DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, RIVELATORE DE LA DIGNITÀ DIVINA NEL CUORE UMANO

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1813: Eugenio inizia la predicazione per i più abbandonati:

Venite allora a imparare da noi quel che siete agli occhi della fede.
Poveri di Gesù Cristo, afflitti, sventurati, sofferenti, ammalati, coperti di piaghe… voi tutti che la miseria opprime, fratelli miei, fratelli cari, fratelli degni di ogni rispetto, ascoltatemi. Voi siete figliuoli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, eredi di un regno eterno, porzione eletta della sua eredità…
una buona volta le vostre pupille penetrino oltre gli stracci che vi ricoprono: c’è dentro di voi un anima immortale fatta a somiglianza di Dio, destinata un giorno a possederlo, un’anima riscattata dal sangue di Gesù Cristo, più preziosa agli occhi di Dio di tutte le ricchezze terrene e di tutti i regni del mondo, un’anima di cui è più geloso che del governo dell’intero universo.
Cristiani, riconoscete dunque la vostra dignità, vi dirò con s. Leone, fatti soci della natura divina…

Note per le istruzioni della Quaresima nella chiesa della Maddalena,
marzo 1813, E.O. XV n. 114

Ma, chiamato per vocazione ad essere il servo e il sacerdote dei poveri, al cui servizio vorrei essere in grado di dedicare interamente la mia vita, non posso rimanere insensibile nel vedere i poveri tanto solleciti nell’ascoltare la mia voce

Istruzione sulla confessione nella chiesa della Maddalena,
marzo 1813, E.O. XV n. 115

 

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DOPO 150 ANNI… CHI È SANT’EUGENIO?

EUGENIO IL PRETE DEI PIÙ ABBANDONATI

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1812: ritorno a Aix come giovane prete e vive nella casa della madre al centro della città

La mia occupazione principale sarà amarlo, la mia cura più grande farlo amare.

Note di ritiro, dicembre 1812, E.O. XV n. 109

1813: inizia il suo ministero con i più abbandonati. Erano coloro i quali non venivano considerati dalle strutture della Chiesa di Aix: i giovani, i carcerati, la gente povera che viveva in Provenza e che non parlava francese.

… tutta la mia ambizione era consacrarmi al servizio dei poveri e dell’infanzia. Così ho svolto i miei primi lavori nelle prigioni ed il mio apprendistato fu attorniarmi di ragazzi che istruivo. Ne ho formato un grande numero alla virtù. Ne ho visto anche 280 raggruppati attorno a me e quelli che, ancora oggi, rimangono fedeli ai principi che ho avuto la felicità di inculcare loro e onorano la loro fede nella Società o nel santuario, sosterranno, ad Aix come negli altri posti dove sono dispersi, la reputazione che giustamente questa Congregazione si era acquistata fino a quando ho potuto prodigargli le mie cure.

Diario del 31 marzo 1839, E.O. XX

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DOPO 150 ANNI… CHI È SANT’EUGENIO?

EUGENIO, IL SACERDOTE CHE PUNTAVA AMARE CON L’AMORE DI GESÙ CRISTO

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

Spinto da una potente forza al di fuori di se stesso, Eugenio lasciò Aix e seguì

la mia vocazione che mi chiamava a dedicarmi al servizio e alla felicità del mio prossimo che amavo dell’amore di Gesù Cristo per gli uomini

Diario del 31 marzo 1839, E.O. XX

1808 Seminarista a Saint Sulpice, Parigi:

Mi son consacrato al servizio della Chiesa perché era perseguitata, perché era abbandonata

Lettera a Charles Antoine de Mazenod, 7 dicembre 1814, E.O. XV n. 129

21 dicembre 1811, ordinazione sacerdotale a Amiens:

Mio Dio, è deciso per ora e per tutta la vita: soltanto voi sarete l’unico obiettivo al quale tenderanno tutti i miei affetti e tutte le mie azioni: piacervi, agire per la vostra gloria sarà la mia occupazione quotidiana l’occupazione di tutti gl’istanti della mia vita. Voglio vivere solo per voi, voglio amare voi solo e tutto il resto in voi e per voi. Disprezzo le ricchezze, mi metto sotto i piedi gli onori; voi siete tutto per me, per me tenete il posto di tutto, Dio, mio amore e mio tutto! Deus meus et omnia.

