COMUNITÀ: VOI SARETE LA MIA FORZA

Completamente umiliato e incerto sulla direzione da prendere, Eugenio si rivolge allora alla sua comunità di Aix. Ha bisogno del loro supporto e della loro forza per potere avanti:

Vi prego, cari amici, di consultarvi dinanzi al Signore per sapere che cosa dobbiamo fare; mettete da parte ogni considerazione umana, guardate a Dio, alla Chiesa, alle anime da salvare: io mi conformerò ai vostri desideri, pronto come sono a bere il calice sino alla feccia. Tenete presente che le umiliazioni spettano a me; in tutta questa faccenda voi non ci siete entrati.
L’arcivescovo sembra molto ben disposto per le missioni, ma bisogna aspettare che ci rifili da ogni lato; ascolterà soltanto i nostri nemici di cui ha paura.
Il mio primo impulso è stato di lasciarlo perdere; ma con l’aiuto di Dio farò tutto il contrario…
Riflettete e decidete voi; io mi sento forte abbastanza per sopportare gl’insulti che mi aspettano, se sarò sostenuto dalla vostra virtù, incoraggiato dalla vostra rassegnazione: voi sarete la mia forza e ci consoleremo a vicenda del trionfo dei cattivi; la devozione delle pianticelle che crescono attorno a noi ci ripagherà di tante sofferenze.
Certo io ne uscirò profondamente umiliato perché si pensa ch’io tengo molto all’attività intrapresa; ma sarà un’umiliazione utile per altro verso, poiché ci tengo tanto poco che in questo momento l’atto più eroico di virtù che io possa compiere, la più grande vittoria che la grazia possa riportare sulla natura, è di farmi incassare il colpo…
Eccovi messi al corrente delle cose e degli uomini; rispondetemi subito, la vostra risposta deciderà della mia condotta; ma non c’è tempo da perdere. Addio, cari amici; quando voglio consolarmi, penso a voi che amo con tutto il cuore..

Lettera a Henri Tempier e Emmanuel Maunier, 19 ottobre 1817, E.O. VI n. 25

 

 

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EVITARE UN VIOLENTO SCOPPIO D’IRA ISPIRATO DALLA VENDETTA

L’orgogliosa natura di Eugenio l’avrebbe spinto istintivamente ad esplodere in un violento scoppio d’ira volto alla vendetta:

La natura perversa che bisogna crocifiggere, in quest’occasione sarebbe lieta se andassi a notificare a mons l’Arcivescovo con un tono sdegnoso proporzionato alle offese subite,
che abbandono la sua diocesi,
mi riprendo la proprietà della casa per farne quel che mi pare e piace,
abbandono in sua balia la gioventù,
lascio ricadere sui responsabili tutta l’odiosità di questi provvedimenti cui mi hanno costretto le loro indegne maniere di agire,
comunicando alla stampa, ne siano certi, quello che ho fatto di bene per il mio paese e gli ostacoli frapposti continuamente dall’interesse e dalla gelosia, ecc.

Per fortuna prevalse il buon senso ed Eugenio si controllo’!

Ma Dio me ne chiederebbe conto, e non lo farò a meno che voi non siate disposti a lasciar perdere tutto.

Lettera a Henri Tempier e Emmanuel Maunier, 19 ottobre 1817, E.O. VI n. 25

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HO CONTROLLATO LA MIA RABBIA SOLO PER IL BENE DELLA MISSIONE, DELLA CONGREGAZIONE E DELLE ANIME CHE ASPETTANO LA SALVEZZA DAL NOSTRO MINISTERO

Sebbene nel suo primo incontro l’Arcivescovo fosse stato cordiale, la situazione era presto cambiata:

Ma parrebbe che nel frattempo i nostri nemici abbiano messo in moto vari ingranaggi e sono arrivati a far cambiare opinione all’arcivescovo

Lettera a Henri Tempier, 9 ottobre 1817, E.O. VI n. 24

In effetti i parroci di Aix avevano contattato il nuovo Arcivescovo, cosi’ come Eugenio comprese nell’incontro successivo

