E PIACESSE A DIO CH’IO POTESSI FAR UDIRE LA MIA VOCE NELLE QUATTRO PARTI DEL MONDO PER SCUOTERE TANTI INSENSATI DAL LORO SONNO FATALE CHE LI PORTA ALLA ROVINA

Eugenio continua la sua omelia presentando l’indifferenza della società post-rivoluzionaria nei confronti di Dio e invita “voi, poveri di Gesù Cristo” presenti nella Maddalena a venire ad ascoltare le parole che potranno illuminarli.

Interrogate la folla che incalza affannosamente sulle pubbliche piazze, chiedete a ciascuno che sta facendo, dove va, di che cosa s’interessa…
  • Uno risponderà di occuparsi di un processo il cui esito deciderà del suo patrimonio e corre da giudici e avvocati perché si sbrighino…;
  • un altro si affretta a risolvere una questione importantissima…;
  • per un altro lavori urgenti esigono la sua presenza in campagna dove deve correre in tutta fretta;
  • un altro ancora rumina in mente sua progetti finanziari, interessi, ambizioni che gli assicureranno…;
  • forse troverete alcuni costretti a dirvi che corrono all’impazzata verso l’oggetto delle loro infami passioni.
Non uno solo, dico uno solo, che potrà rispondervi che il suo pensiero corre alle verità eterne e lì tendono le sue riflessioni e le sue ricerche. Desolatione desolata est terra (Gr 12, 11). Che cecità! Che pazzia! Intanto i giorni passano, gli anni incalzano, la morte è lì!
Allora le illusioni cadono, ma non c’è più il tempo per rifare una vita intera passata alla ricerca di vanità deperibili che è giocoforza lasciare; è troppo tardi per accumulare un tesoro imperituro di gloria e di felicità.
Perciò, chiunque voi siate, venite con assiduità ad ascoltare istruzioni che devono aprirvi gli occhi su tanti errori funesti e illuminarvi sui vostri unici veri interessi. Venite soprattutto voi, poveri di Gesù Cristo; e piacesse a Dio ch’io potessi far udire la mia voce nelle quattro parti del mondo per scuotere tanti insensati dal loro sonno fatale che li porta alla rovina!

Note per le istruzioni della Quaresima nella chiesa della Maddalena, marzo 1813, E.O. XV n. 114

Posted in PREDICHE | Tagged , | Leave a comment

I POVERI SONO STATI EVANGELIZZATI, PAUPERES EVANGELIZANTUR

L’omelia più famosa e meglio conosciuta di Eugenio ( di cui conserviamo gli appunti preparatori) è  proprio la prima. Nelle parole di apertura, Eugenio spiega le motivazioni che lo spingono a predicare in provenzale durante la Quaresima.

Durante questo sacro tempo di Quaresima ci saranno molte istruzioni per i ricchi, per coloro che hanno avuto un istruzione… E non ce ne saranno per i poveri e gl’ignoranti? L’amore del Pastore ha provveduto; quale colpa non approfittarne!
(Far loro ammettere che non ci capiscono granché dei discorsi ben elaborati, specialmente quando ci si esprime in francese).
Eppure il vangelo dev’essere annunziato a tutti gli uomini in maniera che sia compreso.
I poveri, porzione eletta della famiglia cristiana, non possono essere lasciati nella loro ignoranza.
Il nostro divin Salvatore li teneva in tal conto da prendersi cura egli stesso di istruirli e vedeva una prova della sua divina missione nel fatto che i poveri venivano istruiti: pauperes evangelizantur.

Note per le istruzioni della Quaresima nella chiesa della Maddalena, marzo 1813, E.O. XV n. 114

Posted in PREDICHE | Tagged , | Leave a comment

QUANDO SALGO SUL PULPITO… NON DIMENTICO DI CHIEDERE AL MAESTRO QUI PRESENTE DI ESSERE LUI STESSO A PARLARE ATTRAVERSO LE MIE LABBRA

La prima attività annotata di p. De Mazenod nel 1813 è la sua serie di omelie quaresimali fatte in provenzale nella Chiesa della Maddalena. Qui di seguito leggiamo come racconta del successo di questa iniziativa al suo amico, Charles Forbin Janson

Durante le domeniche di Quaresima ho predicato in provenzale alle 6 del mattino nella chiesa della Maddalena per istruzione del popolino. Come puoi immaginare, la curiosità attrasse gente più qualificata; ma costoro e la classe bassa che avevo particolarmente di mira accorrevano con tanta sollecitudine da poter supporre che il Signore ne sia stato glorificato. Quando penso all’estrema facilità nell’esprimermi in questa lingua da me poco usata, non avendo soggiornato a lungo in questi luoghi, son tentato di credere a una sorta di miracolo. Ma non c’è da meravigliarsi al pensiero che salivo sul pulpito appena sceso dall’altare, e tu puoi supporre quanto supplicassi il divin Maestro perché parlasse lui per bocca mia. Il fatto è che al sabato sera mentre riflettevo su quanto avevo da dire mi era capitato di non riuscire a spiccicare in provenzale quattro parole di seguito.

