PROVERÃ’ A TRARNE PROFITTO E ESAMINERÃ’ SERIAMENTE LA MIA VITA

Il riposo forzato risultò essere un importante momento di riflessione e di chiarimento per Eugenio. Per quasi un anno lui era stato costantemente occupato in ogni aspetto della nascita dei Missionari di Provenza. Ora era costretto a fermarsi e passare molte settimane a riposare e riflettere. Colse anche l’occasione per fare un ritiro personale, che esamineremo nei prossimi giorni, e vedremo come questo momento divenne un’opportunità per formulare importanti intuizioni.

La divina Provvidenza, conoscendo i miei bisogni spirituali, ha permesso che un po’ di lavoro eccessivo nuocesse alla mia salute per cui la carità dei miei fratelli (i missionari di Provenza) s’è preoccupata fuori luogo esigendo che mi recassi in questo posto solitario per prendermi un po’ di riposo.
Il medico ha creduto in tal modo provvedere alla mia salute; ma Dio, sempre tutto bontà e misericordia, mi preparava un mezzo di santificazione. Cercherò di approfittarne per esaminare seriamente il mio intimo perché le mie occupazioni serrate mi impediscono, quando sono in città o in missione, togliendomi completamente il tempo, di pensare a me stesso. Con quali conseguenze? Che di giorno in giorno divento sempre più un poveraccio e, non essendomi mai provvisto di molte virtù, son rimasto coi miei stracci.
Questo pensiero mi affligge perché, essendo occupato continuamente nel provvedere al bene degli altri, in una situazione che mi pone costantemente in relazione con la gente, se non ho la capacità o per meglio dire se il Signore non mi dà la grazia di crescere in virtù nel turbinio degli affari santificandomi così come capita, son certamente da compatire e purtroppo mal messo nelle mie faccende quotidiane.

Note di ritiro, luglio-agosto 1816, E.O. XV n 139

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DAL MIO ESILIO

Alla fine il corpo di Eugenio non poté sopportare a lungo la pressione e lo obbligarono a un riposo forzato. Il voto di obbedienza che aveva fatto a Henri Tempier lo avrebbe senza dubbio costretto a prendersi questa pausa e questo si legge nella lettera che scrive alla comunità.

Ai miei cari fratelli missionari a Aix. Dal luogo del mio esilio

Eugenio passò l’ultima settimana di Luglio e parte di Agosto a casa del cugino, Emile Dedons, Marchese di Pierrefeu, sulle rive del fiume Huveaune a Bonneveine, alla periferia di Marsiglia.

Sulle rive dell’Huveaune, m’addoloro ricordandomi della nostra cara missione. Ci pensavate, miei buoni fratelli, quando me ne avete cacciato così crudelmente?

Dovette andar via in fretta, tali erano le sue condizioni di salute.

… Prego il caro fratello Maunier di scusarmi se non l’ho salutato prima di partire; non è stata colpa mia se nella fuga precipitosa non ho potuto far nulla di quanto avrei voluto.

Lettera indirizzata ai “nostri cari fratelli, i missionari a Aix”,
luglio-agosto 1816, E.O. VI n 12

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QUESTO MI STA UCCIDENDO, IL PENSIERO CHE OGNI GIORNO IO DEBBA FARE VENTI COSE IN PIÙ E AL DISOPRA DELLE MIE CAPACITÀ.

A parte l’attività non-stop, Eugenio aveva la responsabilità di allevare gli inizi del gruppo dei missionari. L’identità del gruppo era stata appena formata. La metodologia e i risultati delle loro attività missionarie erano state elaborate come risposta a una nuova situazione. L’arrivo dei primi novizi costrinse il gruppo a chiarire i loro valori e lo spirito, in modo da poterlo trasmettere ai nuovi membri. La Congregazione dei Giovani stava crescendo e aveva bisogno di molte attenzioni. Anche le critiche di alcuni preti parrocchiali di Aix si aggiungevano ai suoi oneri. La sua salute ne iniziò a soffrire:

Se ti dicessi quello che devo fare normalmente, ne saresti spaventato. Ciò che mi uccide è il pensiero che devo fare, nella giornata, venti cose più di quelle che posso. Questo mi dà, in tutte le mie azioni, una involontaria agitazione interiore che mi brucia il sangue. Credo che sia una delle cause principali dell’alterazione della mia salute. Pensa che mi sono ridotto a prendere dello « salep ». Ma basta parlare della mia cattiva persona…

Lettera a Forbin Janson, luglio-agosto 1816, E.O.XV n 138

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AL MOMENTO, NON POSSO FAR ALTRO CHE LAVORARE

Siamo nel 1816 e abbiamo riflettuto sulla fondazione dei Missionari e la sua costituzione come una comunità di missioni predicate nel dialetto provenzale dei villaggi e una missione permanente in via di sviluppo attraverso la sua presenza nella città di Aix en Provence. Al centro c’era la persona, gli ideali e l’energia di Eugenio. In questi primi mesi si diede con entusiasmo e energia come riferisce a suo padre.

Attualmente non posso fare altro che operare, quantunque non sia di mio gusto; ma, poiché il Signore lo richiede, bisogna che mi uniformi alla sua volontà. Il mio lavoro comincia ordinariamente alle 5 del mattino e finisce alle 10 di sera, qualche volta alle lì. Son fortunato quando mi danno il tempo di recitare il Breviario come si deve. Né le cose potrebbero andare diversamente; d’altronde, che importa?

Lettera a Charles Antoine de Mazenod, 8 luglio 1816, E.O .XV n. 137

Quando si costrinse a mantenere i suoi schemi, quelli vicino a lui all’infuori della comunità iniziarono a soffrirne. In questa lettera a Forbin-Janson, suo amico di vecchia data, Eugenio parla di come egli metta il lavoro affidatogli prima degli affari personali, e conseguentemente le sue relazioni personali ne soffrono.

 Voglio scusarmi, mio caro amico, tanto che ti scrivo in ginocchio perchè capisco bene che ti ho offeso. Se avessi potuto risponderti subito dopo aver ricevuto la tua buona, amabile, toccante lettera, ti avrei potuto scrivere proprio negli stessi termini…
Non credere, però, che i tuoi rimproveri mi abbiamo fatto soffrire. Sapevo, in anticipo, di meritarli e non passava giorno che io stesso non me li facessi parecchie volte. Prorpio ciò che, però, sembra più scioccante nella mia condotta, proprio questo è il migliore argomento che ho a mio favore.
Se avessi avuto a che fare con un essere estraneo, con un indifferente, mi sarei affrettato a rispondere per non sembrare grossolano, ecc. Con te, invece, non mi sono preoccupato. Le stesse ragioni che mi avevano impedito di scriverti continuano a sussistere sempre e non mi sono sentito in dovere di fare qualche raggiro per arrivare a fare quello che volevo sempre fare e non facevo mai. Per la stessa ragione, ho giocato lo stesso tiro anche a mio padre che, da parte sua, continua a tempestare. Insomma, il fatto è che non riesco a bastare ai miei doveri. Sono così pesanti che, di tanto in tanto, mi fanno tremare nell’attesa che mi schiaccino completamente. Non ti ho scritto perché rimandavo sempre al periodo, che credevo vicino, in cui avrei avuto un’ora tutta per me, disponibile alla mia volontà. E questo momento non arrivava mai. Oggi ho preso le mie precauzioni e, nonostante questo, nell’intervallo di questa miserabile pagina che ti ho appena scritto, ho avuto a che fare con parecchie persone e scrivere tre lettere….

 Lettera a Forbin Janson, luglio-agosto 1816, E.O. XV n 138 e VI n 13

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LO ZIO DI EUGENIO NEL BISOGNO DI CONVERSIONE

L’espressione di gioia di Eugenio all’esperienza di conversione del padre, si conclude con la sua richiesta della stessa Grazia per suo zio, Charles Louis de Mazenod:

Dite pure a quest’anima cara che io l’aiuterò con tutte le mie forze nel ringraziare il Signore per il favore insigne che gli ha concesso: chiedo la medesima grazia per il fratello (lo zio Luigi)..