Mi è stata necessaria una grazia singolare per non prender di petto il Prelato che si è lasciato circuire al punto da piegare la testa di fronte alle passioni di uomini che ci ostacolano e ci perseguitano da tanto tempo…
È stato il più grande sacrificio del mio amor proprio. Conversando col Prelato fui tentato venti volte di piantarlo… Ma la Missione, la Congregazione, le anime che aspettano la salvezza dal nostro ministero mi inchiodarono a una croce che la natura riusciva appena a sopportare.
Mi diede torto in tutto e diede partita vinta ai parroci… Quando manifestavo al Prelato il disappunto per essere così mal ricompensato per la mia totale abnegazione, Monsignore tirava fuori testi della Scrittura per provare che bisognava ripetere sinceramente col profeta: “elegi abiectus esse in domo Dei”, che bisognava premunirsi contro l’orgoglio farisaico che si compiace delle riverenze sulle pubbliche piazze, occupa i primi posti, indossa bei paramenti, e che lui era libero di nominarmi o no vicario generale… Questa fra tante fu la sola affermazione ragionevole; ma erano questioni di lana caprina: era stato lui ad affermare che mi avrebbe fatto vicario generale,
a lui la cosa era venuta in testa, e se io non avevo rifiutato era stato perché pensavo che la nomina mi sarebbe stata utile per far rispettare di più la nostra opera..
Ci siamo lasciati da buoni amici, cioè mi ha abbracciato due o tre volte; come se le ferite che lacerano il cuore potessero cicatrizzarsi passando una spugna sul viso.

Lettera a Henri Tempier e Emmanuel Maunier, 19 ottobre 1817, E.O. VI n. 25

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L’ARCIVESVOVO DI AIX MI HA RICEVUTO A BRACCIA APERTE E MI HA PROPOSTO DI DIVENTARE SUO VICARIO GENERALE

Sento, mio caro amico e buon fratello, che il mio soggiorno prolungato a Parigi esige qualche spiegazione…
Mi rimane un ultimo compito da condurre a termine: mons. de Bausset, arcivescovo eletto di Aix, è arrivato mentre ero in ritiro. Mi aveva scritto egli stesso per congratularsi della nomina di mio zio; mi diceva nella lettera che aveva scritto a suo nipote, prefetto di Marsiglia, manifestandogli il suo compiacimento; aggiuneva che considerava mio zio infinitamente più adatto di lui all’arcivescovato di Aix, ecc.
Vado a trovarlo e mi riceve a braccia aperte, entra in mille particolari sulla diocesi e finisce col dirmi che ha in progetto di fare piazza pulita e di no-minarmi vicario generale con accanto un’altra persona di cui mi fece il nome

Eugenio si preparava ad accettare perfino l’incarico di Vicario Generale di Aix, perché cio’ gli avrebbe garantito l’autorità necessaria all’interno dell’Arcidiocesi per proteggere gli interessi dei Missionari. Era proprio il momento adatto, dato che la ricostituzione della Diocesi di Marsiglia sembrava incerta.

C’era di che rallegrarsi, io credo, perché era quello che ci voleva. Non ch’io ci tenga a essere vicario generale: è cosa che mi lascia indifferente, anzi credo che mi sarebbe di gran peso; ma i vantaggi per la nostra opera sarebbero incalcolabili, e questi soli vedevo.

Lettera a Henri Tempier, 9 ottobre 1817, E.O. VI n. 24

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IL NUOVO ARCIVESCOVO DI AIX

La nomina di Fortuné de Mazenod a Vescovo di Marsiglia rappresentava una protezione per i Missionari nel lungo periodo, ma non risolveva nell’immediato la minaccia rappresentata dai preti delle parrocchie di Aix, che metteva a rischio l’esistenza stessa del gruppo. Alla fine del settembre del 1817 la conclusione del Concordato con il Papa inizio’ a farsi incerta e con essa la ricostituzione della Diocesi di Marsiglia.

Quando Eugenio arriva a Parigi, nel luglio del 1817, stava per essere annunciato il nuovo Arcivescovo di Aix. Era con lui che Eugenio doveva parlare per assicurare la continuazione dei Missionari nella città di Aix. Di conseguenza, la sua permanenza a Parigi

si protrarrà finché non abbia visto e conosciuto il nuovo arcivescovo di Aix dovendo sbrigare con lui le nostre faccende. Da parte del Governo per ora non c è nulla da fare .

