti con una commovente devozione: la sua rassegnazione alla volontà di Dio e la sua pazienza nelle sofferenze sono state perfette: sarebbe stato un gioiello per la nostra Congregazione, ne sarà il primo intercessore in cielo.

Diario della Congregazione della Gioventù, 26 febbraio 1815, E.O. XVI

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LA CONGREGAZIONE DEI GIOVANI HA COME SCOPO AIUTARE I SUOI MEMBRI A CONOSCERSI MEGLIO E A STRINGERE LEGAMI DI AMICIZIA

Eugenio finisce gli Esercizi Ignaziani nel tempo di natale, momento liturgico che sembra, secondo il suo diario, celebrare prioritariamente con i membri della Congregazione dei giovani. N effetti, questa si sviluppava e questo ministero della gioventù era ciò che si accaparrava la maggioranza del suo tempo e delle sue energie. Il numero aumentava e si decise di formare un nuovo gruppo, nella congregazione, per i giovani con più di 18 anni. Molti erano studenti d’università e certi alloggiavano nella casa dei Missionari di Aix.

Il numero degli associati (postulanti) è aumentato considerevolmente e fra quelli che si sono presentati parecchi sono di età matura. Il Direttore ha pensato opportuno costituire una sezione a parte che, oltre che partecipare alle riunioni generali per l’intera Congregazione, sarà invitata a una riunione particolare ogni 1 e 15 del mese. Ecco gli articoli di questa ggiunta fatta regolamento: «Gli associati che avranno compiuto i 18 anni costituiranno una sezione a parte chiamata prima sezione. Oltre alle riunioni generali e agli esercizi comuni alla Congregazione, a cui hanno diritto di assistere come tutti gli altri, avranno una riunione particolare il 1° e il 15 di ogni mese a cui potranno assistere quelli della loro età o di età superiore.
Il prefetto e il viceprefetto della Congregazione faranno parte di questa sezione qualsiasi sia la loro età. I prefetti e viceprefetti usciti di carica continueranno a far parte di questa sezione. Queste riunioni avranno un duplice scopo: serviranno ad avvicinare i membri che devono comporle e facilitare loro il modo di conoscersi meglio e di legarsi tra loro con una santa amicizia; in secondo luogo, saranno anche utili anche a riguardo della pietà perché inizieranno sempre con un breve incontro, guidato dal Direttore, su un argomento religioso. Se per l’assenza del Direttore o per altro motivo l’incontro non dovesse aver luogo, vi si supplirà con una mezz’ora di lettura presa da un qualsiasi libro di pietà

Diario della Congregazione della Gioventù, 20 febbraio 1815, E.O. XVI

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CONOSCE I MIEI BISOGNI, È MIO PADRE E UN PADRE ONNIPOTENTE

Nella sua meditazione Eugenio continua a pensare a Dio come un Padre che ama : nessun padre può amare quanto Lui. Più anziano, Eugenio parlava dell’amore paterno che provava per i suoi Oblati come di un riflesso dell’amore paterno di Dio.

Non c’è nulla di più logico di abbandonarmi interamente a Dio, sia nelle mie necessità come nelle mie iniziative. Conosce le mie necessità, ed è mio Padre e Padre onnipotente: il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. (Mt 6, 32). Egli regola tutto nell’universo: il più minuscolo insetto non si muove che per suo volere; ha detto lui stesso che i miei capelli sono contati: qual motivo dì fiducia per quanto riguarda la mia salvezza, anche per le cose che non la riguardano direttamente, ma che sono secondo la sua volontà! Sì, anche per i bisogni dell’esistenza, per la riuscita negli affari, per tutto insomma; la sua tenerezza ci penserà se la mia fiducia è illimitata. Mai un Padre tale.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n. 130

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