LE PRIME VOCAZIONI PER LA VITA RELIGIOSA OBLATA E IL SACERDOZIO

Oggi non ho un testo scritto di Eugenio, ma scrivo su alcune delle prime persone che si unirono a lui dopo il primo gruppo fondatore. Le loro vite e il loro ministero diede seguito al suo spirito e alle sue azioni.

Il Registro degli ingressi in Noviziato (conservato negli Archivi Generali, Roma) mostra chi erano i primi quattro novizi nei Missionari. Erano stati tutti membri dell’Associazione della Gioventù.

  • Hippolyte Courtès, che dopo la sua ordinazione rimase sempre vicino ad Eugenio come confidente e amico. Fu il superiore della comunità di Aix per gran parte della sua vita e assicurò una fedeltà allo spirito di Eugenio nella vita di comunità e nella sua importante azione missionaria.
  • Hilarion Bourrellier fu ordinato ma rimase con i Missionari solo per tre anni. Si unì al clero diocesano;
  • Jean Baptiste de Bausset rimase con i Missionari due anni, ma continuò a viverci come studente
  • Casimir Carles, il quale non continuò.

Degli altri membri dell’Associazione della Gioventù, altri dieci entrarono nel noviziato dei Missionari, tre dei quail continuarono come Oblati. [Jacques Marcou, Jean Baptiste Honorat e Léon Saboulin], ed un quarto che lasciò i Missionari per diventare prete diocesano e continuò a rimanere in contatto con Eugenio [Coulin].

Tra il 1816 ed il 1823, erano Eugenio e Tempier a formare i novizi secondo il loro spirito. I membri di questa infornata di novizi divennero bravi missionari e in qualche modo segnarono la Congregazione. Tra loro ne ho scelti quattro che furono destinati a diventare loro stessi importanti comunicatori dello spirito e lo zelo di Eugenio:

  • Jean Baptiste Honorat, che guidò il primo gruppo in Canada, e aprì la strada per una notevole storia missionaria nel Nord America;
  • Eugène Guigues, il primo Vescovo di Bytown che assicurò fedeltà allo spirito di Eugenio nello sviluppo della Chiesa a Ottawa, e fissò gli schemi per ciò a cui doveva assomigliare una “diocesi Oblata” nelle nazioni missionarie;
  • Jacques Jeancard, che lasciò gli Oblati dopo 12 anni di oblazione ma rimase “un Oblato nel cuore” ed un vicino collaboratore di Eugenio come prete diocesano. Nel 1858 divenne Vescovo Ausiliare di Eugenio a Marsiglia.
  • Hippolyte Guibert era un vicino confidente e consigliere di Eugenio e divenne il primo Oblato Cardinale di Parigi e costruttore del Santuario del Sacro Cuore a Montmartre
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ALCUNI SONO TRAINATI A RISPONDERE ALLA CHIAMATA DI GESÙ ATTRAVERSO LA GIOIA E LA GENEROSITÀ DELLE NOSTRE VITE

Una volta che Madame Gontier e le sue ragazze sgombrarono i locali, l’intero edificio del convento Carmelitano era disponibile per i Missionari. Con tante camere disponibili era adesso possibile ospitare altre persone.

Eugenio aveva iniziato con la sua Associazione della Gioventù tre anni prima, e questi giovani venivano alla casa di comunità ogni Giovedì e Domenica. Essi videro, con i propri occhi, come i Missionari vivevano, lo spirito fra di loro e lo zelo e la passione per la missione del primo gruppo entusiasta. A loro piaceva ciò che vedevano ed erano attratti a seguirli nei loro passi. Non è sorprendente, quindi, che i primi quattro novizi che vennero ad unirsi ai Missionari erano membri della Associazione della Gioventù di Eugenio.

Noi possiamo quindi capire cosa c’è alla base delle parole di Eugenio due mesi dopo, quando egli è fuori e scrive alla comunità di Aix:

Abbraccio i miei cari novizi e prego Dio di conceder loro la grazia di imitare le vostre virtù..