Note di ritiro prima della sua ordinazione sacerdotale,
1-21 dicembre 1811, E.O. XIV n.95

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DOPO 150 ANNI… CHI È SANT’EUGENIO?

EUGENIO, UN GIOVANE TRASFORMATO DAL SUO INCONTRO CON L’AMORE DI GESÙ CRISTO

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

Verso l’età di ventiquattro anni inizia un tempo di crisi e di ricerca di se stesso per dare un significato alla sua vita. Un Venerdì santo (probabilmente quando aveva venticinque anni) la profonda intuizione dell’amore di Gesù Salvatore per lui cambia tutto:

Ho dunque cercato la felicità lontano da Dio, ma fuori di lui non ho trovato altro che dolore e amarezza.
Fortunato, mille volte fortunato se questo Padre buono, nonostante la mia indegnità, ha voluto effondere su di me le ricchezze della sua misericordia!
Purché riesca a ricuperare il tempo perduto impiegandolo in un amore continuamente rinnovato, in modo che tutti i miei pensieri e le mie azioni siano diretti unicamente a quest’unico fine.
Quale occupazione più onorifica che agire in tutto e per tutto solo per lui, amarlo sopra ogni cosa e amarlo tanto più intensamente che ho cominciato a farlo troppo tardi.

Note di ritiro, dicembre 1814, E.O. XV n.130

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DOPO 150 ANNI… CHI È SANT’EUGENIO?

EUGENIO, UN RAGAZZO ALLA RICERCA DI SE STESSO

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1802 – su insistenza della madre, Eugenio torna in Francia all’età di 20 anni. Sua madre aveva divorziato da suo padre per riavere le ricchezze di famiglia dalle Autorità Rivoluzionarie che avevano confiscato tutte le proprietà della nobiltà.

Eugenio adottò uno stile di vita tipico per un giovane nobile. Non sapeva dove stesse andando e si ritrova a passare da una vita di piaceri a una di noia senza alcuna prospettiva.

Ora qui a Aix non c’è una signorina che faccia per me, e forse io stesso non piaccio a nessuna… E c’è di più che io la voglio ricchissima, ricchissima e buona, il che è difficilissimo a trovare.

Lettera al padre, 4 maggio 1804, E.O. XIV n.6

Questo paese non mi conviene; perciò sento disgusto per ogni cosa. Qualche volta passo tre settimane senza uscire tra estranei… E alla fin fine devo dire che questo disgusto mi è provocato anche e molto dal fatto che non si confà al mio temperamento vivere per piantare cavoli. Sento di non trovarmi nel posto giusto e mi rodo nel veder trascorrere gli anni più belli della mia vita in un ozio oscuro. Pensate se posso sentirmi allegro quando i miei pensieri ruotano in questo campo ogni volta che mi trovo solo.

Lettera al padre, 12 aprile 1804, E.O. XIV n.5

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DOPO 150 ANNI… CHI È SANT’EUGENIO?

EUGENIO, UN RAGAZZO IN ESILIO

1791 – 1802: undici anni di esilio a Nizza, Torino, Venezia, Napoli e Palermo

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin
Una volta che i rivoluzionari emanarono un mandato di cattura contro mio padre appena rientrato dagli Stati Generali, egli lasciò la Francia per recarsi a Nizza, da dove mi mandò il fratello perché mi ac-compagnasse da lui…
Bisognava proprio essere spaventati dalla minaccia di sopprimere i figlioli dei nobili perché mia madre acconsentisse a lasciarmi intraprendere un viaggio, prima ancora di es-sermi ristabilito completamente da una indisposizione che mi aveva molto abbattuto. ..
Non avevo ancora 9 anni. Io non potei far altro che mantenere il segreto come l’avrebbe potuto fare una persona adulta. Me l’avevano raccomandato ed io ci tenni a mantenerlo.

