DOBBIAMO DISTOGLIERE IL NOSTRO CUORE DA TUTTO CIÃ’ CHE CI ALLONTANA DAL NOSTRO OBIETTIVO

Un rinnovato impegno ad evitare tutto ciò che avrebbe portato Eugenio lontano dal perseguimento dell’obiettivo della sua vita, vivere per Dio solo.

Ho ritenuto questo pensiero di p. Neveu che non c’è una creatura che, presa in se stessa, non dia all’uomo un motivo una ragione per conoscere Dio, un motivo per amarlo ed un mezzo per servirlo.
Il peccato originale ha turbato questo bell’ordine, l’ha rovesciato. Per ristabilirlo bisogna assolutamente tagliare tutto ciò che ci impedisce di tendere al nostro fine, tutto ciò che è criminale. Bisogna staccare il nostro cuore da ciò che ci può allontanare dal nostro fine, cioè da tutto ciò che è pericoloso, per quanto possa essere gradevole.
Insomma bisogna abbracciare tutto ciò che ci porta al nostro fine per quanto disgustoso possa essere.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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QUALE OCCUPAZIONE PIU’ GLORIOSA CHE AGIRE IN TUTTO E PER TUTTO SOLO PER DIO

Il punto centrale dell’esperienza di conversione di Eugenio è la sua decisione definitiva di vivere “per Dio solo”. Guardando al resto della sua vita si vede come, in effetti, tale decisione sia stata il centro di tutto. La sua canonizzazione del 1995 è stato il riconoscimento che effettivamente Eugenio ha speso la vita “tutto per Dio” in modo eroico.

Fortunato, mille volte fortunato se questo Padre buono, nonostante la mia indegnità, ha voluto effondere su di me le ricchezze della sua misericordia! Purché riesca a ricuperare il tempo perduto impiegandolo in un amore continuamente rinnovato, in modo che tutti i miei pensieri e le mie azioni siano diretti unicamente a quest’unico fine. Quale occupazione più onorifica che agire in tutto e per tutto solo per lui, amarlo sopra ogni cosa e amarlo tanto più intensamente che ho cominciato a farlo troppo tardi.
Questo significherebbe cominciare da qui la vita beata del paradiso. È questa la maniera autentica di glorificarlo come lui desidera.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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HO CERCATO LA FELICITÀ LONTANO DA DIO

Eugenio descrive la sua esperienza del venerdì santo sette anni dopo. Durante questo tempo ha studiato nel seminario, è stato ordinato e ha operato 3 anni di ministero. Il ricordo dell’evento è ancora fortissimo per lui – e per raccontare il nocciolo dell’esperienza utilizza la terminologia di Sant’Agostino.

A che serve spiegarmi di più? Potrei mai descrivere quel che provai allora? Il solo ricordo mi riempie l’animo di una dolce soddisfazione.
 Ho dunque cercato la felicità lontano da Dio, ma fuori di lui non ho trovato altro che dolore e amarezza.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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LA MIA ANIMA NON ERA STATA MAI COSI’ SODDISFATTA, NON AVEVO MAI PROVATO UNA FELICITA’ SIMILE

All’inizio le lacrime di Eugenio erano state provocate dalla consapevolezza di trovarsi nel peccato. In nessun punto spiega quale fosse questo “peccato mortale”, ma il contesto suggerisce che fosse più che altro il comprendere che aveva indirizzato la sua vita nella direzione sbagliata, lontano da Dio.

L’esperienza  raggiunge il suo apice nel momento in cui le lacrime di tristezza si trasformano in lacrime di serenità e di gioia. Non era stato punito per essere un peccatore ma gli era stata data la grazia per convertirsi e iniziare a orientare la sua vita verso Dio.

Mi sentivo in stato di peccato mortale e proprio questo muoveva il mio dolore; ma allora e in altre circostanze potei notare una grande differenza, perché mai la mia anima rimase più soddisfatta, mai ebbe a sperimentare una maggiore felicità perché in quel profluvio di lacrime, nonostante l’intimo dolore meglio a causa di quel dolore, la mia anima saliva verso il suo fine ultimo, verso Dio, unico bene di cui sentiva così vivamente la perdita.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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POTRO’ MAI DIMENTICARE QUELLE LACRIME AMARE CHE LA VISTA DELLA CROCE FACEVA SGORGARE DAI MIEI OCCHI UN VENERDI’ SANTO?

L’esperienza che cambia la vita di Eugenio, quel venerdì santo appunto, è segnata da un pianto incontrollabile. Ci troviamo davanti a scene simili in molti dei momenti religiosi più importanti della vita di Eugenio (spesso quando celebra la messa). Sono simbolo di una profonda esperienza di Dio.

Posso mai dimenticare le lacrime amare che la visione della croce fece scorrere dai miei occhi un venerdì santo!
Venivano dal profondo del cuore senza che potessi frenarle: erano troppo abbondanti perché potessi nasconderle a coloro che come me assistevano alla commovente funzione.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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HO CERCATO LA FELICITA’ LONTANO DA DIO E SONO STATO A LUNGO INFELICE

Nella seconda meditazione del suo ritiro, Eugenio riflette sullo scopo dell’esistenza umana e su come si possa raggiungere questo obiettivo. Per anni ha cercato la felicità lontano da ciò’, ed ‘e stata necessaria l’esperienza della Croce, su cui fissa lo sguardo un venerdì santo, a fargli capire tutto questo.

Ho cercato la felicità lontano da Dio e disgraziatamente per troppo tempo. Quante volte nella mia vita passata il mio cuore straziato e a pezzi si è levato verso quel Dio da cui si era sviato. Posso mai dimenticare le lacrime amare che la visione della croce fece scorrere dai miei occhi un venerdì santo!

