MISSIONI POPOLARI: LA NECESSITÀ DI ESSERE REALISTI NELLO ZELO MISSIONARIO DEI PREDICATORI

Il ritmo tenuto nelle missioni, lo zelo e la generosità dei missionari si ripercuotevano negativamente sulla loro salute. Con il passare degli anni, Eugenio insisteva sulla necessità di essere più realisti nell’uso dell’energia. Nel 1850, per esempio, dava un consiglio che é vero oggi come allora:

Nella missione di Manchester ho saputo quel che p. Aubert mi nascondeva un po’, che cioè confessava fino alle due o tre del mattino, cosa che io non approvo e che mi avrebbe costretto, a rimproverare. Sono eccessi che abbiamo commesso durante la nostra giovinezza, ma ci tengo a non farli imitare; voglio conservare in salute la nostra famiglia perché possa fare il bene il più a lungo possibile.

Lettera a Jean-Marie Baudrand, 11 gennaio 1850, E.O. I n.126

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MISSIONI POPOLARI: L’IMPORTANZA DATA AL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

Il confessionale era il luogo privilegiato per l’incontro e la riconciliazione tra il penitente e Gesù Salvatore. Non ci deve dunque sorprendere che, durante le missioni, i missionari dedicassero ogni momento disponibile a questo ministero. Il schema era stato stabilito nella prima missione fatta a Grans:

Quanto a noi, non finiamo di ascoltare confessioni: ce n’è d’ogni sorta. È la nostra preghiera, la preparazione e il ringraziamento, il nostro tutto, giorno e notte

Lettera a Henri Tempier, 11 marzo 1816, E.O. VI n. 11

La narrazione abbonda di esempi: come durante la missione di Eyguieres,

Perciò abbiamo un lavoro superiore alle nostre forze, stiamo in confessionale fino a mezzanotte e un quarto: eppure a quest’ora così tarda quando bisogna andar su a prendere un boccone, c’è ancora gente che dobbiamo rimandare

Lettera a la communità a Aix, 7 marzo 1819, E.O. VI n. 41

Da Barjols scriveva

Eccoci in confessionale, senza muoverci dalla mattina alla sera

Lettera a Henri Tempier, 14 novembre 1818, E.O. VI n. 34

Dopo la missione di Barjols Eugenio descriveva i risultati positivi dei loro sforzi:

Il parroco di Barjols mi scrive che, da 18 anni, aveva alla messa solo dieci uomini… che durante la missione sono state fatte quasi 3000 confessioni generali e che coloro che avevano guadagnato la missione prima di Natale, si sono avvicinati, di nuovo, alla Santa Mensa per il capodanno per provare che erano nella ferma risoluzione di fare la loro Pasqua…

Lettera a M. Arbaud, 12 gennaio 1819, E.O. XIII n. 22

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MISSIONI POPOLARI: CI TROVIAMO IN CONFESSIONALE PER TUTTO IL TEMPO CHE NON PASSIAMO SUL PULPITO O ALL’ALTARE

Dopo che veniva dato inizio alle confessioni, i missionari passavano in confessionale la maggior parte del loro tempo:

Il fatto è che ci troviamo in confessionale per tutto il tempo che non passiamo sul pulpito o all’altare; ci riserviamo appena un po’ di riposo per i pasti e molto difficilmente ci concediamo mezz’ora di ricreazione dopo il pranzo; e anche quel tempo è sempre dedicato a faccende che la missione si porta dietro: rappacificazioni, colloqui, istruzioni in privato per coloro che in confessionale si sono dimostrati ignari delle verità necessarie alla salvezza, ecc..

