DIO E I GIOCHI

Quando i giovani giocavano secondo lo spirito del Vangelo, era un effettivo modo di raggiungere la salvezza. Egli stava insegnando loro a trovare la presenza di Dio in ogni aspetto della loro vita.

Art. 2. Per questo si tratta solo di regolare questi divertimenti in modo che non vi avvenga mai qualcosa da cui Dio possa essere offeso, ma anche che vi ci si dedichi alla gioia più franca, alla più completa gaiezza per piacere a Dio conformandosi, in questo, al precetto dell’apostolo che dice che sia che mangiamo, sia che beviamo, sia che facciamo qualsiasi altra cosa, lo facciamo nel nome di Gesù Cristo Nostro Signore”

Statuts, Chapitre IX – Des jeux et divertissements

Che posti meravigliosamente vivi dovevano essere stati la casa e il chiostro di Aix en Provence ogni volta che arrivavano queste diverse centinaia di giovani. Le sorelle Carmelitane avevano fondato quel luogo per vivere la loro relazione con Dio attraverso il loro stile di preghiera. Ora la gioventù di Aix stava continuando questa tradizione secondo il suo particolare stile giovanile – e arricchendo la comunità degli Oblati.

 

“La gioia non è nelle cose; essa è in noi.”        Richard Wagner

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GIOCARE È PREGARE

Se abbiamo la tentazione di pensare che la Congregazione della Gioventù consisteva in noiosi “accondiscendenti” giovani, la sezione sui giochi nella Regola dissipa tutto questo. Eugenio insegnava ai giovani che giocare bene è pregare bene, e che Dio era ugualmente raggiungibile nel cortile come in cappella.

Articolo primo. I giochi e i divertimenti di una onesta ricreazione, sono considerati una delle basi della Congregazione. Nella Congregazione si pretende di andare, per questa via, a Dio tanto direttamente come con la preghiera. Li si guarda come essendo, nell’ordine della Provvidenza, mezzi di salvezza efficaci quando vi ci si dedica con moderazione e secondo i disegni del Signore che vuol fare cooperare tutto ciò che è onesto e conforme al buon ordine, alla santificazione dei suoi eletti, “tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio” [ed. Rom 8:28].

Statuts, Chapitre IX – Des jeux et divertissements

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UN INTERESSE COMPLETO

La Congregazione della Gioventù si preoccupava di ogni aspetto del benessere dei suoi membri e di ciò che li rendeva felici o tristi. La Regola per i giovani doveva essere immediata e pratica al fine di attrarli:

Art. 5 – La Congregazione veglia anche per il benessere e la gioia dei propri membri, cerca di procurare loro i divertimenti proporzionati alle loro diverse età e di aiutarli, con tutti i suoi mezzi, se improvvise disgrazie li riducessero alla miseria.

Statuts, Chapitre XIV – Devoirs de la Congrégation envers les congréganistes

Questo è lo spirito che Eugenio aveva imparato quando era un seminarista a San Sulpizio a Parigi. Mentre era lì, aveva fatto parte di un piccolo gruppo di seminaristi, conosciuti come “Associazione apostolica” – sulla quale egli basò molti aspetti della Congregazione della Gioventù. Il suo obiettivo era quello di persuadere le persone all’amore di Cristo attraverso la pietà che la regola dell’Aa descriveva come:

rilassato, aperto, di cuore, sereno, costante, amorevole, pieno di santa gioia, gentile, caritatevole, paziente, discreto, che si adatta a tutto, si piega per adattarsi ad ognuno e appoggia tutti.

Rule of the “Association Apostolique”, article 14 –
citato da PIELORZ, The Spiritual Life, p. 305

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L’AVETE FATTO A ME

La Congregazione della Gioventù era incentrata sul benessere di ciascuno dei giovani membri. Continuando a sviluppare l’idea della Congregazione come una madre premurosa, Eugenio spiega quello che un giovane ha il diritto di aspettarsi quando diventa un membro di questo corpo:

Art. 4. Dal momento che si è ricevuto come congregazionista, si ha diritto a tutto il suo interesse, a tutta la sua sollecitudine.
Se il congregazionista è malato, veglia alla sua cura e al suo sollievo;
se è povero, si interessa della sua sorte e cerca di addolcire il rigore della sua povertà.
Se muore, la sua sollecitudine si estende al di là della corte durata di questa vita e , anche allora, non dimentica nulla per alleviare le sue pene e accelerare la sua liberazione.
Insomma, ogni congregazionista è l’oggetto speciale dei suoi pensieri in ogni tempo e sempre.