Lettera a Henri Tempier, 26 luglio 1817, E.O. VI n. 18

Il nome del nuovo Arcivescovo venne annunciato l’8 agosto del 1817. Si trattava di Ferdinando de Bausset, un uomo che aveva un’ottima opinione di Eugenio. Suo nipote era uno dei novizi dei Missionari ad Aix, e l’Arcivescovo aveva scritto ad Eugenio in termini lusinghieri:

Devo solo pregare il Signore di confermare quanto ha oeprato in lui e di renderlo, un giorno, un degno ministro dei suoi altari, insomma di farne un altro voi.

Lettera del Vescovo de Bausset a Eugenio de Mazenod, 20 ottobre 1816, in Missions, 79 (1952), 117-19

Il futuro di Eugenio e dei Missionari sembrava brillante…

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I SOGNI DEI DE MAZENOD SI INFRANGONO

Avendo un reddito assicurato, che avrebbe garantito un migliore tenore di vita nella loro terra natale e vicino alle loro famiglie, i tre fratelli de Mazenod arrivarono a Marsiglia il 27 Dicembre, ricongiungendosi felicemente con Eugenio dopo 15 anni di separazione. Fortuné venne accolto dalla autorità civili, militari e religiose come se fosse già Vescovo di Marsiglia.

Tali rosei sogni si sarebbero presto infranti!

Mentre i tre fratelli erano in viaggio dalla Sicilia, Eugenio gli aveva inviato una lettera avvisandoli che erano insorte difficoltà nella conclusione del Concordato. I viaggiatori non ne avrebbero saputo nulla fino al loro arrivo a Marsiglia:

Il demonio ha già misurato, pesato la grandezza e l’effetto di tutto questo bene. Ecco perché ha voluto mettere ostacoli, ha suscitato difficoltà che, spero, saranno presto risolte.
… I cattivi avevano gridato contro la grande quantità di sedi nuovamente erette. Il ministro del culto ha creduto di ritirare la nomina di qualche sede. Marsiglia era nel numero

Lettera a Fortuné de Mazenod, a Palermo, 17 Novembre 1817, O.W. XV n. 143 (Cf. Rambert I, 241 and Rey I, 215.)

L’accordo tra il Papa e il Re di Francia, il Concordato, era stato annullato e con esso l’assicurazione della ricostituzione della Diocesi di Marsiglia. In questa situazione di incertezza Fortuné ando’ a vivere ad Aix con i Missionari, rimanendovi per i successivi cinque anni. Il padre di Eugenio e suo zio Louis si stabilirono in un appartamento in affitto a Marsiglia.

Per il momento, tutti i sogni di Eugenio, circa una protezione episcopale, sembravano essere svaniti. Gli anni successivi sarebbero stati per i tre fratelli de Mazenod tempo di disillusione e difficoltà. Seguiremo le loro vicissitudini in brani successivi.

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EUGENIO NON HA ALTRA SCELTA, DEVE ACCETTARE LA RESPONSABILITÀ DI DIVENTARE VICARIO GENERALE DI SUO ZIO

Cercando di convincere Fortuné ad accettare la nomina a Vescovo di Marsiglia, Eugenio gli aveva assicurato:

Abbiate coraggio, sarò un altro voi stesso.

Lettera a Fortuné de Mazenod, 16 settembre 1817, E.O. XIII n. 12

Fortuné risponde a tutte le lettere di Eugenio qualche settimana dopo, accettando l’incarico:

Così, mio caro nipote, tutto è consumato. Obbedirò, perchè si deve, ma precipitandomi, prima di tutto, nelle braccia della Divina Provvidenza che supplico aver pietà della mia estrema miseria…
Perchè, dal bordo della tomba, mi hai strapapto alla mia solitudine, in cui ero al riparo da tutti i pericoli, per lanciarmi su un mare in burrasca e pieno di naufragi? Hai riflettuto bene sulla terribile responsabilità di cui mi caricavi davanti a Dio e alla Chiesa e davanti al Re e agli uomini?
… Mi sottometto anche se tremante. E, se ho la felicità di fare qualche bene nella diocesi di Marsiglia, sarò la prova più convincente che il Signore non ha bisogno dei talenti di nessuna delle sue creature e che può servirsi, quando gli piace, dei più deboli e più vili strumenti per fare la sua santa opera e manifestare la sua gloria…
Ricordati che, dopo Dio, tu sei la mia guida e il mio braccio destro