Lettera a Forbin Janson, il  9 aprile 1813, E.O. XV n. 116

Posted in lettere | Tagged , | Leave a comment

LA MIA UNICA E COMPLETA AMBIZIONE ERA CONSACRARMI AL SERVIZIO DEI POVERI E DEI GIOVANI

Eugenio continua le sue riflessioni del 1839 sulla sua vocazione. Avendo parlato del motto e dello stemma che aveva disegnato quando era in seminario, con la Croce e la corona di spine sulle insegne capovolte del potere e dello status, continua dicendo:

… Ecco il vero segreto della mia vocazione Per questo ho risposto al vescovo di Metz che tutta la mia ambizione era consacrarmi al servizio dei poveri e dell’infanzia. Così ho svolto i miei primi lavori nelle prigioni ed il mio apprendistato fu attorniarmi di ragazzi che istruivo. Ne ho formato un grande numero alla virtù. Ne ho visto anche 280 raggruppati attorno a me e quelli che, ancora oggi, rimangono fedeli ai principi che ho avuto la felicità di inculcare loro e onorano la loro fede nella Società o nel santuario, sosterranno, ad Aix come negli altri posti dove sono dispersi, la reputazione che giustamente questa Congregazione si era acquistata fino a quando ho potuto prodigargli le mie cure.
Ebbene, questo doppio ministero contribuì a sostenermi nelle mie illusioni. Tra questi poveri prigionieri, che aiutavo spiritualmente e materialmente, e tra questi ragazzi, che mi consideravano loro padre, ho trovato solo anime riconoscenti, cuori pieni di affetto che rispondevano perfettamente alla tenera carità che provavo per loro. Mi amavano tanto che parecchie madri mi dicevano che non potevano esserne gelose perché questo sentimenti dei loro ragazzi provava la bontà dei loro figli, ma che, in verità, mi amavano più di loro che ne erano le madri.

Diario del 31 marzo 1839, E.O. XX

Posted in diario | Tagged , , | Leave a comment

UNA CROCE DI LEGNO E UNA CORONA DI SPINE SONO POSTE SULLE SUO STEMMA DI FAMIGLIA

Nel suo diario del 1839, Eugenio continua a riflettere sulla sua vocazione. Come esponente “dell’alta società” di Aix, avrebbe potuto aspirare ad una posizione importante all’interno della diocesi, considerato che suo padre era stato il Presidente de Mazenod della Corte dei Conti. Quando era seminarista Eugenio prese lo stemma di suo padre [suo mortier che era un copricapo di velluto che permetteva di riconoscere i giudici della corte dei conti e andava messo sul suo vestito presidenziale], lo capovolse  e mise al di sopra di questo simbolo di potere la Croce e la corona di spine. Già in questo momento appare chiaro il ruolo che il simbolo della Croce avrà nella vita del fondatore.

E’ stato sempre questo sentimento a determinare la mia scelta quando, ritornando ad Aix, il vescovo di Metz, allora amministratore della diocesi, mi chiese cosa volessi fare. Non ci fu neanche un cappello della mia testa che pensasse di far prevalere la mia posizione sociale per far intravedere pretese che tutti, allora, avrebbero trovato ragionevoli: Ho preferito essere messo da parte nella casa del mio Dio, era il mio motto.
Era scritto in un piccolo disegno che feci fare in seminario e che esprime perfettamente il segreto del mio cuore. Il mio stemma messo sotto il mantello di presidente o tocco di mio padre staccato e gettato con negligenza su un banco di pietra, il tocco e la corona rovesciate; una croce di legno e una corona di spine che sovrastano al posto di questi ornamenti ai quali testimoniavo di rinunciare calpestandoli, per così dire, con i piedi. Ecco il vero segreto della mia vocazione.

Diario del 31 marzo 1839, E.O. XX

Posted in diario | Tagged | Leave a comment

CHIAMATO A DEDICARE ME STESSO AL SERVIZIO E PER LA FELICITÀ DEL MIO PROSSIMO, CHE AMO ALLO STESSO MODO IN CUI GESÙ CRISTO AMÒ GLI UOMINI

Ventotto anni dopo la sua ordinazione sacerdotale, Eugenio riflette sulle circostanze e sullo spirito con cui iniziò a vivere la sua vocazione. Lo legge sempre alla luce dell’esperienza della conversione, quando divenne consapevole dell’amore di Dio per lui. Di conseguenza la sua principale occupazione era “amarLo” e “ la sua principale preoccupazione che Egli fosse amato”.