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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I COMPLIMENTI MI LASCIANO INDIFFERENTE, ANZI LI TROVO ADDIRITTURA NOIOSI

Le riflessioni del ritiro di Eugenio lo portano ad esaminare la sua reazione al comportamento degli altri. Questo è uno di quei testi che si esita a pubblicare nel 21° secolo sebbene esso sia una parte naturale nel ritratto di una persona del 19° secolo! Al di là delle opinioni “politicamente scorrette”, il testo mostra come Eugenio si sentisse a disagio nei confronti dei complimenti esagerati.

Gli elogi delle donne o quelli del popolo non mi fanno nessuna impressione, anzi mi stancano pure. Il motivo è che li accordano solo indistintamente e senza discernimento.
Sono poco sensibile a quelli dei libertini, ecc., perché sono superficiali, poco sentiti, ecc. Questo potrebbe benissimo essere un effetto dell’orgoglio in me. Bisogna che lavori per essere altrettanto indifferente a quelli delle persone fondamentalmente stimabili come a quelli delle donnette, ecc. Avrei fatto un bel pezzo di strada se ci arrivassi.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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QUESTE OPERA BUONE, QUESTE OPERA IMPRESSIONANTI PER CUI GLI UOMINI MI LODANO, MI ESALTANO FINO AL CIELO

Le riflessioni fatte durante il ritiro, portano  a pensare Eugenio che,  durante il suo ministero ad Aix, ha sicuramente compiuto molte opere degne di lode: predicare ai poveri in provenzale, il successo dell’associazione dei giovani, il ministero tra i prigionieri e la sua decisone di dedicare la sua vita a soccorrere i prigionieri austriaci morenti. Tuttavia, ancora vi è il rischio di tenere per se gli onori e non essere solo e semplicemente strumento di Dio.

Ecco, forse, di cosa si compone il mio tesoro. Queste buone opere, queste opere eclatanti per cui gli uomini mi lodano, mi esaltano fino alle nuvole, queste opere che, fatte unicamente per Dio, ecc., sarebbero in effetti molto meritorie, buona moneta da essere scmabiata in espizione, in distruzione dei miei numeorsi, enormi peccati; queste opere, per il solo fatto che in un modo o nell’altro voglio attribuirmene una parte di gloria, forse si riducono a niente e questo anche supponendo che siano cominciate avendo di mira quanto è necessario, che l’amore proprio non sia il principale motore dell’azione perché, se agissi per lui e ttraverso di lui, queste opere, qualsiasi fossero le loro apparenze, sarebbero solo peccati.

Si rivolge a Dio, pregando e chiedendogli la grazie di fare tutto solo per Lui.

Oh, buon Dio, a cui solo appartengono l’onore e la gloria, non permettete questo disordine. Sono l’ultimo dei vostri schiavi, lo dico convinto, mi è dovuto solo l’obbrobrio, non voglio più agire se non per voi, ma unicamente per voi. Sarei troppo nemico di me stesso se pensassi in modo diverso. Metterò una particolare attenzione nel non dire mai nulla che possa farmi stimare, che possa espormi a che si voglia attribuirmi qualcosa di questa gloria che vi appartiene.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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DAL MOMENTO DELLA MIA CONVERSIONE HA AVUTO INIZIO UN CAMBIAMENTO CERTO, MA NON HO MOTIVO DI COMPIACERMENE

Eugenio riconosce che la sua conversione è un processo che non si è concluso, ma che va sviluppandosi- non è ancora completamente “immerso in Dio”

Ne ho reso effettive anche qualcuna ormai impossibile. Se devo credere alle parole dei miei maestri, avevo molti talenti e, se avessi voluto, sarei diventato una persona molto distinta; non l’ho voluto e sarò sempre solo molto mediocre. Dio voglia perdonarmi le conseguenze di questa colpa prolungata quanto la mia gioventù e che, nei suoi effetti, durerà più della mia vita.
Dopo la mia conversione, è vero, c’è stato un certo cambiamento, ma non sono per nulla rassicurato sulle mie azioni. Oh! Come sono lontano dall’apportarvi la purezza d’intenzione richiesta da Dio. Oh! Non sono ancora, anche se bisogna, sprofondato in Dio. Mi ritrovo incessantemente là dove non dovrei assolutamente essere. Derubo il mio Padrone, ma ahimé, ma i miei furtarelli, invece di arricchirmi, mi impoveriscono, l’oro, passando nelle mie mani, diventa fumo o, ancora peggio, mi rimane solo fango.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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FINO AL MOMENTO DELLA MIA CONVERSIONE, LA MIA UNICA PREOCCUPAZIONE ERA DISTRUGGERE IL LAVORO DI DIO

Qui, nella prima meditazione del giorno, Eugenio fa riferimento al momento in cui è avvenuta la sua conversione. È interessante notare che la meditazione immediatamente successiva, la seconda del giorno, è quella in cui ricorda l’esperienza del venerdì santo!

Ho meditato sul fine dell’uomo. In modo passabile. Mi sono fermato di più sul pensiero che Dio mi aveva creato, non avrebbe neanche potuto crearmi se non per Lui, che mi aveva modellato secondo i suoi disegni per impiegarmi per ciò che sapeva doveva contribuire alla sua Gloria e procurare la mia salvezza.
E che per me, fino all’epoca della mia conversione, la mia unica occupazione è stata quella di distruggere la sua opera e che c’ero riuscito bene. Dunque ho contrariato tutte le sue vedute, per colpa mia…

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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