Statuts, Chapitre XIV – Devoirs de la Congrégation envers les congréganistes

Questo testo mostra che Eugenio concepiva la Congregazione della Gioventù come facente parte della Chiesa, come il Corpo di Cristo che si prende cura dei suoi membri, come Gesù insegnava:

Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste, fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e veniste a trovarmi”…

“in verità vi dico: tutte le volte che l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me›   Matteo 25

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UN CORPO CHE PORTA VITA

Per Eugenio la Congregazione della Gioventù non era un’istituzione, ma un corpo vivo di giovani che, insieme, avevano una funzione materna gli uni per gli altri. Perciò come una “madre” i membri della Congregazione si dedicano a se stessi:

Art. 3 Con i suoi esempi e con i suoi consigli, la Congregazione li premura contro tutti i pericoli, li fortificherà contro i numerosi attacchi che dovranno sopportare da parte dei numerosi nemici della loro salvezza, li conserverà nel timore e nell’amore di Dio; assicurerà, infine, la loro felicita in questa vita e nell’altra.

Statuts, Chapitre XIV – Devoirs de la Congrégation envers les congréganistes

Questo concetto di un corpo di persone che formassero una presenza materna, doveva essere l’immagine permanente della Chiesa per Eugenio, e così per la Congregazione Oblata: non istituzioni, ma corpi vivi che portano vita.

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ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL SALVATORE

Art. 2. Per compiere questo dovere verso di loro, la Congregazione darà a tutti i suoi membri l’istruzione più estesa su tutti i punti della religione, sia per insegnar loro a conoscerli bene, sia per eccitarli a praticare tutte le virtù che raccomanda.

Statuts, Chapitre XIV – Devoirs de la Congrégation envers les congréganistes

Questa identità doveva essere messa in pratica in tutte le circostanze e le relazioni della loro vita. Riflettendo la situazione sociale del tempo, alcuni dei membri della Congregazione della Gioventù provenivano da case in cui c’erano dei servi.

Comanderanno con molto dolcezza coloro che gli sono sottomessi ricordandosi che i domestici, per quanto abietti possano sembrare quaggiù, sono chiamati allo stesso modo a condividere, un giorno, la corona immortale che è stata loro acquisita, come ai loro padroni, dal sangue prezioso del loro comune Salvatore e Maestro

Règlements et Statuts de la Congrégation de la Jeunesse, 1813, p. 24

Risuona l’esperienza di Eugenio del Venerdì Santo e la sua predica alla Maddalena, ripresa oggi nella Regola Oblata:

Attraverso lo sguardo del Salvatore crocifisso vediamo il mondo riscattato dal suo sangue, nel desiderio che gli uomini, nei quali continua la sua passione, conoscano anche la potenza della sua risurrezione (cf. Fil 3,10).

CC&RR, Costituzione 4

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LA VIRTÙ COME UN SEME

Come una madre spirituale, la Congregazione della Gioventù voleva che i suoi membri capissero la propria identità come Cristiani e vivessero di conseguenza. Eugenio usa la parola “virtù” spesso in questo contesto – virtù come una qualità o un comportamento considerati moralmente buoni o desiderabili in una persona.

Art. 2. Per compiere questo dovere verso di loro, la Congregazione darà a tutti i suoi membri l’istruzione più estesa su tutti i punti della religione, sia per insegnar loro a conoscerli bene, sia per eccitarli a praticare tutte le virtù che raccomanda.

Statuts, Chapitre XIV – Devoirs de la Congrégation envers les congréganistes

La conoscenza e la comprensione della loro fede e identità Cristiana dovevano essere trasferite nella vita quotidiana. Per esempio:

Gli associati faranno in modo da comportarsi, all’interno delle loro famiglie, in modo da onorare la virtù di cui fanno professione ; così sopporteranno con molta pazienza, per piacere a Dio, le piccole contrarietà giornaliere e le imperfezioni di coloro che li circondano.

Règlements et Statuts de la Congrégation de la Jeunesse, 1813, p. 24

 

“Qualunque cosa noi facciamo pone un seme nella nostra coscienza più profonda, e un giorno quel seme crescerà.” ~Sakyong Mipham

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UNA NOTA A PROPOSITO DI QUESTI BRANI SULLA CONGREGAZIONE DELLA GIOVENTÙ DI EUGENIO

Alcune persone mi hanno chiesto come mai io abbia pubblicato le riflessioni giornaliere su aspetti così dettagliati della Regola della Congregazione della Gioventù, fondata da Eugenio nel 1813. Io ho tre motivazioni:

1/ Il mio scopo a lungo termine, che mi sono prefissato attraverso questo blog, è quello di avere molti testi di Sant’Eugenio disponibili su internet che possono essere cercati usando i motori di ricerca attraverso alcuni termini o particolari parole.