Lettera indirizzata a “I nostril cari fratelli, i missionari a Aix”,
luglio 1816, E.O. VI n.12

I primi novizi arrivarono poiché essi “volevano imitare” le virtù dei Missionari. Siccome la vocazione dei Missionari era di imitare le virtù e l’esempio di Gesù Cristo, noi abbiamo qui un esempio chiaro di carisma: seguire Gesù Cristo in una maniera che è comune ad un gruppo. Oggi, le nostre Costituzioni e Regole continuano questa spinta che risale ai nostri inizi come famiglia religiosa:

Cristo continua a chiamare alcuni uomini a seguirlo e a predicare il Regno. Dobbiamo essere consapevoli che, dalla gioia e dalla generosità delle nostre vite, altri sono invitati a rispondere a questa chiamata. Coglieremo ogni occasione per far conoscere l’urgenza delle necessità della Chiesa e del mondo e il modo con cui la Congregazione si sforza di rispondervi.

Costituzione 52

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GRAZIE ALLA GRAZIA DI DIO, LA VITA ED IL MINISTERO DEL PICCOLO GRUPPO COMINCIA A PRENDERE UNA FORMA PIÙ DEFINITA

Leflon ci dice che il 13 Maggio 1816, “Madame Gontier cedette l’uso dell’intera casa Carmelitana per Padre de Mazenod, in cambio di considerazione economica, dato che il suo collegio stava in ristrettezze economiche”. (Volume 2, p. 44).

L’avere più spazio diede ai Missionari l’opportunità di migliorare le loro aree abitabili e di diventare meglio organizzati. La lettera di Eugenio a suo padre dà un’indicazione delle idee che aveva, e la forza che viene fuori dalla sua convinzione che era la grazia Dio a rendere tutto possibile:

Per parlarvi di noi bisognerebbe avere più tempo di quello che ho perché ci sarebbe molto da dirvi. Credo che dovrò rimandare i dettagli al nostro primo incontro. In un colpo d’occhio, formare una fondazione, vederne gli elementi, riunirsi nonostante gli ostacoli che sembrano insormontabili alla saggezza umana, trovare uomini dediti all’opera di Dio, anche se mille ragioni, in apparenza buone, dovessero stornare questi uomini, di cui sono il più vecchio, dal produrre i frutti di salvezza che hanno obbligato la calunnia a tacere tanto sono stati sorprendenti; e tutto questo prima che si fosse convinti che il progetto, appena diffuso, fosse reale; sono prodigi di cui siamo testimoni e strumenti…

Lettera a C.A. de Mazenod, 1 maggio 1816, E.O. XIII n.3

Alcune note su questo testo.

– “Il nostro primo incontro”: il Presidente de Mazenod era ancora in esilio a Palermo, ed Eugenio provava con ogni mezzo immaginabile a rendergli possibile il ritorno in Francia.

– “Tra i quali io sono il più anziano”: Emmanuel Maunier e Pierre Mie erano 13 anni più vecchi di Eugenio, quindi presumibilmente egli qui si riferiva all’essere il più anziano come superiore della comunità.

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ALFONSO DE LIGUORI: UN MODELLO PER IL DISCERNIMENTO DELLA CRESCENTE COMUNITÀ MISSIONARIA

L’anno 1816 fu segnato dallo sviluppo, nella neonata comunità, della comprensione della propria vocazione e di come viverla fuori in risposta ai bisogni della Provenza. Una delle figure guida per Eugenio in questo processo fu Alfonso de’ Liguori, che faceva notizia a causa dell’annuncio della sua beatificazione nel 1816

Nato a Napoli un secolo prima di Eugenio, esistono alcune notevoli similitudini: Alfonso veniva da un ambiente legale; all’età di 27 anni cambiò la sua direzione di vita e andò in seminario; come giovane prete si dedicò ai giovani poveri di Napoli, quale talentuoso predicatore che portò molti alla conversione; a 34 anni fondò la Congregazione del Santissimo Redentore per predicare missioni nella lingua locale dei poveri ai villaggi rurali intorno a Napoli; la sua teologia morale era basata sulla misericordia del Redentore e combatté contro l’eresia Giansenista di negare i sacramenti alla gente; nella vita successiva divenne Vescovo di S. Agata. Non è da meravigliarsi che Eugenio fu attirato in modo naturale alla vita e all’esempio di quest’uomo che era morto nel 1787, ma la cui influenza continuava.