Diario della missione a Marignane, 10 dicembre 1816, E.O. XVI

Sevrin ci descrive in modo eccellente questo ministero, sottolineando l’esperienza che il missionario stesso viveva:

La confessione, che riconcilia le anime con Dio, era il grande affare, il centro di tutta la missione e, se esigeva dai penitenti, soprattutto dagli uomini, uno sforzo generale, era, per il sacerdote, il ministero più difficile e il più consolante, il più oscuro e il più glorioso. Passare, quasi senza soluzione di continuità, dal pulpito al confessionale e dal confessionale al pulpito… capitava loro in molte missioni. Là c’era la fatica fisica e una tensione morale non sospettabili da chi non confessa; ma anche, forse, non ci si sbaglierebbe molto supponendo che il ricordo, accresciuto incessantemente, di tante confidenze ricevute, di tante coscienza rasserenate, di tanti cuori pacificati, di tante sincere decisioni, anche se forse non a tutta prova, insomma, tante meraviglie della grazia di cui erano testimoni, hanno dovuto, più di tutto il resto, confermare i missionari nella indistruttibile convinzione che la loro opera era buona e voluta da Dio.

SEVRIN, “Les missions” I, p. 236

Aggiungendo a questa descrizione il fatto che il missionario Oblato era consapevole che prima di tutto era chiamato a svolgere questo ministero come cooperatore di Cristo Salvatore, come “corredentore” avremo una visione completa della sua vocazione missionaria.

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MISSIONI POPOLARI: IL MINISTERO DELLA PAROLA NON PUÃ’ SUPPLIRE IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

In tutti gli abbondanti resoconti delle missioni si trovano riferimenti alle numerosi confessioni condotte. Come predicatore missionario Eugenio era convinto che:

il ministero della parola non può supplire il sacramento della penitenza istituito da Gesù Cristo per riconciliare l’uomo con Dio .

Lettera a Hippolyte Courtès, 12 marzo 1825, E.O. VI, n. 173.

Era qui che avveniva l’incontro tra la persona e il suo Salvatore personale, cosa che generava:

grandissima gioia di parecchi che son venuti a confessarsi, gioia di cui ne risentono anche le famiglie .

Diario della missione a Marignane, 23 novembre 1816, E.O. XVI

Questo modello venne sperimentato per la prima volta nella prima missione di Grans, nel 1816, orientando successivamente tutte le loro missioni:

L’indomani del nostro arrivo, abbiamo messo i confessionali dei quattro missionari : erano assediati dalle tre del mattino e, ve lo dico perché ormai è fatto, ci siamo rimasti anche 28 ore di seguito. Ventott’otto ore ! Bisogna che lo ripeta perché non pensiate che lo abbia scritto per errore.
Per quanto riguarda i dettagli di quanto avvenuto durante la missione, è impossibile pretendere di raccontarli. Il freddo eccessivo non impediva che la Chiesa fosse piena fin dalle tre del mattino.

Lettera a suo padre, Charles-Antoine de Mazenod, 1 maggio 1816, E.O. XIII, n. 3.

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MISSIONI POPOLARI: LA PREDICAZIONE DOVEVA CULMINARE CON UN INCONTRO SACRAMENTALE ATTRAVERSO LA CONFESSIONE

Tutto nella missione mirava a condurre gli abitanti dei villaggi a vivere in relazione con Cristo Salvatore. Prediche, processioni, visite alle case e tutte le altre attività venivano svolte affinché, soprattutto nei sacramenti della confessione e della comunione, si realizzasse questo incontro. La regola era inequivocabile circa la centralità della confessione:

Per quanto riguarda la confessione ci si penetrerà d questa verità: è nel tribunale sacro che si perfeziona quanto è stato solo abbozzato dai discorsi. Se la grazia ha toccato un’anima, per la forza della Parola di Dio, ordinariamente è solo nel tribunale della penitenza che la si modella e la si giustifica.
Si predica solo per condurre i peccatori fino al bordo della piscina…
Nessun dubbio, quindi, che, se si presentasse l’alternativa, bisogna preferire il ministero della confessione anche a quello della parola, perché, nel tribunale della penitenza, si può supplire alle mancanze dell’istruzione mentre il ministero della parola non può supplire al sacramento della penitenza istituito da Gesù Cristo per riconciliare l’uomo con Dio.