VENEZIA

Un giorno io passavo il tempo affacciato alla finestra che si apriva sulla casa della famiglia Zinelli, quando don Bartolo mi apparve sul lato opposto e, rivolgendomi la parola, mi disse: – Signorino Eugenio, non vi dispiace di perdere il tempo baloccandovi così alla finestra?
– Purtroppo, signore, lo faccio con molto dispiacere; ma che ci posso fare? Sapete che sono forestiero e non ho libri a mia disposizione – . Lì voleva giungere il mio interlocutore. – Non preoccupatevene, figliolo caro; sto qui proprio nella mia biblioteca dove si trovano tanti libri latini, italiani, anche francesi, se volete approfittarne.
– Non chiedo di meglio, feci io – . Immediatamente don Bartolo staccò la sbarra che fissava gli scuri della finestra e, mettendoci sopra un libro, me lo porse attraverso la stradina che ci separava. Il libro fu divorato subito perché io leggevo con avidità e il giorno dopo mio padre mi consigliò di andarlo a restituire e ringraziare don Bartolo. Tutto previsto.
Don Bartolo mi accolse con la più grande affabilità: mi fece vedere la sua biblioteca, poi entrai in un ampio salone dov’egli studiava movendosi intorno a un gran tavolo insieme al fratello Pietro, ancora diacono. – I nostri libri sono a vostra disposizione, mi disse don Bartolo. E aggiunse: – Qui mio fratello ed io studiamo: c’è anche un posto che era occupato da un nostro fratello che il Signore ha chiamato a sé. Se vi facesse piacere succedergli, non avete che a dirlo: vi faremo proseguire gli studi che non avete potuto completare …
A cominciare da questo periodo, tutti i giorni durante quattro anni mi recavo dopo la messa da questi insegnanti tanto condiscendenti che mi facevano studiare

NAPOLI

La mia permanenza a Napoli fu per me un anno opprimente a causa di una esasperante monotonia…

PALERMO

La Provvidenza che ha sempre vegliato su di me fin dalla più tenera infanzia, mi aprì le porte di una famiglia siciliana dove fui accolto fin dall’inizio come un figliolo: la famiglia del duca di Cannizzaro…
A cominciare da questo periodo fino al mio ritorno in Francia, feci parte della famiglia: il mio posto a tavola era sempre pronto, li accompagnavo in campagna nei mesi estivi e potevo servirmi di tutto come facevano i due ragazzi che mi trattavano come un fratello. E l’ero divenuto per l’affetto che mi dimostravano.

Diario dell’emigrazione in Italia, (1791-1802), E.O. XVI

 

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DOPO 150 ANNI… CHI È SANT’EUGENIO?

EUGENIO, IL BAMBINO

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) - Tableau du Jean-Jacques Martin

1782, 1 agosto: nasce a Aix en Provence, figlio di Charles Antoine de Mazenod, Presidente del tribunale delle finanze, e di Marie Rose Joannis

Il mio cuore non è mutato con gli anni. Idolatra la sua famiglia: mi farei tagliare a pezzi per certuni della mia casa, senza esitare darei la vita per mio padre, mia madre, mia nonna, mia sorella e i due fratelli di mio padre: amo appassionatamente in genere tutti quelli dai quali credo di essere riamato; ma bisogna pure che essi mi amino appassionatamente
La riconoscenza in tal modo dà l’ultimo impulso all’elettricità del mio cuore.

Autoritratto di Eugenio per il suo direttore spirituale, 1808, E.O. XIV n. 30

È appena credibile quanto il mio cuore sia sensibile, in modo anche esagerato con un carattere come quello testé dipinto: troppo lungo citare tutti gli aneddoti della mia infanzia che mi sono stati raccontati, davvero impressionanti.
Era cosa abituale regalare la mia colazione, anche se avevo molta fame, per lenire quella dei poveri; portavo legna a coloro che pretendevano di aver freddo senza avere i mezzi di procurarsela; arrivai un giorno a spogliarmi dei miei abiti per regalarli a un poverino, e mille altre cose simili.

