PREDICAZIONE MISSIONARIA: UN CORSO INTENSIVO DI CATECHESI PER ADULTI

Le istruzioni venivano date due volte al giorno: al mattino e alla sera. Di giorno iniziavano con la preghiera che veniva seguita dalla messa, e solitamente loro la chiamavano “conferenza”. Il tema del giorno era educativo: la preghiera, i comandamenti di Dio e della Chiesa, le virtù, i sacramenti, il Credo degli Apostoli, ecc. Per riassumere tutto ciò con un linguaggio moderno potremmo definirli i fondamenti della catechesi per adulti.

Così per non rimanere a un livello nozionistico, i missionari parlavano di questioni di tutti i giorni. Seguendo i comandamenti, gli Oblati potevano parlare della quotidianità come il modo in cui amare Dio e il prossimo, citando esempi pratici come i pettegolezzi e i giudizi avventati.

Fa sapere al p. Suzanne che è importante impiegare parecchi giorni nell’istruire il popolo su ciò che si chiama vita cristiana. È necessario insistere molto per far capire l’ob-bligo di praticare la virtù: a questo fine devono sentire grande stima della qualità di cristia-no cui finora non han dato nessuna importanza. Bisogna ritornare spesso sull’osservanza della legge di Dio, dei comandamenti, dei precetti della Chiesa; mettere in risalto tutto ciò che riguarda la religione per insegnar loro a rispettarla fin nelle cose minute; alzare la voce contro le sciocche facezie che talvolta ci si permette sulla religione per fare gli spiritosi: è una licenza abbastanza comune tra i contadini.

Lettera a Jacques Marcou, 18 dicembre 1824, E.O. VI n.161

 

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MISSIONI POPOLARI: UN INVITO A UN NUOVO CUORE, UN NUOVO SPIRITO, UNA NUOVA MISSIONE

Essendo le missioni uno dei fini principali dell’Istituto, tutti si applicheranno principalmente a compiere bene questo dovere.

Regola del 1818, Capitolo due, §1, articolo 1

I tempi sono cambiati e generalmente i metodi del 19° secolo non sono più applicabili, ma lo spirito con cui queste attività vengono realizzate e i loro obiettivi spirituali e umani sono validi ancora oggi. Noi ci troviamo a essere ministri di conversione, e quello stesso spirito evangelico di Eugenio deve essere il fondamento sul quale noi costruiamo il nostro ministero di conversione del 21° secolo per “un nuovo cuore, un nuovo spirito, una nuova missione”.

 

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MISSIONI POPOLARI: INSISTERE AFFINCHÉ GESÙ CRISTO SIA CONOSCIUTO E AMATO

Le istruzioni dei missionari non si fermavano a dare un insegnamento accademico riguardo il catechismo e su chi fosse Gesù, ma Eugenio insisteva affinché insegnassero loro che Gesù era il Salvatore e si puntasse alla loro conversione:

Non basta raccogliere in chiesa molta gente, bisogna istruirla, scuoterla perché si converta…

Lettera a Jean-Baptiste Honorat, 27 gennaio 1824 in E.O. VI n. 127

Nel 1818 Eugenio scrisse queste parole nella prima versione delle Regole:

Se la grazia ha toccato un’anima attraverso la forza della Parola di Dio, è solo nel tribunale della Penitenza che la modella e la giustifica. Si predica solo per condurre i peccatori fino al bordo della piscina.

Regola del 1818, Capitolo due, §2

Trenta anni dopo lo troviamo a ribadire la stessa verità fondamentale:

insistete pure nel far conoscere Gesù Cristo e farlo amare: parlate spesso di questo divin Salvatore e di quel che ha fatto per salvare gli uomini, fate loro prendere la decisione di non lasciar mai passare un giorno senza pregare.

Lettera a Jean Viala, 17 gennaio 1849, E.O. IV n. 4

 

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MISSIONI POPOLARI: LA PREDICAZIONE CHE PUNTA SOLO A ISTRUIRE

Secondo le regole di Eugenio del 1818, i missionari dovevano cercare “solo di istruire la fede” e non affascinare i fedeli con discorsi persuasivi. I missionari dovevano essere contenti non solo di “ spezzare il pane della Parola, ma di masticarlo per loro”, in modo che chi avesse ascoltato “sarebbe tornato a casa edificato, toccato, istruito e capace di ripetere ai propri familiari ciò che aveva imparato dalle nostre labbra”.