Lettera al padre, C.A. de Mazenod, 8 luglio 1816, E.O. XV n. 137

Jozef Pielorz ci dice di più su suo zio, e ci mostra perché Eugenio era preoccupato per lui:

Charles-Louis-Eugène (1750-1835), in famiglia chiamato « il cavaliere », molto presto, a quindici anni, si impegnò nella marina reale e ne percorso tutti i gradi fino ad arrivare a quello di capitano di vascello (1791). Vi si fece notare per la sua bravura tanta da avere l’alta distinzione della Croce di S. Luigi (1782). Dopo la Rivoluzione, emigrò in Italia e seguì il fratello maggiore, Charles-Antoine, nella sua odissea. Padre de Mazenod, per far decidere suo zio a ritornare in Francia, gli ottenne, nel 1817, assieme a una pensione di 2.140 franchi, il grado ci contrammiraglio in pensione.
Bravo marinaio, non era esente da rimproveri per la sua condotta morale. Lasciò circa 20.000 libbre di debiti e si sposò solo nel 1812 e solo per legittimare, alla fine, le sue relazioni con una donna qualsiasi, Antonia…, che, concubina, diventata sposa legittima, era solo una donna del popolo, senza titoli nobiliari, senza dote e senza possibilità di dare un erede alla “buona razza” dei de Mazenod. Questo cattivo matrimonio colpì profondamente la fierezza familiare di Eugenio de Mazenod e fece ancora diminuire la poca stima che aveva di sua zio.

J. Pielorz, “La vie spirituelle de Mgr. de Mazenod, 1782-1812,”
Edition des Etudes oblates, Ottawa 1956, p. 28 .

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LA CONVERSIONE SOSTENUTA DAL FREQUENTE USO DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

Il cammino di conversione del Presidente de Mazenod lo guida al sacramento della confessione. Eugenio ora lo invita ad utilizzare questo sacramento con regolarità per sostenere la forza ed il movimento della sua conversione. La sua idea di sacramento non è di una lista del bucato da lavare, ma di una regolare opportunità sacramentale di fermare e rivedere il progresso della vita di ciascuno in un determinato periodo temporale e di effettuare le modifiche necessarie per mantenere la direzione desiderata.

Ma specialmente, scongiuratelo in mio nome di confessarsi spesso, anzi spessissimo.
Mi si passi il paragone: quando si ha un vaso sporco al massimo, in cui depositi son rimasti a lungo incrostandosi alle pareti, dopo essere stato sciacquato dev’essere ancora lavato e risciacquato. Ed ora che avrà bisogno di una grazia maggiore, ogni volta che riceverà il sacramento della penitenza avrà un aumento di grazia santificante: nello stato di aridità in cui si trova la sua anima è necessario che questa sorgente non venga mai meno. Con simili aiuti si può fare molta strada.

Il figlio gioisce di cosa era successo nella vita di suo padre e ripete, ancora una volta, la sua brama di rincontrarlo.

Io mi compiaccio pensando a questa conversione: Dio non poteva concedermi una consolazione maggiore, ma devo ancora godere della soddisfazione di vederne i frutti coi miei occhi. Dite pure a quest’anima cara che io l’aiuterò con tutte le mie forze nel ringraziare il Signore per il favore insigne che gli ha concesso […..]

Lettera al padre, C.A. de Mazenod, 8 luglio 1816, E.O. XV n. 137

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CONVERSIONE: NON LASCIARE TRACORRERE UN GIORNO SENZA RICORDARE COSA DIO HA FATTO PER TE

Eugenio continua a scrivere a suo padre per dargli consiglio su come mantenere il momento della sua esperienza di conversione. Molto di quello che Eugenio dice riflette attualmente le sue personali pratiche spirituali. Ci invita a domandarci su cosa dobbiamo fare quotidianamente per mantenere il momento della nostra relazione con Dio e gli altri attraverso una constante conversione del cuore, dello spirito e delle azioni.

