GLI ATTEGGIAMENTI DELL’“ESSERE”: VIVERE ALLA PRESENZA DI DIO

Quello che aveva funzionato per sé, Eugenio voleva condividerlo così che avrebbe potuto essere utile per altri e li avrebbe guidati alla stessa qualità dell’“essere”.

La Regola perciò continuava con l’invito di Eugenio ai suoi Missionari a condividere lo stesso esercizio di continua formazione che aveva funzionato con efficacia per lui – vivendo nella consapevolezza di essere alla presenza di Dio.

L’intera vita dei membri della società deve essere un continuo raccoglimento.
Per arrivarci, avranno a cuore, prima di tutto, l’esercizio della presenza di Dio, esercitandosi con frequenza a fare corte, ma ferventi, preghiere giaculatorie.

Regola del 1818, Parte Seconda, Capitolo Due § 1 Il silenzio e il raccoglimento

 

“Rimanere silenziosamente alla presenza di Dio, ascoltarlo, essere attenti a lui, richiede molto coraggio e competenza.”        Thomas Merton

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GLI ATTEGGIAMENTI DELL’“ESSERE”: UN CONTINUO PROCESSO DI RINNOVAMENTO E SVILUPPO DELLE VITA SPIRITUALE

La consapevolezza di Eugenio che Gesù è il suo Salvatore, lo aveva guidato verso una visione interiore della necessità di vivere “tutto per Dio” – o uno stile di vita di “oblazione”, così come si espresse in seguito. Fu così potente questa esperienza di conversione che egli dedicò la sua vita a portare agli altri la sua stessa esperienza di salvezza. In altre parole, si impegnò a invitare gli altri ad “essere” così come anch’egli aveva pensato di “essere” nella sua relazione con Dio.

La Regola del 1818 conteneva questo proposito di guidare gli altri alla sua stessa esperienza. Questo significava l’obbligo di un costante rinnovamento e sviluppo della loro visione interiore attraverso un programma quotidiano.

Oltre alla preghiera dell’Ufficio Divino tutti insieme, essi avrebbero dovuto anche seguire queste indicazioni:

L’orazione mentale in comune si farà in due momenti della giornata : la mattina, subito dopo la preghiera del mattino, per almeno tre quarti d’ora e la sera, attorno all’altare, in forma di visita al Santissimo Sacramento, per una mezz’ora.
Le meditazioni si faranno specialmente, sulle virtù teologali, sulla vita e le virtù di nostro Signore Gesù Cristo, che i membri della Società devono iscrivere vivamente in loro.
E ogni mese avranno di mira in particolare, una di queste virtù per praticarla meglio ed esercitarla più specialmente. Su questa stessa virtù faranno anche i loro esami particolari e le loro conferenze spirituali.

Regola del 1818, Parte Seconda, Capitolo Primo § 5 La preghiera e gli esercizi di pietà

A questo si aggiungeva l’obbligo di leggere un libro spirituale per trenta minuti ogni giorno.

 

“Una vita è tutta spirituale o non lo è per niente. Nessuno può servire due padroni. La tua vita è modellata dallo scopo per cui tu vivi. Tu sei fatto ad immagine di ciò che desideri.”          Thomas Merton

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GLI ATTEGGIAMENTI DELL’“ESSERE”: UN CONTINUO PROCESSO DI RINNOVAMENTO E SVILUPPO DELLE RISORSE INTERIORI

Vivendo nel salutare equilibrio tra fare ed essere, i Missionari avevano la responsabilità di studiare e rinnovare costantemente se stessi e i contenuti della loro predicazione e insegnamento.

Quando i missionari non saranno in missione, rientreranno con gioia nel ritiro della loro santa casa in cui useranno il tempo a rinnovarsi nello spirito della loro vocazione, a meditare la legge del Signore, studiare la Santa Scrittura, i santi Padri, la teologia dogmatica e morale e le altre branche della scienza ecclesiastica ; si occuperanno anche di preparare nuovi materiali per le prossime missioni.