I primi anni nella carriera che, dalla mia tenera età, il buon Dio aveva fatto la grazia di ispirarmi, furono diretti da questo sentimento predominante della mia anima. Al venerabile pontefice che mi consacrò prete ho opposto un rifiuto alla domanda di rimanere con lui, come vicario generale ed amico; espressione che si degnò di usare quando mi fece questa proposta.
Il santo giorno del Natale del 1811, giorno per me memorabile perché è quello in cui mi fu dato di offrire per la prima volta il Santo Sacrificio dei nostri altari, rifiutai di accettare un segno così toccante della sua bontà per non essere distolto dalla mia vocazione che mi chiamava a dedicarmi al servizio e alla felicità del mio prossimo che amavo dell’amore di Gesù Cristo per gli uomini

Diario del 31 marzo 1839, E.O. XX

Posted in diario | Tagged , | Leave a comment

LA MIA PRINCIPALE OCCUPAZIONE SARÀ AMARLO E LA MIA PRINCIPALE PREOCCUPAZIONE CHE EGLI SIA AMATO

Dopo il suo ritorno ad Aix, Eugenio, giovane sacerdote, vive a casa di sua madre, insieme a fratello Maur ( monaco trappista il cui monastero era stato distrutto durante la rivoluzione). Alcuni mesi dopo il suo arrivo, partì per il suo ritiro annuale. Come sottolinea nel suo programma di meditazione, il nucleo del suo approccio alle persone come prete sarà questo: condurre gli altri a vivere la sua stessa esperienza di sentirsi amati da Dio e di riamarlo in cambio. Gli avvenimenti del resto della sua vita mostrano che rimarrà fedele a questo idealo fino alla fine.

Considererò Gesù, mio amore, nella sua incarnazione, nella sua vita nascosta, nella sua missione, nella sua passione e morte; ma specialmente nel suo Sacramento e nel suo Sacrificio.
La mia occupazione principale sarà amarlo, la mia cura più grande farlo amare. Impiegherò tutte le mie risorse, il mio tempo, tutte le mie forze a questo scopo e quando dopo molte fatiche fossi riuscito a risvegliare un solo atto di amore per un si buon Maestro, mi riterrò ripagato abbondantemente.

Note di ritiro, dicembre 1812, E.O. XV n. 109

Posted in note di ritiro | Tagged , , | Leave a comment

UN CONTESTO NEGATIVO EVIDENZIA UNA VOCAZIONE POSITIVA

Eugenio non si era accontentato di lamentarsi sulle condizioni del Clero: aveva pensato infatti che la fondazione della Congregazione sarebbe stata una concreta risposta a questa situazione. La terza parte della nostra prima Regola (quella del 1818), nel contesto dell’esposizione dei fini della Congregazione degli Oblati, è infatti intitolata: “Riforma del clero”.

Articolo 1:«Finalmente un fine non meno importante del loro istituto al quale si sforzeranno di arrivare con lo stesso zelo del fine principale, è di riformare il clero e di riparare per quanto possono al male che hanno fatto e che ancora fanno i sacerdoti cattivi che devastano la Chiesa attraverso la loro indifferenza, la loro avarizia, le loro impurità, i loro sacrilegi, i loro crimini e misfatti di ogni genere”
Articolo 2. All’inizio, a causa della loro giovinezza, i missionari non potranno intraprendere che indirettamente la cura di questa piaga profonda, con le loro delicate sollecitazioni , le loro preghiere e i loro buoni esempi; ma fra qualche anno, se Dio vuole, affronteranno decisamente [oppure attaccheranno frontalmente] tutti questi vizi orribili: porteranno la sonda, il ferro e il fuoco su questo cancro vergognoso che divora tutto nella Chiesa di Gesù Cristo.
Articolo 3: Di conseguenza, loro predicheranno si ritiri ai preti e la Missione sarà un rifugio che le accoglie sempre cordialmente, come una piscina che dà salute- dove queste persone ammalate putride e suppurando verràno a pulirsi e cominciare una vita nuova di penitenza e riparazione

È a questo punto che Eugenio si esalta e scrive il suo appassionato “Nota Bene”, un testo che definisce la bellezza della vocazione oblata: uomini chiamati a contrastare i mali nella Chiesa con la loro vocazione apostolica.

