DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

IL NOSTRO BENEAMATO FONDATORE NON CI HA ABBANDONATO

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

Dopo la morte di Eugenio, gli Oblati hanno, nel 1861, convocato un Capitolo Generale. Nella sessione di apertura hanno rpeso la parola due decani della Congregazione: p. Tempier e il vescovo Guibert.

Tempier aprì il Capitolo dichiarando la sua convinzione nei confronti di Eugenio:

Questo uomo venerabile non è più in mezzo a noi, ma il suo spirito continua a vivere, per sempre, nel cuore dei suoi figli

Guibert riprendeva gli stessi sentimenti:

Sì, il nostro padre è morto, ma ci resta nostra Madre. La considero immortale. Vivrà grazie allo spirito del fodnatore

Fabre, eletto successore, conluse il Capitolo con queste parole:

Sento la presenza del nostro beneamato padre, non ci ha abbandonato.
Ero al suo cappezzale quando la sua fine era vicina e gli ho detto: Sarete sempre in mezzo a noi. Sì, mi ha risposto. Ed ha mantentuo la sua promessa.
Rimane in mezzo a noi attraverso le Sante Regole che ci ha lasciato e che sono l’espressione del suo amore per Dio e per la salvezza delle anime. E’ il glorioso testamento del suo grande cuore e, osservamdole, vi troveremo la nostra forza.
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DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, VESCOVO DI MARSIGLIA

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1837 – nomina come Vescovo di Marsiglia, la seconda città della Francia

Eccomi, di fatto, pastore, e primo pastore, di una diocesi che, checché se ne dica, non è proprio di santi. Mi è stata data; io non l’avrei scelta.
Bisognerà, però, che mi leghi a questo popolo come un padre ai suoi figli.
Bisognerà che la mia esistenza, la mia vita, tutto il mio essere gli siano consacrati, che pensi solo al suo bene, che abbia solo paura di non fare abbastanza per la sua felicità e la sua santificazione, che abbia solo la sollecitudine di abbracciare tutti i suoi interessi spirituali e anche, in qualche modo, il suo bene temporale.
Bisognerà, insomma, che mi consumi per lui, disposto a sacrificargli i miei agi, le mie attrazioni, il riposo, la stessa vita.

Ritiro in preparazione per prendere possessione della diocesi di Marsiglia, maggio 1837, E.O. XV n.185

Dal primo giorno posso essere istituito canonicamente, cioè messo, da Gesù Cristo, alla guida del gregge, incaricato di istruirlo, nutrirlo, edificarlo… diventare pastore e padre, investito della stessa autorità di Gesù Cristo che dovrei rappresentare in mezzo a questa porzione del suo gregge che diventerà, anche, il mio gregge di cui dovrò rendere conto al Sovrano Pastore delle nostre anime, che me le avrà date per salvarle sacrificandomi per loro.

Ritiro in preparazione per prendere possessione della diocesi di Marsiglia, maggio 1837, E.O. XV n.185

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DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, VICARIO GENERALE DI MARSIGLIA

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1823: nomina come principale Vicario generale da parte di suo zio, il Vescovo Fortuné de Mazenod. Era un difficile lavoro di restaurazione e ricostruzione della diocesi, che non aveva un vescovo da 21 anni. Per Eugenio, che era un predicatore dinamico e amava l’evangelizzazione, dover essere un amministratore e stare in un ufficio (e spesso essere una guardia per correggere gli abusi) comportò per lui sofferenza e sacrificio. Lo fece per amore della Chiesa.

Bisogna che ritorni al mio posto. Sarà, spero, ancora per farvi il mio dovere, per cercare, con tutti gli sforzi del mio zelo, di ridare un po’ di vita a una diocesi morta anche se ha avuto qualche apparenza di salute; senza dubbio si innalzeranno altre grida, mai si riforma senza far fremere, senza ferire molti! Non importa! Abbiamo di mira solo Dio, l’onore della sua Chiesa, la salvezza delle anime che ci sono state affidate; consultiamo solo la saggezza divina, disprezziamo la saggezza umana e Dio ci aiuterà. i vuole, però, molta virtù per sacrificare il proprio riposo al proprio dovere, per affrontare l’odio e la persecuzione degli uomini proprio per fare del bene agli uomini. Questa virtù si acquisisce e si conserva solo attraverso l’unione con Dio, con la preghiera e l’orazione, ecc., solo camminando sempre davanti a Dio per guardare solo il cielo e le sue ricompense che sono solo lo stesso Dio. Signore, fatemi la grazia di penetrarmi sempre più di questi pensieri!

Note di ritiro, maggio 1824, E.O. XV n.156

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DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, SUPERIORE GENERALE DI UNA CONGREGAZIONE MISSIONARIA MONDIALE

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1818: il sogno di Eugenio dell’eterno orizzonte per predicare il Vangelo in tutto il mondo.

