È POSSIBILE CHE LA NOSTRA PAZIENZA NON ABBIA SMORZATO LA COLLERA DI QUESTI PARROCI?

L’annullamento del Concordato tra il Papa e il Re di Francia comportò un ritardo di due anni dell’arrivo del nuovo Arcivescovo a Aix. Nel frattempo il Vicario Capitolare continuò la propria amministrazione e ai Missionari veniva concesso di continuare il loro lavoro nonostante le continue critiche e l’opposizione di alcuni preti.

E possibile che la nostra pazienza non abbia smorzato la collera di questi bravi parroci? Ciò che mi affligge di più è che tali persone con disposizioni così contrarie alla carità non si astengano dal salire all’altare. Se io avessi avuto la disgrazia di aver commesso la centesima parte di quanto essi si son permessi, avrei celebrato i santi misteri non solo dopo aver domandato perdono a Dio ma dopo aver riparato il male fatto al prossimo. Ed è gente con un piede nella fossa! Come li compiango! Ma, a parte l’offesa di Dio che reputo gravissima, non mi do gran pena del loro malanimo.
Quanto alle ciarle vergognose sul mio conto ne rido di compassione. Se avessi avuto così poco timor di Dio quanto ne hanno essi, me li sarei giocati. Ma a Dio non piaccia ch’io abbia soltanto pensato di ripagare ad essi male per male; al contrario vorrei far loro tutto il bene che essi stessi si augurano.

Lettera a Henri Tempier, 24 novembre 1817, E.O. VI n. 30

Riguardo all’infelicità dei preti, non posso non condividere questa frase di S. Teresa d’Avila:

Come mai tutti quei preti sono così seri e predicano tutta quella oscurità?
Non credo che Dio li stuzzichi ancora.
Caro – sbrigati!

Posted in lettere | Tagged | Leave a comment

PAUSA PER NATALE

Sant’Eugenio ci parlerà di nuovo il lunedì 09 gennaio.

Vi ricordo che tutti gli scritti del blog (413) sono sempre sul sito. Potete anche cercare delle parole o dei temi usando il “search” della homepage.

Buon Natale!

La crèche provençale

Posted in Uncategorized | Leave a comment

200 ANNI FA: CELEBRARE I SANTI MISTERI PER LA PRIMA VOLTA

Mamma cara, unitevi a me nella notte di Natale, partecipate ai santi misteri a Aix mentre io ad Amiens, nella più fervorosa delle comunità [ed. le Suore del S. Cuore], li celebrerò per voi; ognuno per conto suo parlerà al nostro buon Maestro il quale certissimamente non saprebbe rifiutare nulla in un giorno così bello…

Lettera a sua madre, 8 dicembre 1811, E.O. XIV n. 96

 Dopo l’ordinazioni sacerdotale era l’usanza di continuare il ritiro per qualche giorno di preparazione prima di celebrare la prima Messa:

Vi lascio, ottima e cara mamma: lascerò passare ancora tre giorni per abituarmi all’idea che sono sacerdote e prepararmi a celebrare i divini misteri la notte dolcissima in cui il nostro amabile Salvatore nacque in una stalla.

Lettera a sua madre, 21 dicembre 1811, E.O. XIV n. 96

Le intenzioni delle prime messe erano:

Prima messa della notte di Natale: per me.
Per ottenere il perdono dei miei peccati, l’amor di Dio sopra ogni cosa e la carità più ampia per il prossimo;
un dolore immenso per avere offeso un Dio così buono e così amabile; la grazia di riparare i miei peccati con una vita intera unicamente impiegata al suo servizio e alla salvezza delle anime;
lo spirito di Gesù Cristo,
la perseveranza finale e anche il martirio o almeno la morte al servizio degli appestati, o qualsiasi altro genere di morte per la sua gloria o la salvezza delle anime.
Per ottenere inoltre libertà di spirito nel servizio di Dio…
…la grazia di farmi conoscere la sua santa volontà: 1° circa il genere di apostolato che devo abbracciare; 2° circa le azioni giornaliere, per quanto poco importanti possano apparire, e un’attenzione costante alla sua voce interiore per non far nulla che non sia secondo il suo beneplacito.
Seconda messa di Natale: per la liberazione dal purgatorio della mia carissima nonna.
Terza messa di Natale: per mio padre, mia madre, mia sorella, i miei cari zii, mia nipote, mio cognato, mio cugino e tutti gli altri parenti considerati globalmente. Per i loro bisogni spirituali e temporali, ma specialmente per la loro conversione o perseveranza finale.
Il 26 dicembre, giorno di s. Stefano: per il mio caro amico Charles Forbin de Janson e tutti i diaconi della santa Chiesa di Dio: per la loro perseveranza finale e il loro totale impegno al servizio di Dio e della Chiesa.