Regola del 1818, Seconda parte, Capitolo primo,
Altre osservanze principali

Sfortunatamente lo zelo e la generosità pastorale dei Missionari tendeva a riempire tutto il loro tempo e metteva gli studi in secondo piano.

L’attuale Regola di Vita Oblata continua a promuovere il desiderio di Eugenio di rinnovamento e sviluppo interiore per il bene dei contenuti del nostro ministero.

La formazione permanente coinvolge tutti gli aspetti della vita personale dell’Oblato. Essa rinnova e sviluppa la sua vita spirituale e le sue risorse interiori, favorisce la crescita della sua maturità emotiva ed affettiva, e perfeziona il dinamismo e l’intraprendenza pastorale. Ad ogni tappa della sua crescita, lo aiuta a verificare come si realizza l’unità tra la sua vita e la sua missione.

CC&RR, Costituzione 69

 

“Coloro che migliorano con l’età abbracciano il potere di una crescita personale e personale conquista, e iniziano a sostituire la giovinezza con la saggezza, l’innocenza con la comprensione, e la carenza di propositi con l’autorealizzazione.”      Bo Bennett

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GLI ATTEGGIAMENTI DELL’“ESSERE”: CON ENTRAMBI I PIEDI PER TERRA

Continuando a guidare i Missionari sulla qualità del loro “essere”, la Regola di Eugenio del 1818 sottolinea l’importanza della virtù dell’umiltà.

Così arriveranno a diventare familiari della santa virtù dell’umiltà che non smetteranno di domandare a Dio.

Derivante dalla parola latina “terra” (humus), non ha niente a che fare con la caricatura della falsa pietà del denigrare sempre se stessi. Leggendo i suoi scritti penso che possiamo affermare che, per Eugenio, l’umiltà era mantenere entrambi i piedi fermamente per terra. L’umiltà è il mezzo attraverso cui Dio e i Missionari trovino il giusto posto nella loro relazione reciproca.

…siccome è loro infinitamente necessaria nel pericoloso ministero che esercitano. Perché questo ministero, siccome ordinariamente produce grandi frutti, si potrebbe temere che gli eclatanti successi , che sono opera della grazia e il cui onore, conseguentemente, deve essere tutto riferito, qualche volta non diventino una trappola molto pericolosa per il missionario imperfetto che non si fosse esercitato assiduamente in questa prima e indispensabile virtù.

Regola del 1818, Seconda parte, Capitolo primo,
Altre osservanze principali

L’umiltà è, per il Missionario, la preoccupazione di essere centrato su Dio e di non dimenticare mai di essere un cooperatore di Dio, strumento di Dio per la salvezza.

Noi troviamo esattamente la stessa preoccupazione in Gesù per i suoi apostoli dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani: “Subito dopo Gesù costrinse i suoi discepoli a salire nella barca e precederlo all’altra riva verso Betsaida, mentre egli licenziava la folla.” (Mc 6,45). Imitando Gesù, Eugenio vuole che tutto l’onore e la “gloria” dei suoi successi missionari vadano a Dio e non nella testa dei Missionari.

La loro preoccupazione è quella di tenere i piedi saldi per terra e lasciare che il Salvatore agisca attraverso di loro.

 

“Umiltà non è pensare meno di se stessi, significa pensare a se stessi meno.”   Rick Warren

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GLI ATTEGGIAMENTI DELL’“ESSERE”: CUORE E TESTA

Oggi usiamo la parola “olistico” per descrivere la totalità del nostro impegno. Il vocabolario usato da Eugenio per esprimere questo stesso concetto nella Regola del 1818, e anche nelle versioni successive, era “carità e obbedienza”. In altre parole “cuore e testa”.

Per “imitare in tutto l’esempio di nostro Signore Gesù Cristo e degli apostoli” è necessario ESSERE con cuore e testa.

La carità e l’obbedienza rispecchiavano le due porzioni della vita dei Missionari. Un amore totale per il Salvatore e una costante obbedienza alla Sua volontà, da una parte. Dall’altra c’era l’esteriore andare verso gli altri:

Saranno tutti uniti con i legami della più intima carità e nella perfetta obbedienza ai superiori, sotto la cui dipendenza vivranno nella esatta pratica della santa obbedienza.