Lettera di Fortuné de Mazenod a Eugene de Mazenod, 9 ottobre 1817, P.R., FB I-2

 Il padre di Eugenio conferma che Fortuné non sarebbe stato in grado di essere Vescovo senza avere Eugenio al suo fianco:

E’ bene che tu sappia che Fortuné vuole essere diretto in tutto… avrà bisogno di tutte le tue attenzioni. Ci conta assolutamente, senza riserve. Hai già visto che, nella sua lettera pastorale, non ha dimenticato di menzionare dei cari e rispettabili missionari delle campagne e come saranno sostenuti, incoraggiati e difesi da lui! Il loro capo sarà in condizioni di fare ancora più bene che per il passato……

Lettera del Presidente de Mazenod al figlio Eugenio, 27 Ottobre 1817 in O.W. XV n. 1433

Di fronte a tutto questo ad Eugenio non restava altra scelta che accettare la volontà di suo zio:

Si, si, caro zio,prendo tutta questa responsabilità…

Lettera a Fortuné de Mazenod, 17 novembre 1817, E.O. XV n. 143

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LA NOMINA DI FORTUNÉ DE MAZENOD A VESCOVO DI MARSIGLIA – ABBIATE CORAGGIO, IO SARÃ’ UN ALTRO VOI STESSO

In una lettera successiva, continuando nel discorso allo zio sulla necessità di accettare la nomina a Vescovo di Marsiglia, Eugenio si rende conto che, considerando il ruolo essenziale che tale nomina avrebbe avuto per la sopravvivenza dei missionari, lui stesso si sarebbe dovuto impegnare ad assistere suo zio. Ciò voleva dire che Eugenio era pronto a basare i Missionari a Marsiglia, in modo da essere vicino al Vescovo ed assisterlo come un altro “se-stesso”.

Il re vi ha nominato vescovo di Marsiglia, nomina approvata da tutti: ve l’ho fatto sapere in tantissime lettere spedite con tutti i mezzi; vi scrivo anche questa senza voler ripetere quel che vi ho comunicato nelle precedenti.
Dio solo è l’artefice di questa elezione; gli uomini se ne sono impicciati per quanto voleva significare obbedienza e ossequio alle direttive tracciate dalla Provvidenza. ~ lei che vi ha scelto per la sede di Marsiglia, la più preziosa a mio modo di vedere di tutta la Francia, perché lì potrete favorire e assicurare il bene che la mia fervorosa comunità non ha cessato di compiere dacché è stata costituita. Questo sostegno le era necessario e Dio nel quale ha sempre e unicamente riposto le sue speranze, gliel’ha fornito.
Vedete come io guardo le cose con l’occhio della fede; e ho di mira soltanto questo quando credo di dovervi dire, forte dell’opinione di quanti abbiamo qui persone raccomandabili, che voi avete l’obbligo in coscienza di rispondere alla fiducia del re e di consacrarvi con abnegazione totale al servizio della Chiesa nella sede che vi è destinata…
Per me e per le mie opere, consacrate a portare la salvezza alla gioventù e alla povera gente di campagna, non potevo domandare di meglio al Signore.
Venite immediatamente e per la strada più breve. Addio.
P. S. Abbiate coraggio, io sarò un altro voi stesso.

Lettera a Fortuné de Mazenod, 16 settembre 1817, E.O. XIII n. 12

Fortuné risponde qualche settimana dopo:

… Mi sottometto anche se tremante. E, se ho la felicità  fi fare qualche bene nella diocesi di Marsiglia, sarò la prova più convincente che il Signore non ha bisogno dei talenti di nessuna delle sue creature e che può servirsi, quando gli paice, dei più deboli e più vili strumenti per fare la sua santa opera e manifestare la sua gloria.