2/ Le origini della Congregazione della Gioventù non sono mai state studiate approfonditamente, quindi è ciò che sto facendo attraverso le riflessioni giornaliere di questo periodo.

3/ Questa è un’opportunità per me di condividere la mia passione per la persona e lo spirito di Eugenio. La riflessione giornaliera è fondamentalmente la mia personale meditazione sui testi – la condivido nella speranza che altri potranno trovare in essa qualcosa di utile.

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LA CONGREGAZIONE DELLA GIOVENTÙ COME MADRE

Esplorando le Regole del 1813 e i successivi Statuti scritti da Eugenio come Regola di Vita per la gioventù, ci si sorprende nel vedere come fossero dettagliate e onnicomprensive. Inoltre, tutto ciò non restava a livello teorico, ma era vissuto con impegno e fervore da una ampio numero di giovani che sceglievano liberamente questo modo di essere Cristiani.

Nella sezione intitolata Doveri della Congregazione verso i suoi membri, Eugenio usa una delle sue idee preferite: quella della Congregazione della Gioventù come madre.

Art 1. La Congregazione, dovendo essere considerata come la madre spirituale di ogni congregazionista, questi deve trovare in lei tutti i soccorsi spirituali (e anche temporali per quanto possibile) proporzionati ai suoi bisogni.

Statuts, Chapitre XIV – Devoirs de la Congrégation envers les congréganistes

Sette anni prima, mentre descriveva la sua vocazione al sacerdozio, Eugenio parlava della Chiesa come una madre spirituale che stava soffrendo la persecuzione:

Ma purtroppo! nell’ora in cui la Chiesa nostra madre ci offriva con tenerezza il suo seno per farci gustare le ricchezze di cui è depositaria e fedele dispensatrice, potevamo non ripiegare il nostro pensiero desolato sopra di lei nel considerare le sue pene e i suoi dolori? Come lo stato di abbandono in cui si trova avrebbe potuto non scuotere la nostra sensibilità?

Conferenza per il giorno dell’ordinazione al subdiaconato, 23 dicembre 1809,
E.O. XIV, n. 65

La Congregazione della Gioventù, in quanto manifestazione della Chiesa, doveva essere considerata come una madre. Quando egli fondo i Missionari di Provenza, concepì questa Società in funzione di madre spirituale. Era un concetto che divenne caro agli Oblati. Per esempio, scriveva a proposito della Congregazione Oblata a uno degli Oblati nel 1853:

in una famiglia ognuno può rendersi utile: tenetevi stretto a lei come a una madre.…
… senza stancarvi di ringraziare la bontà divina di avervi chiamato in mezzo a noi, legato, vi dicevo pocanzi, alla famiglia che vi ha concesso tante doti, come una madre amata…

Lettera a Alexandre Audruger, 24 ottobre 1853, E.O. XI n. 1182

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IN GUARDIA CONTRO LA DISPERAZIONE

Nel ministero di Eugenio lo ritroviamo mentre accompagna i moribondi e rimane accanto a loro fino al momento della morte. Egli voleva assicurarsi che la persona avesse una morte serena e non cedesse alla tentazione di disperare e di fuggire via da Dio. Vediamo anche questo nella Regola della Congregazione della Gioventù:

Art 50. Finite le preghiere in Chiesa, il Direttore andrà vicino al malato che lascerà solo per brevi intervalli. Non è proprio in questi momenti decisivi per la salvezza dei suoi cari figli in Gesù Cristo, che li abbandonerà alle suggestioni del perfido nemico delle loro anime.

Statuts XIV, §2 Envers les congréganistes malades

Lo zio di Eugenio, Fortunato de Mazenod, che visse con i Missionari ad Aix, constatava regolarmente questo con i propri occhi. Egli scrisse al padre di Eugenio:

Tu sai che non abbandona un istante le anime affidate alle sue cure quando sono in pericolo di vita.

Lettera di Fortuné de Mazenod al padre del Fondatore, 1 aprile 1819,
Archivi, Roma APR FB V 1-7

Questa preoccupazione per lo stato del moribondo venne scritta nella Regola dei Missionari, che si impegnavano ad accompagnare alla ghigliottina i prigionieri condannati a morte:

Li si accompagnerà fino al patibolo da cui i missionari scenderanno solo dopo aver ricevuto l’ultimo sospiro dei pazienti che sono stati incaricati di difendere contro tutte le trappole del demonio, le angosce della morte e il pericolo della disperazione.

Règle de 1818, Première partie, Chapitre troisième §4 Prisons

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