Regola del 1818, Seconda parte, Capitolo primo,
Altre osservanze principali

I Missionari dovevano essere un corpo unitario, collegato tramite i vincoli di amore cristiano e dalla loro attenzione alla volontà di Dio così come si manifestava nella comunità.

Cuore: amore gli uni per gli altri e per Dio

Testa: ascolto della volontà di Dio così come essa si mostra attraverso l’altro, specialmente nella Regola e attraverso il responsabile della guida e del benessere della comunità.

 

“Nel progresso della personalità, prima viene una dichiarazione di indipendenza, poi un riconoscimento di interdipendenza”.     Henry Van Dyke

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GLI ATTEGGIAMENTI DELL’“ESSERE”: DIVENTARE UN ALTRO CRISTO CHE IRRADIA LA SUA FRAGRANZA DOVUNQUE

Con un equilibrato centro focalizzato su Cristo nella qualità delle loro vite e relazioni, i Missionari avrebbero dovuto riempire il mondo con il “profumo” della trasformante presenza del Regno di Dio:

Ma, sia in missione, sia all’interno della casa,
il loro impegno principale sarà quello
di progredire nel cammino della perfezione
ecclesiastica e religiosa…
si sforzeranno di diventare altri Gesù Cristo
diffondendo ovunque il profumo delle sue amabili virtù.

Règle de 1818, Deuxième partie, Chapitre premier,
Des autres principales observances

L’ideale Missionario è trasformare:

Tutta la nostra vita è preghiera perché il Regno venga in noi e per mezzo di noi.

CC&RR, Costituzione 32

 

“Nulla è così contagioso come l’esempio; e noi non facciamo mai niente di grande, buono o cattivo che non produca qualcosa di simile”     Francois de La Rochefoucauld

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GLI ATTEGGIAMENTI DELL’ESSERE: PREGHIERA CHE DEVE TRASFORMARSI IN AZIONE

Per il Missionario, chiarire e condividere la propria visione interiore è sempre legato a ciò che si riceve in preghiera e si condivide con altri.

L’altra parte sarà interamente dedicata
alle opere esteriori dello zelo più ardente,
come le missioni, la predicazione,
le confessioni, il catechismo,
la direzione dei giovani, la visita
agli ammalati e ai carcerati, i ritiri spirituali
e altre simili attività.

Règle de 1818, Deuxième partie, Chapitre premier,
Des autres principales observances

Il Cristiano non può separare la preghiera dall’esperienza di vita e dall’azione:

Mantenendosi in un’atmosfera di silenzio e di pace interiore, ricercano la presenza del Signore nel cuore della gente e negli avvenimenti della vita quotidiana, come lo ricercano nella Parola di Dio, nella preghiera e nei Sacramenti. Come pellegrini, camminano con Gesù nella fede, nella speranza e nell’amore.

CC&RR, Costituzione 31

 

“La cosa più soddisfacente nella vita è la capacità di dare una grande parte di se stessi agli altri.”      Pierre Teilhard de Chardin

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FOCALIZZATI IN DUE DIREZIONI: ESSERE E FARE

Insistendo sul fatto che i suoi Missionari si dovessero focalizzare sempre su Gesù Cristo come”punto fermo”, Eugenio voleva aiutare ciascuno di loro a sviluppare una “visione interiore” che doveva essere una fonte di senso e di trasformazione per se stesso e per gli altri. Richard Rohr, secondo me, riassume questo concetto quando scrive:

“Ciò che molti desiderano – e alcuni non sempre hanno il linguaggio per esprimerlo – è una visione interiore che dica loro qual è il loro posto nel mondo e per cosa sono qui, qualcosa che è spesso differente da ciò che loro fanno quotidianamente per pagare i conti”.  On the Threshold of Transformation

Leggendo la Regola di Eugenio sotto questa luce, possiamo osservarla usando un approccio duale, che miri a una visione interiore come espressione di un equilibrio tra l’essere e il fare. Attraverso questa Regola egli sta invitando i Missionari a sviluppare una serie di atteggiamenti che li aiutino ad “essere”.