Benché per il momento debbano limitare il loro zelo ai poveri delle nostre campagne,
considerato il loro attuale piccolo numero e i bisogni più pressanti della gente che li circonda,
la loro ambizione deve abbracciare, nei suoi santi desideri, l’immensa distesa di tutta la terra.

Regola del 1818

1841: primi oblati a essere mandati a evangelizzare fuori dalla Francia: Canada, isole britanniche e Irlanda.

Le missioni estere raffrontate con le missioni di Europa hanno un carattere particolare che li pone in un ordine superiore, perché lì si esercita il vero apostolato di annunziare la Buona Novella ai popoli che non erano stati ancora chiamati alla conoscenza del vero Dio e del suo figliuolo Gesù Cristo, nostro Signore…
questa la missione degli Apostoli: « Euntes, docete omnes gentes ». Bisogna che questo insegnamento della verità giunga tra le nazioni più lontane perché siano rige¬nerate nelle acque del battesimo; e voi siete tra quelli a cui Gesù Cristo ha rivolto queste parole affidando a voi una missione come agli Apostoli che furono inviati per convertire i nostri antenati. Sotto questo preciso punto di vista, non c’è nulla di superiore al vostro mi¬nistero e a quello degli altri nostri padri che si esauriscono nelle zone glaciali alla scoperta delle persone da salvare.

Lettera a Pascal Ricard, 6 dicembre 1851, E.O. II n 157

1861: al tempo della morte di Eugenio c’erano 415 Oblati in 4 continenti. Oggi sono più di 4000 in 67 paesi.

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DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, OBLATO DI MARIA IMMACOLATA

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1826, 17 febbraio. Approvazione ecclesiastica da parte del Papa della Congregazione e delle sue Regole con il nome di Oblati di Maria Immacolata. Il carisma di Eugenio veniva riconosciuto come frutto dello Spirito Santo

Rallegratevi e compiacetevi con me, amatissimi, perché è piaciuto al Signore di accordarci favori insigni: il nostro santissimo Padre, il Papa Leone XII, gloriosamente regnante sulla cattedra di Pietro, il 21 marzo del corrente anno, ha voluto sancire con la sua approvazione apostolica, il nostro Istituto e le nostre Costituzioni e Regole. Ecco dunque il nostro piccolo gregge, al quale il padre di famiglia ha voluto spalancare le porte della S. Chiesa, innalzato all’ordine gerarchico, associato alle venerande Congregazioni che hanno inondato la Chiesa di tanti e sì grandi benefici e illuminato il mondo intero di vivo splendo-re; eccolo, appena nato, arricchito dei medesimi privilegi di quelle Società illustri sulle cui orme, con tutte le sue forze e con ogni mezzo a sua disposizione, vorrà certo incamminarsi costantemente.

Ai reverendi Padri e ai carissimi Fratelli Oblati della Congregazione della Santissima e Immacolata Vergine Maria, salute in Cristo Gesù, 25 marzo 1826, E.O. VII n.232

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DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, FIGLIO DI MARIA IMMACOLATA

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1819 – Il santuario di Notre-Dame du Laus era stato affidato ai missionari come posto di missione permanente. Durante i mesi caldi, i missionari accoglievano i pellegrini e predicavano loro il vangelo, mentre durante i mesi più freddi loro andavano nei paesi vicini per predicare le missioni parrocchiali. Questo santuario fu uno dei primi dei nove affidati agli Oblati in Francia mentre Eugenio era ancora in vita.

A questo scopo invoco l’intercessione della SS. e Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, osando ricordarle con tutta umiltà, ma con consolazione, la dedizione filiale di tutta la mia vita e il desiderio che ho sempre avuto di farla conoscere e amare e di propagare il suo culto in tutti i luoghi col ministero di coloro che la Chiesa mi ha dato come figli e che si sono associati ai miei disegni.

Estratto del testamento di Eugenio de Mazenod, 1 agosto 1854, E.O. XV n. 191

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OGGI, 150 ANNI FA

Quando padre Fabre ha scritto alla Congregazione per annunciare agli Oblati il decesso di Eugenio, ha riportato anche questa conversazione avvenuta il giorno prima della sua morte:

Eugene at his death

Monsignore – gli ha domandato uno di noi – diteci qualche parola che possiamo comunicare a tutti i nostri fratelli. Ne saranno molto felici!
Dite loro che muoio felice … che muoi felice del fatto che il buon Dio si è degnato di scegliermi per fondare, nella Chiesa, la Congregazione degli Oblati.
Monsignore, degnati di manifestare l’ultimo desiderio del vostro cuore.
Praticate molto, tra voi, la carità… la carità… la carità e, all’esterno lo zelo per la salvezza delle anime.