A maggio Eugenio scriveva a suo padre, che viveva a Palermo:

Vi prego di vedere i Missionari del Santo Redentore e di domandare loro di farmi avere le loro costituzioni e le loro regole, l’ufficio del loro Fondatore, la sua vita e un po’ delle sue reliquie, se è possibile, ma almeno una incisione abbastanza grande da poterla mettere nella nostra sala di comunità aspettando di poterla mettere nella nostra Chiesa. Ho studiato molto le sue opere e l’abbiamo preso come uno dei nostri patroni; vorremmo camminare sulle sue orme e imitare le sue virtù. Domandate e inviatemi molti dettagli su questi buoni padri che sono suoi discepoli e impegnateli a pregare il buon Dio per noi che ne abbiamo un grande bisogno per sostenerci in mezzo alle difficoltà e agli ostacoli che troviamo… Ho una parte dei suoi scritti, tra gli altri la sua teologia morale che mi piace molto e di cui ho fatto uno studio particolare quando avevo tempo per studiare…

Lettera a C.A. de Mazenod, 1 maggio 1816, E.O. XIII n.3

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AIX LUOGO DI DISCERNIMENTO NELLA VITA QUOTIDIANA

La storia della nostra famiglia finora:

  •  Siamo nell’anno 1816 e la comunità dei Missionari di Provenza si costituì a Aix en Provence il 25 gennaio.
  • Essi stilarono i fondamenti della loro vita insieme e li presentarono alle autorità Diocesane.
  • Iniziarono un tempo di preghiera e riflessione in ritiro per prepararsi ad esprimere i loro ideali in un modo pratico nella missione al villaggio di Grans, che quattro di loro iniziarono l’11 Febbraio. Henri Tempier stava alle spalle ad Aix per accudire la casa, la congregazione della gioventù ed il ministero locale che stava iniziando a prendere forma intorno alla nuova comunità.
  • La missione a Grans durò cinque settimane e si consolidò con attività e a fatica c’era tempo per fermarsi e riposare. I Missionari esausti ritornarono a Aix, con l’esperienza di aver lavorato insieme in missione che li aiutò a chiarire alcune delle loro idee. Icard fu espulso per non essere adatto a questo stile di vita (vedi sopra il 3 marzo 2011) e in Eugenio emerse la convinzione della necessità di un impegno più formale.
  • Pertanto egli ed Henri Tempier pronunciarono i loro voti durante il Giovedi Santo 16 Aprile.
  • La chiesa fu riparata e aperta al culto pubblico la Domenica delle Palme
  • Dopo Pasqua l’intera casa divenne disponibile ai missionari ed il loro tempo sarebbe stato speso ordinando la casa, preparandosi per la missione successiva e facendo crescere gradualmente la casa e la chiesa come luoghi di missione permanente.
  • La vita di comunità fu integrata dalla Messa e l’omelia quotidiana e le preghiere serali nella chiesa per il pubblico, gli incontri per la congregazione della gioventù ogni Giovedì e Domenica, le confessioni tre giorni della settimana in chiesa, iniziando ad accogliere persone per i ritiri.

Tutto questo crebbe gradualmente così come i Missionari risposero alle situazioni intorno a loro e la loro missione si sviluppò e diventò più chiara.

Oggi continuiamo a vivere la stessa dinamica nella nostra casa ad Aix. Così come Eugenio e i suoi primi compagni provarono a discernere la volontà di Dio e la strada per loro con gli strumenti delle loro attività quotidiane, allo stesso modo lo stesso slancio continua oggi quando la Congregazione Oblata è coinvolta nel discernimento per la costituzione di una comunità internazionale qui con una missione un po’ diversa che oggi esercitiamo. Qualsiasi sia la direzione che debba essere decisa, l’obiettivo sottostante è essere fedeli alla ispirazione fondante di Eugenio e rispondere alle richieste che il 21° secolo ci pone.