Intenzioni delle mie messe dal 25 al 26 dicembre 1811, E.O. XIV n.100

Posted in lettere | Tagged | Leave a comment

200 ANNI FA: NEL MIO CUORE NON C’È ALTRO CHE AMORE

Il giorno dopo la sua ordinazione sacerdotale Eugenio scrive al suo direttore spirituale:

La mia lettera non è potuta partire ieri. Padre carissimo, nel mio cuore non c’è altro che amore; e vi scrivo mentre ne sono traboccante, servendomi di un’espressione adoperata dall’Apostolo in una circostanza come quella in cui io mi trovo.

La sua esperienza dell’ordinazione ricorda l’esperienza del Venerdì santo:

Se in fondo all’animo rimane ancora il dolore dei peccati che mi accompagna sempre l’amore gli ha conferito un altro carattere. È mai possibile, amor mio dolcissimo, che abbia potuto offendervi? Possibile che abbia potuto offendervi, offender voi che in questo momento mi sembrate così pieno di fascino? Sarà vero che un cuore che vi ama tanto quanto il mio abbia potuto contristarvi in maniera anche lievissima? E due fontane di lacrime scorrono con pace e dolcezza mentre l’anima è invasa di un rapimento inesprimibile, come sono inesprimibili tanti altri sentimenti che si agitano dentro di me…
Sono sacerdote! Bisogna esserlo per comprenderlo: il solo pensarci provoca in me impeti di amore e di riconoscenza, e considerando qual peccatore io sia l’amore si accende maggiormente. “Io non vi chiamo più servi” (Gio 15, 15)… “tu hai sciolto i miei legami. ti offrirò un sacrificio di ringraziamento” (Sal 115, 16 17). “Che darò all’Eterno [in cambio di tutti i benefici che mi ha fatto?] (Sal 115, 12). Sono espressioni pari a frecce che infiammano questo cuore così freddo fino ad oggi.

Lettera al suo direttore spirituale, p. Duclaux, 22 dicembre 1811, E.O. XIV n. 98

Posted in lettere | Tagged , | Leave a comment

200 ANNI FA: LA LUCE DELL’ORDINAZIONE CHE TRASFORMA

Il giorno della sua ordinazione, Eugenio ha scritto al suo direttore spirituale per raccontargli come stava vivendo il momento:

Carissimo e ottimo padre, vi scrivo in ginocchio, prostrato, inabissato, annientato per mettervi a parte di quel che il Signore, nella sua immensa e incomprensibile misericordia, ha operato in me.
Sono sacerdote di Gesù Cristo; ho già offerto una prima messa insieme al vescovo consacrante; sì, sono proprio io, peccatore miserabile di cui conoscete tutte le miserie, che ha immolato l’Agnello senza macchia, immolatosi, se non altro, per mezzo mio. Padre mio carissimo, credo di sognare quando penso a ciò che sono.
Gioia timore fiducia dolore amore si susseguono a ripetizione nel mio cuore; ma il pensiero che mi è più familiare e nel quale mi immergo perdutamente è questo: dunque il mio Dio tanto buono si vendica di tutte le mie ingratitudini facendo per me, benché Dio, quanto non potrebbe fare di più? E potrei ancora esser tentato di offenderlo? Questo è il momento di rispondere: piuttosto mille volte morire!

Lettera al suo direttore spirituale, p. Duclaux, 21 dicembre 1811, E.O. XIV n. 98

Posted in lettere | Tagged , | Leave a comment

OGGI 200 ANNI FA: IL MIRACOLO È AVVENUTO

Durante il suo ritiro a Amiens, Eugenio scrive a sua madre :

Vi abbraccio, mamma carissima, e vi stringo teneramente al mio cuore che è tutto vostro dopo Dio. Sapete che l’ordinazione avrà luogo il 21, festa di s. Tommaso apostolo. Mi imporranno le mani verosimilmente tra le 8 e le 10 del mattino. Raddoppiate le preghiere per me in quel giorno.