Regola del 1818, capitolo terzo, §2

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MISSIONI POPOLARI: INVITARE I CARCERATI ALLA CONVERSIONE

Avendo una predilezione per tutti coloro che le strutture della Chiesa non raggiungevano, i missionari andavano presso tutti quei gruppi che avevano bisogno di un’attenzione o di un messaggio particolare.

I prigionieri erano un gruppo di persone che rientrava nella categoria dei più abbandonati. Leggiamo del ministero dei missionari con i prigionieri, come cooperatori di Cristo, nella missione di Aix e di Nimes (O.W. VI, n. 186). Data la particolare attenzione che il Fondatore aveva dedicato ai carcerati durante il suo ministero, potremmo supporre che essi svolgessero questa azione in molte missioni. Mariusz Su zanne descrive questo ministero durante la missione di Aix:

Non hanno paura di discendere in oscure celle per consolare dei disgraziati che l’inflessibile giustizia degli uomini punisce con una rigorosa, ma indispensabile severità e a cui sono quasi sconosciute le sante gioie della religione di Gesù Cristo. I successi più consolatni hanno coronato i loro difficili lavori: il giorno dopo l’Ascensione quaranta di loro hanno avuto la felicità di avvicinarsi alla Tavola del Signore, per parecchi era proprio la prima volta. Un Etiope ha ricevuto il battesimo e un Calvinista, dopo aver abiurato gli errori della sua setta, è stato favorito con la stessa grazia. Non so cosa fosse, ma ero interiormente soddisfatto nel vedere il nostro divino Salvatore affrettarsi ad alleviare le pene di questi sfortunati, venire, in qualche modo, ad unirsi alle loro miserie e dare alla loro anima desolata le dolci consolazioni di un amore tenero e compassionevole.

 Come lo sono stato, ancora di più, la sera dello stesso giorno quando ho visto questi disgraziati avvcinarsi con rispetto al santo altare ed alzare una mano tremante per giurare a Dio, davanti a una numerosa assemblea, una inviolabile fedeltà. La mia compassione era eccitata soprattutto da un povero forzato che trascinava, con difficoltà, una pesante catena. Il suo viso abbattuto, gli stracci da cui era coperto, le lacrime che versava in abbondanza, l’evidente contrasto che mi si presentava tra la Religione, che tocca il cuore e che perdona, e la legge, che punisce e porta alla disperazione.  

M. SUZANNE, «Quelques lettres sur la mission d’Aix», p. 41-43.

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MISSIONI POPOLARI: APPLICARE IL VANGELO A SPECIFICHE SITUAZIONI

Un esempio di come le missioni miravano a portare tutti i gruppi a vivere il Vangelo nel contesto delle loro specifiche situazioni di vita si ritrova nella missione predicata a Manchester nel 1849. Gli Oblati di Inghilterra fronteggiarono il problema dell’abuso di alcol proponendo ai bevitori una soluzione pratica: formare un’associazione che li incoraggiasse alla temperanza. Padre Casimir Aubert scriveva ad Eugenio:

Nello stesso tempo abbiamo avuto come un compenso in una funzione non ancora conosciuta nel continente europeo: mi riferisco all’impegno solenne preso con la Società di temperanza (per combattere l’alcolismo). All’invito di p. Cooke, fedele discepolo di p. Mathieu, che voi conoscete, più di 500 persone si sono arruolate sotto la bandiera di questa associazione, giurando ai piedi dell’altare, di astenersi per il resto della vita di qualunque bevanda alcolica. Devo aggiungere che un buon numero di persone avevano bisogno di questo rimedio perché è inimmaginabile quanto l’ubriachezza sia generalizzata nella classe operaia delle grandi città inglesi e quel ch’è peggio sia comune tra gli uomini come tra le donne.