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OBLAZIONE: I NOSTRI DESIDERI FURONO ESAUDITI

… e pregammo questo divin Maestro, se era sua volontà, di benedire la nostra opera, di condurre i nostri compagni di allora e quelli che si sarebbero uniti a noi nel futuro, a capire quanto valore avesse questa oblazione totale di sé, fatta a Dio per servirlo esclusivamente e consacrare la propria vita alla diffusione del suo Santo Vangelo e alla conversione delle anime. I nostri desideri furono esauditi».

Rambert I, p. 187

“I nostri desideri furono esauditi.” Noi vedremo come, due anni dopo, nel 1818, tutti i membri del gruppo di Missionari formeranno una congregazione religiosa e faranno un atto pubblico di oblazione attraverso la professione dei consigli evangelici.

“I nostri desideri furono esauditi.”. Da allora più di 14000 Oblati hanno fatto la loro oblazione per la vita nella Congregazione. Migliaia di laici hanno fatto qualche forma di impegno a vivere l’oblazione nelle proprie situazioni nelle loro famiglie, nel lavoro e condividendo il ministero Oblato. Quarantaquattro congregazioni religiose o istituti secolari di vita consacrata sono nati intorno all’ispirazione del carisma di Eugenio. L’oblazione è certamente il cuore e il legame della famiglia Mazenodiana.

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OBLAZIONE: UNA PREGHIERA AFFINCHÈ TUTTI NOI CAPISSIMO IL VALORE DELL’OBLAZIONE

Essi erano così convinti dell’azione di prendere questi voti, che vollero condividere con ciascuno cosa stavano sperimentando. Pregavano che i loro altri compagni venissero allo stesso apprezzamento:

… e pregammo questo divin Maestro, se era sua volontà, di benedire la nostra opera, di condurre i nostri compagni di allora e quelli che si sarebbero uniti a noi nel futuro, a capire quanto valore avesse questa oblazione totale di sé, fatta a Dio per servirlo esclusivamente e consacrare la propria vita alla diffusione del suo Santo Vangelo e alla conversione delle anime. ».

Rambert I, p. 187

Trovo toccante che in quella notte si pregò per “quelli che si sarebbero uniti a noi nel futuro”. Ciò significa che Eugenio pregava per me e per tutte le altre persone che si sono unite al suo sogno come parte della più ampia famiglia Mazenodiana! La preghiera di Eugenio riflette la preghiera di Gesù nell’Ultima Cena: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me, perché tutti siano una sola cosa.” (Giovanni 17, 20)

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OBLAZIONE: LA GIOIA DELLA COMUNIONE

… Assaporammo la nostra gioia per tutta questa bella notte alla presenza di Nostro Signore, ai piedi del magnifico trono su cui l’avevamo messo per la messa dei presantificati dell’indomani…

Rambert I, p. 187

Leggendo la descrizione di Eugenio della notte dei loro voti siamo capaci di sentire la bellezza del gesto di oblazione e l’importanza che aveva per lui. Da come egli parla della gioia e delle ore trascorse assaporando la profondità del momento, è un’esperienza di intimità con Gesù nella sua presenza Eucaristica alla quale si riferisci in altri scritti. Nel 1830, per esempio, egli scrisse a Henri Tempier:

Stamane, prima della comunione, ho avuto l’audacia di parlare al nostro buon Maestro con lo stesso abbandono con cui avrei potuto farlo se avessi avuto la fortuna di vivere quando visse quaggiù ed io mi fossi trovato nei medesimi pasticci. Dicevo la messa in una cappella privata e non ero disturbato dalla presenza di alcuno. Gli ho esposto le nostre necessità, ho domandato i suoi lumi e la sua assistenza; poi mi sono interamente affidato a lui, non volendo assolutamente null’altro che la sua volontà. Con queste disposizioni poi ho fatto la comunione. Appena bevuto il preziosissimo Sangue mi è stato impossibile sottrarmi all’abbondanza di consolazioni interiori e mi è stato necessario, nonostante gli sforzi per non tradire davanti al fratello inserviente quel che si passava nel mio animo…