Lettera a sua madre, 8 dicembre 1811, E.O. XIV n. 96

Il giorno dell’ordinazione scrive dopo la cerimonia:

Ottima e carissima mamma, il miracolo è avvenuto: il vostro Eugenio è sacerdote di Gesù Cristo. È detto tutto in questa sola parola che comprende tutto.
Nel più profondo annientamento di me stesso, con la fronte nella polvere vi annuncio una meraviglia così grande operata in un peccatore altrettanto grande come me.
Cara mamma, non ho la forza di dirvi di più. Lo stato di grazia in cui mi ha posto un sacramento così meraviglioso rende prezioso ogni momento; perciò è necessario chiudermi nel più profondo raccoglimento per assaporare la felicità e la gioia che piacerà al Signore di offrirmi… Che cosa potrei dirvi? Le lacrime sgorgano, che dico?, scendono a rivoli; dovrebbero essere inesauribili perché sono alimentate dall’amore più tenero e sono l’espressione della più dovuta riconoscenza, sentimento che mi accompagnerà fino all’eternità beata.
Vi lascio, ottima e cara mamma: lascerò passare ancora tre giorni per abituarmi all’idea che sono sacerdote e prepararmi a celebrare i divini misteri…
Finisco abbracciandovi e felicitandomi con voi per quel che sono. Se sarò fedele sarò la vostra gloria per tutta l’eternità; un pensiero che mi porterebbe molto lontano.
Addio a tutti, vi stringo tutti al cuore, aggiungendo che poggiando le ginocchia a terra dinanzi al mio crocifisso vi benedico tutti, supplicando il Signore di cui sono l’indegno ministro di accrescere e perfezionare le vostre virtù spandendo continuamente nelle vostre anime i frutti abbondanti della sua grazia che ci ha meritati versando il suo sangue per noi sul Calvario. E la sua pace, la sua pace santa sia sempre con voi.

Lettera a sua madre, 21 dicembre 1811, E.O. XIV n. 96

Posted in lettere | Tagged | Leave a comment

200 ANNI: IL GIORNO PRIMA DELLA SUA ORDINAZIONE SACERDOTALE

Esattamente duecento anni fa, nei giorni precedenti la sua ordinazione Eugenio ha fatto un ritiro di tre settimane. Eugenio chiede per il ritiro e il suo sacerdozio la grazia di svuotarsi totalmente “così che lo Spirito Santo, non incontrando più ostacoli alle sue divine operazioni, possa restare in me in tutta la sua pienezza, riempiendo ogni cosa in me con l’amore di Gesù Cristo mio Salvatore”.

Le grazie del suo cammino di conversione a Gesù Salvatore e la sua esperienza del Venerdì santo sono qui chiaramente riconoscibili per il futuro Cooperatore di Gesù Salvatore. L’attenzione di Eugenio orbita intorno all’amore del Salvatore.

O mio Signore, Padre mio, amor mio, fate voi che io vi ami; non chiedo altro perché so che tutto consiste in questo. Concedetemi il vostro amore.

E prega:

Mio Dio! raddoppiate, triplicate, moltiplicate le mie forze per amarvi non solo quanto posso amarvi io – non sarebbe nulla – ma quanto vi hanno amato i santi, vi ha amato e vi ama la vostra Madre Santissima. Mio Dio, non è ancora abbastanza; perché non dovrei potervi amare quanto vi amate voi medesimo? Lo so che è impossibile, ma il desiderio è possibile, perché lo formulo con tutta la sincerità del mio cuore e di tutta la mia anima.
Sì, mio Dio, vorrei amarvi quanto vi amate voi stesso; solo così penso di poter riparare la mia ingratitudine.

 Note di ritiro prima della sua ordinazione sacerdotale, 1-21 dicembre 1811,
E.O. XIV n.95

Posted in diario | Tagged , , | Leave a comment

SCOPRIRE LA PRESENZA DI DIO NELLE SOFFERENZE

Il 31 ottobre Eugenio risponde alla lettera di sostegno della sua comunità di Aix.

Sono pagine piene di riferimenti biblici, che ci mostrano quanto Eugenio fosse edotto nella Scrittura, e come le sue letture e il suo studio quotidiano permeassero il suo pensiero.

Miei cari e buoni fratelli, vi riconosco dalla lettera che mi avete scritto con la data del 23. Allora, sarò degno di voi. Soffriamo per il Signore, perciò non ci lasceremo abbattere: “È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno,” (ed. II Tim 1,12). Il demonio l’avrebbe vinta sulla nostra debolezza perché le anime redente da Nostro Signore resterebbero abbandonate. Continuiamo dunque a lavorare come bravi soldati di Gesù Cristo: “Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù (II Tim 2,3). In fondo che importanza ha che alcuni si siano messi contro di noi? L’apostolo S. Paolo fu più bistrattato di noi; perché non soltanto fu abbandonato da Demas ma s’imbatté in un tale Alessandro che gli procurò molti guai, mentre i cristiani dell’Asia gli voltarono le spalle: “perché Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato e se n’è andato… Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere… Tu sai questo: che tutti quelli che sono in Asia mi hanno abbandonato,” (II Tim 4,10,14 ;1,15). Quando poi dové difendere la sua causa dinanzi all’imperatore nessuno gli rimase al fianco, ma tutti l’abbandonarono: “Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato” (II Tim 4, 15). Ma non per questo si perdette d’animo e col potente aiuto di Dio portò a termine quanto il suo ministero gl’imponeva, e fu libero dalle fauci del leone: [II Tim 4:17] Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte, affinché per mezzo mio il messaggio fosse proclamato e lo ascoltassero tutti i pagani; e sono stato liberato dalle fauci del leone”(II Tim 4,17). In realtà sarebbe follia voler faire il bene e non subire contrasti: “ “tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati.“ (II Tim 3,12). San Paolo ne incontrò dappertutto ma il Signore gli venne sempre in aiuto. Abbiamo la fiducia incrollabile che altrettanto avverrà a noi: e mie persecuzioni, le mie sofferenze, quello che mi accadde ad Antiochia, a Iconio e a Listra. Sai quali persecuzioni ho sopportate; e il Signore mi ha liberato da tutte. (II Tim 3,11…)