Lettera di Fortuné de Mazenod a Eugene de Mazenod, 9 ottobre 1817, P.R., FB I-2

I tre fratelli de Mazenod arrivarono a Marsiglia il 27 dicembre. Eugenio li accolse con grande gioia dopo 15 anni di separazione. Suo padre e suo zio Louis si stabilirono a Marsiglia.

Il Concordato, l’accordo tra il Papa e il Re, non venne più concluso e la Diocesi di Marsiglia venne ricostituita nel 1823. Fortuné avrebbe dunque passato I successivi cinque anni nell’attesa della sua Diocesi. Passo’ cosi’ questo tempo vivendo ad Aix insieme alla comunità dei Missionari. Il sogno di Eugenio, di avere cioé una protezione episcopale, avrebbe ugualmente dovuto attendere.

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LA NOMINA DI FORTUNÉ DE MAZENOD A VESCOVO DI MARSIGLIA – PERSUADERE LO ZIO AD ACCETTARE

Siete la prima, mia cara mamma, che rendo partecipe della nomina di mio zio l’abate alla sede episcopale di Marsiglia. Non ho ancora ricevuto la lettera ufficiale. Per questo non bisogna dire che ve l’ho scritto, ma la cosa è fatta.
Resta quella più difficile: che mio zio accetti ciò che ha sempre grandemente temuto, ma credo che vi sia obbligato in coscienza viste le circostanze e il bene immenso che può fare.

Lettera alla madre, 4 September 1817,
Orig.: Chateau des Boisgelin, a St-Martin-des-Pallières

Si correva il rischio che Fortuné rifiutasse l’incarico. Eugenio scrive allora a suo zio enumerando tutti i possibili motivi per cui, in coscienza, egli avrebbe dovuto accettare. Dopo otto pagine, conclude con un appunto personale, in quanto fondatore dei Missionari:

Ai motivi inoppugnabili che vi ho esposto potrei aggiungerne altri in gran numero, ma mi ci vorrebbe troppo spazio per svilupparli. Uno soltanto mi sta molto a cuore perché ne sento l’importanza, capace da solo di decidervi se lo conosceste a fondo; ed è che la vostra accettazione è necessaria per l’avvenire della nostra opera.
Se ho visto bene il cammino della Provvidenza, il Signore vi aveva destinato a Marsiglia per una protezione speciale da esercitare verso di noi. Oh sì, che era degna dello sguardo di Dio questa fervorosa comunità che ricopia al giorno d’oggi le virtù dei tempi migliori del cristianesimo.
Guai a voi se, tradendo la vostra vocazione, rifiutaste questo nobile patronato a cui è legata la salvezza di tante anime…

Lettera al padre e agli zii, a Palermo, 6 settembre 1817, E.O. XIII n. 11

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LA NOMINA DI FORTUNÉ DE MAZENOD A VESCOVO DI MARSIGLIA – LA NOTIZIA VIENE ANNUNCIATA ALLO ZIO

Riapro la mia lettera, amici carissimi, che ieri non feci in tempo a spedire. È per dirvi, ma sotto rigoroso segreto, che il Re ha nominato mio zio Carlo Fortunato al vescovato di Marsiglia: sono ancora pieno di tenera riconoscenza verso Dio.

Ecco che Eugenio descrive con toni eloquenti e melodrammatici le gioie di questa diocesi. Eugenio da libero sfogo alla sua provenzale tendenza all’esagerazione per cercare di convincere il sessantottenne zio ad accettare un incarico di enorme responsabilità.

Senza che mio zio abbia umilmente pensato a desiderarlo, il Signore gli ha offerto il vescovato più ambito dell’intera Francia, sia a motivo della sua posizione sia a motivo delle risorse pecuniarie sia a motivo dell’ottimo spirito dei suoi abitanti come per il clero eccellente di cui è ricco…
Che bene immenso noi ora faremo! La Provenza sarà rigenerata,

Ecco poi emergere il tema centrale che sta più a cuore ad Eugenio

l’opera a me affidata da Dio si consoliderà in maniera stupenda, io preparo al vescovo di Marsiglia un drappello sceltissimo. Rivedremo i tempi più belli della Chiesa. Ma basta per ora…

Lettera al padre e agli zii, a Palermo, 28 agosto 1817, E.O. XIII n. 11

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