Lettera a Henri Tempier, 23 agosto 1830, E.O. VII n. 59

Meditando sulla prima celebrazione di Giovedì Santo dei Missionari mi viene da pensare alla preghiera di Gesù durante l’Ultima Cena, dove egli invita gli apostoli alla comunione con suo Padre: “E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.” (Giovanni 17, 26). Nello spirito della promessa di Gesù durante il primo Giovedì Santo a Gerusalemme: “Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Giovanni 16,24) – noi possiamo capire qualcosa della pienezza della gioia sperimentata il Giovedì Santo 1816 ad Aix en Provence

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OBLAZIONE: CIÒ CHE TU VUOI È CIÒ CHE NOI VOGLIAMO

In breve, io e p. Tempier decidemmo che non si poteva rimandare oltre e il giovedì santo (11.4.1816), mettendoci tutti e due sotto l’impalcatura del trono della Reposizione che avevamo costruito sull’altare maggiore della Chiesa della Missione, nella notte di questo santo giorno facemmo i nostri voti con una gioia indicibile.
Assaporammo la nostra gioia per tutta questa bella notte alla presenza di Nostro Signore, ai piedi del magnifico trono su cui l’avevamo messo per la messa dei presantificati dell’indomani …

Rambert I, p. 187

Eugenio ed Henri Tempier, avendo le stesse idee in merito alla necessità di un impegno formale con Dio e con gli altri per amore della missione, fecero dei voti privati. Eugenio non ci dice il contenuto esatto di questi voti ma sembra, dal contesto e dagli eventi successivi, che fossero incentrati sulla obbedienza a Dio e a ciascun altro nella ricerca di vivere la vita di ogni giorno in comunione con Dio.

La descrizione di Eugenio della situazione è importante. È il Giovedì Santo e l’ora della preghiera all’”Altare della Reposizione” (dove si tiene l’Eucaristia per la distribuzione nel servizio del Venerdì Santo, che era conosciuta a quel tempo come la “Messa del Pre-Santificato”). Questo tempo di riflessione richiama l’ora passata da Gesù nel Giardino del Getsemani in preghiera battendosi per vivere gli avvenimenti in piena comunione con il Padre in quel momento. Il “ non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Marco 14, 36) di Gesù al Padre diventa l’impegno al “ non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” di Eugenio e Henri Tempier al Padre – e di conseguenza la chiave per capire il significato dell’oblazione.

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OBLAZIONE: CREARE UN LEGAME DI COMUNIONE TRA LE PERSONE NELLO STESSO VIAGGIO VERSO DIO

Il mio pensiero fisso fu sempre che la nostra piccola famiglia doveva consacrarsi a Dio e al servizio della Chiesa con i voti religiosi
La difficoltà consisteva nel far gustare tutto questo ai miei compagni ed era una dotttrina un po’ severa per chi incominciava soprattutto considerando il nostro tempo in cui si era perduta la traccia di questa tradizione all’uscire da una rivoluzione che aveva disperso, io direi quasi distrutto, tutti gli Ordini religiosi. Ne parlai, quindi, col primo di loro, p. Tempier, che avevo scelto come mio direttore e che mi aveva preso come suo direttore. Rimase affascinato da questa proposta, che rispondeva ai suoi desideri, e fummo d’accordo, p. Tempier e io, di dar seguito a questo progetto. Non ho trovato Deblieu così docile a questa ispirazione; l’indegno Icard era stato mandato via al ritorno dalla nostra prima missione; non so dove si trovasse, in quel momento, il buon Mye, verosimilmente in missione da qualche parte perchè, per lui, era un bisogno essere sempre in azione.

Rambert I, p. 187

La consacrazione prevedeva un vincolo con Dio, e un legame tra coloro che avevano fatto questo passo.

Nella “piccola famiglia” di Eugenio i suoi ambiziosi ideali erano condivisi da Henri Tempier, ma inizialmente non da altri. I suoi primi compagni certamente non raggiungevano lo stato ideale di perfezione che egli desiderava fin da subito. (Vedi sopra febbraio 12, 2011 e marzo 3, 2011).

L’impaziente Eugenio ha dovuto aspettare ancora due anni prima che altri fossero stati pronti a fare questo enorme passo!

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