Lettera a Henri Tempier e Emmanuel Maunier, 31 ottobre 1817,E.O. VI n. 28

L’annullamento del Concordato voleva anche dire che l’arrivo dell’Arcivescovo di Aix sarebbe stato ritardato di due anni. Quando infine, nel 1819, l’Arcivescovo prese dimora ad Aix, i rapporti con i Missionari e con Eugenio erano cordiali ed egli li ringraziava per il lavoro che svolgevano nella sua diocesi. In futuro avremo modo di seguire questo rapporto che attraverso’ anche periodi burrascosi.

Posted in lettere | Tagged , | Leave a comment

SIAMO UNITI, ABBIAMO DI MIRA SOLTANTO DIO E AVREMO UNA BASE SOLIDISSIMA

“Siamo uniti, abbiamo di mira soltanto Dio e avremo una base solidissima.” Pressato su tutti i fronti, Eugenio si confronta apertamente con i suoi più stretti compagni sulla situazione che stanno vivendo. E’ convinto che Dio li abbia chiamati a vivere la loro oblazione tra i poveri della Provenza, e dunque devono sopportare pazientemente tutte le difficoltà in modo da essere fedeli alla loro vocazione.

Benché vi abbia scritto a lungo l’altro giorno, prendo ancora in mano la penna per dirvi delle mie disposizioni e tranquillizzarvi. Io sono assolutamente sereno, propenso a continuare con tutta l’anima le opere buone iniziate. Non ho intenzione di lasciare il sud dove il nostro ministero può essere fruttuosissimo…
Se è assolutamente impossibile sistemarsi a Aix e il vescovo si ostina al punto di privare la sua diocesi di tutto il bene che potremmo fare, andremo altrove. Molto duro al mio cuore abbandonare Aix, ma il sacrificio non sarebbe vano; tuttavia questa sarà la soluzione estrema: dipenderà dall’arcivescovo…
Credo perciò che è opportuno pazientare per aver il tempo di decidere il meglio Siamo uniti, abbiamo di mira soltanto Dio e avremo una base solidissima.

Lettera a Henri Tempier e Emmanuel Maunier, 22 ottobre 1817,E.O. VI n. 26

Posted in lettere | Tagged , | Leave a comment

LA COMUNITÀ É SEMPRE CON LUI

La risposta della comunità venne inviata ad Eugenio da Henry Tempier: ad Aix i Missionari erano uniti ad Eugenio e lo incoraggiavano ad accettare quello che stava succedendo in uno spirito di comunione con le umiliazioni sofferte da Gesu’ stesso:

Nostro caro superiore,
Bisogna confessare che Dio ci tratta con molta bontà dato che ci ha resi partecipi dei doni che ha fatto al suo stesso Figlio. Permetterete che non ci separiamo da voi anche se sembra che queste umliazioni vi siano personali… Piacesse a Dio che la Provvidenza ci trattasse sempre così e, soprattutto, che vi corrispondiamo. La nostra povera famiglia, molto umiliata, molto disprezzata, presto diventerebbe tutta santa e, allora, che frutti ! « Mille cadono a destra e diecimila a sinistra » dice S. Francesco di sales. Niente resisterebbe e, per parlare col suo linguaggio “Se noi saremmo grandemente umiliati, Dio sarebbe grandemente glorificato”. Tutto andrebbe bene, diceva l’ammirevole, il santo M. Boudon, se il povero arcidiacono è proprio distrutto. Perdonerete la mia semplicità nel ripetervi quello che sapete meglio di me e, soprattutto, quello che sapete praticare meglio. Come non potremmo seguire il vostro esempio?

Lettera di Henri Tempier a Eugenio de Mazenod, 23 ottobre 1817,
in Rambert I p. 250

Posted in Uncategorized | Tagged , | Leave a comment