(Per proteggere la riservatezza, Eugenio scrive di suo padre in terza persona, “di’ alla persona di cui mi parli”):

Raccomandate molto alla persona di cui mi avete parlato a cui Dio ha fatto la grazia di riprendersi in tempo per occupare il resto della sua vita per espiare i suoi peccati, di non lasciar trascorrere un solo giorno senza misurare l’abisso da cui la bontà divina l’ha tirato su per miracolo e di imporsi un regolamento che lo costringa a interessarsi molto della sua salvezza eterna.
Mediti ogni giorno su qualche grande verità,
diriga bene l’intenzione nelle azioni abituali anche le più comuni,
offra le pene, le sofferenze, le afflizioni frequenti in unione coi meriti del Salvatore per l’espiazione dei suoi peccati,
non si lasci sopraffare dalla vista del poco che gli resta da offrire a Dio in paragone di quel che ha dato al demonio.
Questa considerazione deve portarlo a fare quanto dipenderà da lui per riparare le sue colpe, ma senza cedere allo scoraggiamento.
Se il nemico gli suggerisce qualche turbamento ricordi la consolante parabola dell’operaio che ebbe la sua ricompensa, quantunque fosse andato al lavoro nella vigna del padrone all’undicesima ora. Preghi a più riprese durante il giorno, legga anche per una mezz’ora qualche buon libro e, alternativamente, la vita di qualche santo: nulla è più benefico.
A sera si esamini sullo svolgimento della giornata e abbia il coraggio di rimproverarsi la propria manchevolezza se ha lasciato passare un quarto d’ora senza levare l’anima a Dio con una breve giaculatoria.
Ma specialmente, scongiuratelo in mio nome di confessarsi spesso, anzi spessissimo.

Lettera al padre, C.A. de Mazenod, 8 luglio 1816, E.O. XV n. 137

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NON SI DEVE AVER PAURA DI MOSTRARE COSA SI È DIVENTATI TRAMITE LA GRAZIA DI DIO.

Il padre di Eugenio era diventato seriamente malato nel Dicembre 1815 a Palermo. L’evento lo sconvolse portandolo a riesaminare la qualità e la direzione della sua vita sperimentando una continua conversione. Suo figlio, che non era estraneo egli stesso alla conversione, rispose:

Non bisogna temere di apparire ciò che siamo divenuti per grazia di Dio. Nessun compromesso d’ora innanzi con le massime del mondo quasi sempre opposte a quelle di Gesù Cristo. L’acquiescenza in questo campo ci fa spesso commettere colpe gravi.

Lettera a suo padre, C.A. de Mazenod, 8 luglio 1816, E.O. XV n.137

Il 27 febbraio 1816, il Presidente de Mazenod aveva descritto la sua conversione:

Non finirò senza parlarti dell’argomento più essenziale: quello della coscienza. Potresti credere che, nonostante la mia età e tutti i favori che ho ricevuto dal cielo in tutta la mia vita, vivevo ancora, come un maiale, nel fango del peccato ? Nessuno è più penetrato di me dalle verità della nostra santa religione eppure nessuno le ha messe in pratica peggio. Alla fine Dio ha avuto pietà di me e mi ha fatto la grazia di sottrarmi all’impero del demonio e spero che mi sosterrà nelle mie buone risoluzioni e ti prego di domandare per me, ogni giorno al santo sacrificio della messa, una vera compunzione, un sincero dolore per averlo offeso e la perseveranza finale…

Riprodotta da Yvon Beaudoin in E.O. XV n.137

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LA BRAMA DI EUGENIO DI RIUNIRSI CON SUO PADRE

Ma quando potremo fare insieme queste consolanti considerazioni e farci coraggio…

Lettera al padre, C.A. de Mazenod, 7 luglio 1816, E.O. XV n. 137

Qui Eugenio ripete per l’ennesima volta il suo desiderio di riunirsi con suo padre. Dal ritorno di Eugenio in Francia nel 1802 fino al 1817, il riportare suo padre in Francia fu la sua preoccupazione costante. Padre e figlio erano vicini e Eugenio aveva passato i suoi 11 anni di esilio con suo padre. Io penso che valga la pena citare qualcosa di quel che Jozef Pielorz ci dice sul padre di Eugenio:

Charles-Antoine de Mazenod, padre di Eugenio, nacque il 24 gennaio 1745.. Molto dotato, a 16 anni sostenne due tesi di filosofia, una specie di esame generale. . Studente di diritto a Aix, ottenne, nel 1664, una licenza “in utroque”: aveva 19 anni. Avvocato alla Corte dei Conti, ne divenne presidente nel 1771. Forte di questa brillante situazione, chiese la mano della figlia di un ricco professore di medicina nell’Università di Aix e così, il 3 gennaio 1778, il presidente de Mazenod sposava la signorina Marie- Rose-Eugénie Joannis. I giovani sposi hanno un “hôtel” sul Corso e conducono un grande tenore di vita ; Il mobilio è curato, il personale conta su dodici domestici ; apparentemente non gli manca nulla. Il loro salotto è aperto all’alta società; i ricevimenti e le feste sono frequenti, ma, ahimè, costose e, anche, rovinose. Le spese superano largamente le entrate e la famiglia de Mazenod, con le sue 280.000 lire di debito, diventa una delle famiglie nobili più indebitate

La Rivoluzione Francese cambiò tutto questo e il nobile Presidente de Mazenod dovette scappare dalla collera dei rivoluzionari andando in esilio nel 1791 per 26 anni. I suoi debiti rimasero ed Eugenio provò in tutti i modi a saldarli per rendere possibile il suo ritorno in Francia. Pielorz prosegue sulla situazione del Presidente de Mazenod:

Per non morire di fame deve, sia darsi al commercio – mestiere lucroso per i suoi antenati, ma non per lui perché ci completerà la sua rovina economica – sia diventare maestro di scuola dando lezioni di francese ai gentiluomini siciliani o, ancora, chiedere nobilmente l’elemosina dei sussidi alla « incomparabile »regina delle Due Sicilie, Maria Carolina, e anche al governo inglese. Rifiuterà, anche dopo la Restaurazione, di rientrare in Francia – ve lo distoglieva la triste visione dei suoi innumerevoli creditori – ed è solo dopo le veementi, e mille volte ripetute, ingiunzioni di suo figlio Eugenio che acconsentirà di « abbandonarsi alla Provvidenza » e a ritornare, nel 1817, in patria per morirvi tre anni dopo.

J. Pielorz, “La vie spirituelle de Mgr. de Mazenod, 1782-1812,”
Edition des Etudes oblates, Ottawa 1956, p. 12-14

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LA COMUNITÀ DI AIX COME “SCUOLA APOSTOLICA” PER GLI STUDENTI

Il Registro degli Ingressi in Noviziato e altro materiale d’archivio annotano che Jean Baptiste de Bausset, un membro dell’Associazione della Gioventù, era nel primo gruppo di novizi a Aix e fu Missionario per due anni. Quando lasciò i Missionari egli continuò ad abitare con loro mentre studiava legge all’università. Questo ingresso punta ad uno sviluppo importante nella casa di Aix. Essa aveva molte camere ed alcune di queste erano usate come alloggio per studenti.

Tutte le testimonianze indicano che quattordici membri della Associazione della Gioventù entrarono in noviziato. Più in avanti diciassette dei giovani vennero a vivere alla Casa della Missione dal 1816 in poi come postulanti o studenti dei collegi ad Aix. Di questi sei divennero preti diocesani ed uno un Fratello di San Giovanni di Dio. Rey e Jaeancard parlano di questo quale una “scuola apostolica”.

A parte i membri della Associazione della Gioventù, non abbiamo altre testimonianze che indicano esattamente quanti giovani vennero a vivere nella casa mentre facevano i loro studi ad Aix. Questa estensione agli studenti di Aix è interessante ed è un peccato che così tanti documenti furono distrutti o persi a causa dell’espulsione dei religiosi dalla Francia, e così non abbiamo ulteriori dettagli.

Questa aperture agli studenti continua oggi con tre progetti:

 Il Pause-Midi, dove circa 80 studenti si raccolgono ogni giorno nel nostro chiostro dalle 7:30 alle 14:00. È un luogo d’incontro per loro ed un luogo di presenza Oblata per ascoltarli.

 Il progetto Oser, dove abbiamo studenti che affittano camere ma anche regolarmente incontri come piccola comunità con gli Oblati. Ogni studente ha anche un impegno in un progetto nella città per aiutare gli altri. Collegato a questo c’è un progetto che aiuta gli studenti a trovare alloggio ad Aix.

 La Scuola di Missione, sebbene non abbia sede ad Aix, continua la tradizione della “scuola apostolica” di Eugenio con la formazione di giovani che partecipano alle attività missionarie con noi.

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