Andremmo direttamente contro lo spirito della Regola se ricercassimo… l’eleganza dello stile piuttosto che la solidità della dottrina…
Nostro unico intento è quello di ammaestrare le genti…
Non contenti di spezzare loro il pane della parola, dobbiamo sminuzzarglielo; in una parola, dobbiamo fare in modo che, sentita la nostra predicazione, non siano tentati di ammirare stoltamente ciò che non hanno capito ma se ne tornino edificati, profondamente colpiti, ammaestrati, in grado di ripetere in seno alla propria famiglia ciò che hanno imparato dalle nostre labbra.

Regola del 1818, Capitolo tre, §1

 

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MISSIONI POPOLARI: ISTRUITE, ISTRUITE, L’IGNORANZA È LA PIAGA DEL NOSTRO TEMPO

Eugenio insisteva costantemente nel raccomandare ai suoi oblati:

Istruite, istruite; l’ignoranza è la piaga spaventosa del nostro tempo..

Lettera a Hippolyte Courtès, 19 gennaio 1839, EO IX n. 683

Gli studi delle missioni in Francia durante il periodo della Restaurazione mettevano in risalto l’ignoranza religiosa della Francia dopo un quarto di secolo di atroci persecuzioni, guerre infinite e costanti agitazioni. Una parte della popolazione aveva dimenticato quasi tutto riguardo la fede, mentre un’altra parte non l’aveva mai appresa. Questa era la crassa ignoranza a cui Eugenio si riferisce nella prefazione:

I popoli marciscono nella crassa ignoranza di tutto ciò che riguarda la loro salvezza. Da tale ignoranza sono derivati l’indebolimento della fede, la corruzione dei costumi e tutti i disordini che ne sono inseparabili. È importante e urgente ricondurre all’ovile tante pecore smarrite, insegnare ai cristiani degeneri chi è Gesù Cristo,….

1826 Regole, Prefazione

Per questo motivo i missionari riempivano le loro missioni con catechismi, istruzioni per le famiglie, ritiri per gruppi specifici e sfruttavano ogni opportunità possibile per istruire.

 

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MISSIONI POPOLARI: L’ANNUNCIO DEVE ESSERE VIVACE E INTERESSANTE

Il superiore della missione era uno dei responsabili del buon funzionamento di tutte le attività ed era suo compito assicurarsi che queste raggiungessero i loro obiettivi. Egli poteva essere considerato come una sorta di maestro di cerimonie e usava il momento degli annunci come mezzo importante affinché le attività andassero per il verso giusto.

Nel Cerimoniale per le Missioni, Eugenio dà un’indicazione del contatto e dei sentimenti umani che lui provava a trasmettere attraverso gli avvisi:

Gli avvisi devono essere arguti e interessanti. Non converrebbe darli, sempre in forma di rimprovero. Va anche bene, secondo i giorni, renderli un po’ allegri. Ma non si potrebbe mettere troppa attenzione per non cadere nella buffoneria o in scherzi triviali, cosa che è molto difficile se colui che li dà non ha una grande abitudini per i buoni scherzi e una grande conoscenza delle convenienze. Allora è infinitamente meglio attenersi a un tono serio, ma, mai, bisogna essere brontoloni, anche quando bisogna fare qualche rimprovero.

Cérémonial pour les Missions, Missions OMI, vol 78, n.276

 

 

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MISSIONI POPOLARI: RICORDARE ALLE PERSONE LA DIREZIONE DEL VIAGGIO INTRAPRESO

Una volta a settimana, la domenica, l’omelia e gli avvisi venivano usati per fare un riassunto di tutte le istruzioni della settimana precedente. In questo modo le persone rimanevano concentrate sulla direzione che i missionari avevano proposto loro come indicazioni per la loro vita.

Dopo il vangelo predica che dev’esser sempre un riepilogo delle istruzioni dell’intera settimana: bisogna renderlo interessante, procedendo con ordine e alla svelta. Non è possibile farci passare le istruzioni del mattino e della sera, ma bisogna scegliere le cose più importanti e più utili. .