Autoritratto di Eugenio per il suo direttore spirituale, 1808, E.O. XIV n. 30

 

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MISSIONI POPOLARI: NON PERDERE ALCUNA OCCASIONE PER ISTRUIRE LE PERSONE

Nessuna opportunità d’istruzione deve essere tralasciata. Durante alcune messe domenicali uno dei missionari sul pulpito pregava a voce alta come se stesse meditando, seguendo le azioni del celebrante. Ogni occasione veniva usata per catechizzare – in questo caso era una messa celebrata per una donna di Marignane specificatamente per i suoi bisogni e necessità:

Durante la messa un missionario stando sul pulpito in ginocchio ha fatto, fino alla consacrazione, considerazioni che si riferivano al santo sacrificio e alla comunione a cui dovevano partecipare quelle che assistevano. Dopo la consacrazione, a voce alta ha recitato col medesimo tono gli atti che precedono la comunione. Prima di distribuire la s. comunione, il celebrante ha detto poche parole di esortazione che gl’italiani chiamano fervorino. Quindi ha dato la comunione a più di 400 tra donne e ragazze che si sono accostate alla sacra Mensa con una devozione e un raccoglimento notevole, mentre un missionario recitava gli atti di fede adorazione amore desiderio, ecc. .

Diario della Missione di Marignane, 8 dicembre 1816, E.O. XVI

 

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PREDICAZIONE MISSIONARIA: PUNTARE ALLA CONVERSIONE BASATA SUGLI INSEGNAMENTI RICEVUTI

Non basta raccogliere in chiesa molta gente, bisogna istruirla, scuoterla perché si converta..

Lettera a Jean-Baptiste Honorat, 27 gennaio 1824, E.O. VI n. 127

Mentre le istruzioni del mattino erano più improntate a insegnamenti di tipo catechistico, quelle della sera, chiamate “sermoni”, puntavano al cuore e alla conversione. Una lettura attenta del Diario della missione di Marignane dà un’idea dei temi che venivano trattati la sera: cosa accade dopo il giudizio finale, la morte di una persona opposta alla morte del peccato, la salvezza, il peccato (introducendo il tema delle confessioni e invitando il popolo ad accostarsi ad esse), il pericolo di una conversione tardiva, la virtù della penitenza, il figliol Prodigo, la Passione, il perdono dei propri nemici, la redenzione, la blasfemia, l’adorazione del Santissimo Sacramento, la natura divina della religione cristiana, e tanti altri argomenti.

La conversione, ad ogni modo, doveva essere costruita sulle istruzioni che i fedeli ricevevano:

Vi raccomando di battere molto sull’istruzione. Non contentatevi di consacrare la mattinata all’esercizio di questo grande impegno della missione, ma a sera utilizzate sempre un breve quarto d’ora prima della grande istruzione per ricapitolare quel che è stato detto al mattino a un uditorio più ristretto. Questo quarto d’ora di istruzione si fa sotto forma di commento o di catechismo, senza nessuno slancio oratorio. .

Lettera a Hippolyte Courtès, 19 gennaio 1839, E.O. IX n.683.

 

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PREDICAZIONE MISSIONARIA: CONVINCERE LE PERSONE A LASCIARE I LORO LETTI CALDI PER VENIRE IN CHIESA

Nostro unico intento è quello di ammaestrare le genti… Non contenti di spezzare loro il pane della parola, dobbiamo sminuzzarglielo

Regola del 1818, Capitolo tre, §1

Dato che le missioni si svolgevano nei freddi mesi invernali, Sevrin, autore di due libri sulle missioni parrocchiali in Francia, parlò delle sfide delle missioni predicate in chiese congelate:

Istruzione del mattino. Destinata al popolo, a coloro che lottano tutta la giornata per un misero salario e molti dei quali, costretti di buon mattino all’officina e al lavoro dei campi, avevano appena frequentato la scuola e il catechismo, questa istruzione era familiare e semplice, cordiale e piena di aneddoti, un vero catechismo senza dirlo, e verteva abitualmente sulle verità essenziali della religione. Bisognava proprio che offrisse qualche attrazione per convincere queste povere persone ad alzarsi prima del solito e a venire, in inverno, in una chiesa ghiacciata per sentire la spiegazione del credo.

SEVRIN, E., Les missions religieuses en France sous la restauration
(1815-1830), I, p. 166

Le chiese piene durante le missioni popolari dimostravano che le predicazioni di Eugenio e degli Oblati erano certamente interessanti al punto da spingere le persone a lasciare i loro letti caldi per ascoltarle.

 

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