Lettera circolare del p. Fabre, 1861

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DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, FONDATORE DI UNA CONGREGAZIONE RELIGIOSA

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1818, 1 novembre. La comunità missionaria diventa una congregazione di religiosi, di preti e di fratelli che fanno voto di vivere secondo i consigli evangelici.

Adesso, più che mai, bisogna capire la necessità, per essere buon missionario, di essere perfetto religioso. Bisogna che ci si convinca bene che il mezzo più efficace, per operare grandi frutti nelle anime, è la santità della vita e la fedele rpatica di tutti i doveri del nostro stato

Apertura del capitolo generale, 1850

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DOPO 150 ANNI, CHI E SANT’EUGENIO?

EUGENIO, FONDATORE DI UNA CONGREGAZIONE MISSIONARIA

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

1815: Eugenio capisce che Dio lo chiama a invitare altri uomini con la sua stessa idea a partecipare al suo sogno missionario.

È la seconda volta in vita mia che mi accorgo di prendere una determinazione serissima come spinto da una potente forza estranea. Riflettendoci mi pare che sia il Signore a metter fine alle mie tergiversazioni.

Lettera a Forbin Janson, 23 ottobre 1815, E.O. VI n.5

1815, 2 ottobre: Eugenio compra l’ex convento delle carmelitane a Aix. Aveva bisogno di un posto ampio nel quale raccogliere i quasi 300 ragazzi che venivano ogni giovedì e domenica per partecipare alle attività della congregazione dei giovani. Allo stesso tempo aveva bisogno di un posto dove poter riunire una comunità permanente di missionari.

1816, 25 gennaio: l’inizio della vita di comunità dei missionari di Provenza (più tardi conosciuti come OMI).

I sacerdoti qui sottoscritti,
vivamente colpiti dalla pietosa situazione dei piccoli centri e dei villaggi della Provenza che hanno quasi completamente perso la fede…
essendo giunti alla convinzione che le missioni sarebbero il solo mezzo con il quale si potrebbe arrivare a far uscire dal loro stato di abbruttimento questa gente abbandonata…
hanno l’onore di domandare l’autorizzazione di riunirsi ad Aix nella vecchia casa delle Carmelitane

Domanda di autorizzazione indirizzata ai Vicari Generali Capitolari di Aix, il 25 gennaio 1816, E.O. XIII n.2

1816, 11 febbraio – 17 marzo: missione nel villaggio di Grans. È stata la prima delle circa 3000 missioni predicate in Francia mentre Eugenio era ancora vivo.

Certo preferisco vedervi usare lo zelo in favore di poveri montanari abbandonati anziché perdere il tempo coi boriosi abitanti di città sprezzanti. Ma, lo ripeto, non possono dispensarvi dal prendere il riposo che vi spetta per diritto naturale.

Lettera a Pierre Mie, 7 settembre 1826, E.O. VII, n. 253

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DOPO 150 ANNI… CHI È SANT’EUGENIO?

EUGENIO, MARTIRE DELLA CARITÀ

© Laurent Girard / Studio Mazenod (2011) – Tableau du Jean-Jacques Martin

Per tutta la mia vita ho desiderato morire martire della carità; voi sapete che questa corona mi fu tolta fin dai primi anni del mio ministero: Dio aveva i suoi disegni, poiché voleva incaricarmi di dare alla sua Chiesa una nuova famiglia, ed ha pensato che questo valesse più del lasciarmi morire di quel benedetto tifo che avevo preso al servizio dei prigionieri

Lettera a Henri Tempier, 12 settembre 1849, E.O. X n.1018

Mi sono completamente ristabilito da una malattia che mi aveva quasi condotto alla tomba e da cui mi son ripreso grazie alle numerosissime fervorose preghiere che si sono levate a Dio da tutti gli angoli della città…Fu nelle caserme dov’erano ammucchiati 2.000 prigionieri austriaci che mi presi quella che è chiamata la malattia delle carceri (il tifo petecchiale). Il giorno di san Giuseppe al mattino ero agli estremi…

Lettera a Charles Antoine de Mazenod, 17 giugno 1814, E.O. XV n. 126

Le intenzioni della sua prima Messa :

Prima messa, la notte di natale: per me. … La grazia di riparare ai miei sbagli attraverso una vita completamente e unicamente impiegata al suo (Dio) servizio e alla salvezza delle anime. Lo spirito di G. C. La perseveramza finale, ed anche il martirio o almeno la morte al servizio degli appestati, oppure ogni altro genere di morte per la gloria di Dio e la salvezza delle anime

E.O. XIV n.100

Rendere gli uomini ragionevoli, poi cristiani e infine aiutarli a diventare santi.

Regola del 1818, Capitolo uno, §3, articolo 3, Nota bene

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