Quale fine più sublime di quello del loro Istituto? Il loro fondatore è Gesù Cristo, lo stesso Figlio di Dio; i loro primi padri gli Apostoli. Sono chiamati ad essere i cooperatori del Salvatore, i corredentori del genere umano; e anche se per il momento devono limitare il loro zelo ai poveri delle nostre campagne, considerato il loro attuale piccolo numero e i bisogni più pressanti della gente che li circonda, la loro ambizione deve abbracciare, nei suoi santi desideri, l’immensa distesa di tutta la terra.
La Chiesa, splendida eredità del Salvatore, da Lui acquistata a prezzo del suo sangue, è oggi devastata crudelmente…

Dal Nota Bene (Regola dell’1818)

Nel 1823 il “Nota Bene” fu distinto dal terzo capitolo e posto all’inizio della Regola, con il titolo di “Prefazio”.

Posted in Regola | Tagged , , | Leave a comment

PERCHÉ EUGENIO SI ESPRIME IN MODO COSÌ FORTE SULLA QUALITÀ DEL CLERO?

Padre Bill Woestman ci chiarisce il contesto necessario a comprendere il duro linguaggio di Eugenio e l’urgenza che sente di avere dei buoni preti in una Chiesta che vede in crisi. Egli scrive:…

Per comprendere bene il pensiero di Eugenio de Mazenod, bisogna ricordarsi della situazione religiosa in Francia ai suoi tempi. Durante la Rivoluzione (1789-1799)
  • tutte le comunità religiose maschili e femminili erano state soppresse;
  • le loro case e le loro chiese erano state distrutte o utilizzate per fini profani;
  • il clero diocesano era stato perseguitato – condannato a morte, imprigionato, costretto all’esilio o alla clandestinità –
  • e tutti i seminari erano stati chiusi per molti anni.
Gli effetti di questa situazione si sono fatti sentire per molto tempo dopo che la persecuzione aperta era finita. Il numero dei preti attivi fra il 1809 e il 1815 era caduto da 31.870 a 25.874.

Questo è il contesto nel quale furono fondati gli Oblati e questo spiega in un qualche modo l’urgenza che Eugenio sentiva quando voleva alleviare le sofferenze della Chiesa.

“Prêtres” nel Dictionnaire des valeurs oblats

Posted in Uncategorized | Tagged | Leave a comment

EUGENIO CONTINUA A RIFLETTERE SUL COME CONTRASTARE LE RIPERCUSSIONI DELLE AZIONI DI CATTIVI PRETI

La Chiesa, splendida eredità del Salvatore, da Lui acquistata a prezzo del suo sangue, è oggi devastata crudelmente…
… E’ vero che da un secolo ormai, attraverso tattiche diaboliche, si è tentato di minare le fondamenta della religione nel cuore e nella mente della gente. E’ vero anche che la Rivoluzione Francese ha offerto un contributo straordinario all’avanzamento di quest’opera iniqua. Tuttavia, se il clero fosse rimasto costantemente ciò che non avrebbe mai dovuto cessare di essere, la religione sarebbe rimasta in piedi, e non solo avrebbe resistito a questo terribile urto, ma avrebbe trionfato su tutti quegli attacchi e sarebbe uscita dal combattimento ancor più bella e gloriosa.

La sua ricetta per il Clero è di continuare a essere “fermamente quello che non avrebbe mai dovuto smettere di essere”.

Che cosa fece Nostro Signore Gesù Cristo? Scelse alcuni apostoli e discepoli, li formò alla pietà, li riempì del suo Spirito, e dopo averli formati alla sua scuola e alla pratica di tutte le virtù, li mandò alla conquista del mondo, che presto avrebbero sottomesso alle sue sante leggi.
Che cosa dobbiamo fare a nostra volta per riconquistare a Gesù Cristo tante anime che hanno scosso il suo giogo? Lavorare seriamente a diventare santi; camminare coraggiosamente sulle orme di tanti apostoli che ci hanno lasciato esempi così belli di virtù nell’esercizio di un ministero al quale, come loro, siamo chiamati; rinunciare interamente a noi stessi; mirare unicamente alla gloria di Dio, all’edificazione della Chiesa, alla salvezza delle anime; rinnovarci incessantemente nello spirito della nostra vocazione; vivere in uno stato abituale di abnegazione e in una costante volontà di giungere alla perfezione, lavorando senza sosta a diventare umili, miti, obbedienti, amanti della povertà, penitenti, mortificati, distaccati dal mondo e dai parenti, pieni di zelo, pronti a sacrificare i nostri beni, i talenti, il riposo, le nostre persone e la nostra vita per amore di Gesù Cristo, per il servizio della Chiesa e per la santificazione del prossimo; quindi, pieni di fiducia in Dio, entrare nella lotta e combattere fino all’estinzione per la maggior gloria di Dio.

Dal Nota Bene (Regola dell’1818)

Posted in Regola | Tagged , , , , | Leave a comment