Diario della Missione di Marignane, 24 novembre 1816, O.W. XVI

Per me questo testo è un invito oggi, nelle nostre parrocchie e ministeri oblati – che dovrebbero essere centri di missioni permanenti – a chiedere a noi stessi se abbiamo un piano pastorale generale nel quale predichiamo per un certo periodo di tempo. Chi ci ascolta capisce il viaggio nel quale li stiamo accompagnando, o il nostro approccio cambia ogni domenica in base ai nostri umori e ispirazioni?

 

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MISSIONI POPOLARI: GLI AVVISI COME STRUMENTO PER FAR PROSEGUIRE LA MISSIONE

Gli avvisi, dati alla fine di ogni omelia, servivano a riassumerla e invitavano le persone a metterla in pratica. Il superiore della missione, che doveva “sentire” la direzione che la missione doveva prendere, doveva anche essere in grado di sottolineare quegli aspetti dell’omelia che il predicatore aveva tralasciato o non aveva ben affrontato.

Non posso affidare a _________(nome ommesso nell’originale) le istruzioni che devono essere veramente istintive. Ho, quindi, cominciato a fare le istruzioni del mattino e ne farò anche la sera; fino a quando le convenienze me lo permetteranno (perché bisogna conservare le convenienze anche in missione facendo, di tanto in tanto, predicare i miei compagni), ma riparerò, negli avvisi, che seguono la preghiera, le omissioni fatte dal mio confratello.

Lettera a Henri Tempier, 13 marzo 1821, E.O. VI n. 63

 

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MISSIONI POPOLARI: RIUNIRE TUTTI ATTRAVERSO GLI ANNUNCI

Grazie alla generosità di Marisara Castaldo, Fabio Bruno e Vincenzo Altomonte che questo servizio in italiano può andare avanti! Vi ringrazio di cuore.

Dopo la pausa per la Pasqua, le riflessioni quotidiane sugli scritti di Sant’Eugenio ricominciano. Nelle prossime settimane continuerò ad esplorare il tema della predicazione delle missioni popolari. È stata la nostra principale attività missionaria in Francia e quindi credo sia importante entrare nei dettagli.

Un altro momento di contatto e di vicinanza si realizzava attraverso gli annunci fatti quotidianamente in chiesa, definiti come avis. Queste comunicazioni erano di vitale importanza per mantenere l’unità della missione: miravano a mostrare tutte le attività come intimamente legate tra loro, in modo da convincere le persone a partecipare il più possibile a tutto quello che veniva proposto.

Erano essenziali perché davano il giusto spirito alla missione ed erano come una chiamata rivolta al cuore di ogni persona. Per avere successo nella comunicazione, occorre creare un contatto con gli ascoltatori. Eugenio era molto attento a scegliere le persone che dovevano comunicare gli avvisi, e normalmente era lui stesso ad assumersi questo ruolo quando era in missione – anche quando la malattia gli impediva di predicare le lunghe omelie. Attraverso queste comunicazioni preparava il terreno all’azione del Salvatore nelle vite degli ascoltatori.

Negli scritti di Eugenio ci sono molti esempi dell’uso di questi avvisi. Ecco qui qualche esempio preso dalla Missione di Marignane:

Gli avvisi sono stati dati attraverso la ricapitolazione del discorso e hanno, naturalmente, portato a una nuovo e più pressante invito alla confessione .

Diario della missione a Marignane, 20 novembre 1816, E.O. XVI

Dopo la preghiera, ricapitolazone ordinaria e veemente avviso sulla santificazione della domenica che era abitualmente profanata dalle opere servili della maggioranza degli abitanti .

Diario della missione a Marignane, 23 novembre 1816, E.O. XVI

Gli avvisi hanno ruotato sulla cerimonia del mattino di cui si sono ricordate le circostanze più notevoli e si sono aggiunte delle riflessioni capaci di impressionare coloro che non avevano potuto andare

Diario della missione a Marignane, 2 dicembre 1816, E.O. XVI

Era dunque un momento molto importante, che, quotidianamente, doveva aiutare le persone a camminare lungo il percorso che i missionari desideravano. Forse potremmo imparare da qui per trasformare i nostri “avvisi parrocchiali” in qualcosa di più che una semplice trasmissione di informazioni?

 

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PAUSA PER LA SETTIMANA SANTA

Sant’Eugenio ci parlerà di nuovo il martedì 26 aprile.

Vi ricordo che tutti gli scritti del blog sono sempre sul sito. Potete anche cercare delle parole o dei temi usando il “search” della homepage.

Buona Pasqua!

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