Inizialmente:
Imitando questi grandi modelli,
una parte della loro vita sarà consacrata
alla preghiera, al raccoglimento interiore,
alla contemplazione nel segreto della casa
di Dio che abiteranno in comune.

Règle de 1818, Deuxième partie, Chapitre premier, Des autres principales observances

Oggi:

Nella Preghiera silenziosa e prolungata di ogni giorno, si lasciano plasmare dal Signore e trovano in lui l’ispirazione per il loro comportamento..

CC&RR, Costituzione 33

Questo spirito di raccoglimento interiore non era inteso come un tempo di distaccata contemplazione monastica, così come chiarisce la nostra Regola di Vita:

Lodiamo il Signore come missionari secondo le diverse ispirazioni dello Spirito: portiamo davanti a lui il peso quotidiano della nostra sollecitudine per le persone alle quali siamo mandati (cf. 2Cor 11, 28).

CC&RR, Costituzione 32

 

“Abbiamo bisogno di trovare Dio, ed Egli non può essere trovato nel rumore e nell’agitazione. Dio è l’amico del silenzio. Guarda come la natura – alberi, fiori, erba – cresce in silenzio; guarda le stelle, la luna e il sole, come si muovono in silenzio… Abbiamo bisogno del silenzio per essere capaci di toccare le anime.”    Madre Teresa

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SEMPRE FOCALIZZATI SUL PUNTO FERMO DI UN MONDO IN MOVIMENTO

La sezione sui voti nelle Regole del 1818 è seguita da una spiegazione dei vari modi in cui i Missionari devono sforzarsi di “ESSERE”. Per farlo, Eugenio torna sempre al Polo Nord – il punto su cui il GPS dei Missionari è costantemente indirizzato

I missionari devono,
per quanto lo comporta la debolezza
della natura umana, imitare in tutto gli esempi
di Nostro Signore Gesù Cristo,
principale Fondatore della nostra Società,
e degli Apostoli, nostri primi padri..

Règle de 1818, Deuxième partie, Chapitre premier, Des autres principales observances

Oggi, Eugenio ci esorta a mantenere questo obiettivo:

Gli Oblati attuano l’unità della loro vita solo in Gesù Cristo e mediante lui. Essi sono im-pegnati in ministeri apostolici molto diversi; tuttavia ogni atto della loro vita è occasione d’incontro con Cristo che, tramite loro, si dona agli altri, attraverso gli altri, si dona a loro.

CC&RR, Costituzione 31

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VOTI: PROCLAMARE L’ARRIVO DI UN MONDO NUOVO LIBERATO DALL’EGOISMO

…Notate, inoltre, che essendo la cupidigia uno dei vizi che maggiormente deturpano la Chiesa, lo spirito del nostro Istituto, che è uno spirito di riparazione, ci porta ad offrire a Dio in qualche modo il contrappeso di questo vizio, adottando la povertà volontaria come l’hanno praticata i santi prima di noi.

Règle de 1818, Deuxième partie, Chapitre premier, § 1. De l’esprit de pauvreté.

La chiamata di Eugenio è un’oblazione, un dono di sé, per dimostrare che solo di una cosa si ha bisogno:

“Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo.” (Filippesi 3:8)

Detto in altre parole oggi:

Questa scelta ci spinge a vivere in comunione più stretta con Cristo e con i poveri. Essa quindi conte sta gli eccessi del potere e della ricchezza e proclama l’avvento di un mondo nuovo, libero dall’egoismo e aperto alla comunione dei beni.

CC&RR, Costituzione 20

 

“La croce è la testimonianza costante di ciò che facciamo agli altri e a noi stessi. La resurrezione è la testimonianza costante di ciò che Dio fa a noi in cambio .”     Richard Rohr, Pasqua 2012

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