Il Fondatore ricopia una lettera senza data di p. Casimir Aubert, E.O. III, n. 34, nota 2

 

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MISSIONI POPOLARI: LOTTARE PER COMUNICARE IL VALORE DELLA CASTITÀ ALLE RAGAZZE DEI VILLAGGI

I missionari volevano incidere nelle vite di quanti partecipavano alla missione aiutandoli a vivere ogni aspetto dell’esistenza alla luce del Vangelo. Il testo di oggi esprime la loro preoccupazione per le ragazze del villaggio, che una condotta sessuale sventata poteva spesso condurle a tragiche conseguenze. Era dunque questione di come comunicare valori morali in un contesto che non sempre contribuiva a promuoverli. Oggi, dopo duecento anni, possiamo trovare il tenore della “pubblica rinuncia ai balli e ad altri passatempi pericolosi” come una cosa straordinaria, ma i pericoli tra i giovani erano reali come ora, se consideriamo i diversi contesti. Nei villaggi poveri c’erano pochi altri svaghi oltre ai balli, e i missionari cercavano di proteggere le ragazze da alcuni dei pericoli connessi a questo passatempo.

Nelle nostre missioni abbiamo istituito un’associazione particolare di ragazze per far loro toccar con mano i danni provocati dai balli e dalle passeggiate coi giovanotti e la necessità di rinunziarvi. L’esperienza ci ha dimostrato che era il mezzo migliore e forse l’unico per tornare indietro da una mentalità che tante passioni f avoriscono. Non si permette alle tagazze che non han fatto la prima comunione di partecipare a queste riunioni, perché si parla con molta franchezza, mettendo in luce tutti i pericoli e ricordando con orrore quel che avviene in questi raduni scandalosi, scoprendo le intenzioni perfide di coloro che non hanno altro intento che sedurle. Bisogna esprimersi con molta autorità ed energia: è una delle pratiche più importanti della missione.

In questo modo le ragazze ricevevano una formazione speciale e venivano invitate a entrare a far parte di un’associazione di mutuo soccorso. Durante la processione in onore della Vergine spesso facevano atto di consacrazione. Nella missione di Marignane, nonostante la forte opposizione iniziale, Eugenio si dichiara contento del risultato raggiunto:

Questa volta l’effetto è stato pieno e mai giunse così inaspettato, perché le ragazze fino a quel momento avevano mostrato sentimenti contrari a quanto si voleva esigere da esse, al punto che i missionari cominciavano a mostrarsi allarmati. Alla smania per il ballo che in questi paesi è una passione sfrenata, all’abitudine o per dir meglio alla volontà pronunciatissima di non volervi rinunciare, si affiancava una prevenzione quasi invincibile contro questa associazione e il piccolo numero di ragazze che ne facevano parte> mettendo pure in conto un’antipatia vivissima e profondamente radicata verso il parroco. Bisognava averla vinta su tante passioni. e la grazia di Dio n’è uscita vittoriosa.
L’impressione è stata profonda: le lacrime non han cessato di scorrere e il risultato è stato che tutte si sono iscritte all’associazione. Finita la funzione, le ragazze scoppiavano di gioia e se lo dimostravano vicendevolmente abbracciandosi con tutta l’effusione dell’animo.

Diario della missione a Marignane, 24 novembre 1816, E.O. XVI

 

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MISSIONI POPOLARI: LA RICOMPENSA PER LA PERSEVERANZA DIMOSTRATA NEL CERCARE GLI UOMINI

Il culmine del lavoro e degli sforzi fatti nel cammino con gli uomini era la Messa, soprattutto per quelli che erano invitati a ricevere la Comunione, molti di essi per la prima o per la seconda volta nelle loro vite:

La messa durante la quale gli uomini dovevano fare la comunione, alle otto. Le donne rimanevano escluse. Alle sette gli uomini erano già radunati e col loro raccoglimento dimostravano le disposizioni con cui si presentavano alla sacra Mensa. Alla messa, benché non fosse cantata, c’è stato l’incensamento solenne: il parroco in cotta e stola assisteva all’altare. Si è cominciato col canto del Veni Creator.
Prima di distribuire la comunione il superiore che celebrava la messa ha parlato per un quarto d’ora o venti minuti. I presenti che riempivano la chiesa erano stati preparati con devote riflessioni e preghiere che un missionario ha fatto durante l’intera messa: certamente in questo bel giorno il Signore è stato molto glorificato.
Spettacolo davvero imponente il raduno di un numero così grande di uomini, che non si permettevano nemmeno di girare la testa tenendo un silenzio che avrebbe permesso di sentir volare una mosca, accostarsi alla sacra Mensa con una modestia angelica — tanti con le lacrime agli occhi! — senza confusione, senza urtarsi, come se avessero fatto per tutta la vita quel che forse facevano per la prima o la seconda volta. Quando lo Spirito di Dio soffia ne fa fare di strada in breve tempo!
Si vedevano giovani fino allora sventati, avendo sempre ignorato quante attrattive accompagnino la virtù, gareggiare in fervore con vecchi ottuagenari che benedicevano Dio per averli strappati in tempo al pericolo di piombare nell’abisso che stava per inghiottirli. Tra gli altri se n’è presentato uno di 88 anni che ricevette la comunione senza poter trattenere le lacrime. Nessuno in paese ricordava che si fosse mai accostato ai sacramenti.
Dopo la messa si è cantato il Te Deum seguito dalla benedizione col Santissimo.

Diario della missione a Marignane, 15 dicembre 1816, E.O. XVI

 

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MISSIONI POPOLARI: DEDICARSI AI GRUPPI CHE LA CHIESA RAGGIUNGE DI MENO

Dove la Chiesa è già impiantata, gli Oblati si dedicano ai gruppi che essa raggiunge di meno . (Costituzione 5)

Mentre le donne “passerebbero la vita in chiesa” non accadeva lo stesso per gli uomini, occorreva dunque utilizzare molta energia ed immaginazione per entrare in relazione con essi. Venivano cosi’ organizzati specifici momenti di catechesi, e tutti gli uomini erano invitati a formare e ad unirsi alla Congregazione o Società degli uomini:

Quantunque queste istruzioni e le varie funzioni avessero prolungato di molto la riunione, non si è potuto procrastinare ancora l’adunanza degli uomini per sollecitarli a iscriversi nel registro dell’Associazione e dar loro avvisi particolari… Le donne pertanto sono andate via e son rimasti solo gli uomini, in grandissimo numero.

L’invito alla conversione degli uomini aveva bisogno di qualcosa in più delle semplici parole, e cosi’ i missionari li invitavano a fondare una società o una associazione, con una sede in cui avrebbero potuto incontrarsi, passare il tempo insieme e supportarsi a vicenda.

Dopo aver rivolto ad essi parole di esortazione si son presi i nomi di coloro che mostravano maggior buona volontà: se ne son trovati 125. t stato loro comunicata lì per lì l’intenzione di creare un locale nel quale gli associati potessero radunarsi per conversare e svagarsi onestamente. Il progetto è piaciuto molto; bisognerebbe istituirlo in tutte le missioni.

Diario della missione a Marignane, 12 dicembre 1816, E.O. XVI

Il risultato iniziò a diventare tangibile, come annotava Eugenio qualche tempo dopo:

Stasera il pio esercizio è stato per gli uomini: la chiesa era zeppa, uno spettacolo bello a vedersi. Il silenzio era assoluto. Predica sul figliuol prodigo. Benedizione. Avvisi lunghi e precisi sulle disposizioni da avere per la comunione del giorno dopo, sulla gioia di sentirsi riconciliati con Dio, ecc.

Diario della missione a Marignane, 14 dicembre 1816, E.O. XVI

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