ANDARE VIA E SOTTERRARMI IN UNA COMUNITÀ BEN ORGANIZZATA

Eugenio continua a riflettere e a discernere su quale sia la volontà di Dio per lui, dopo essere guarito dalla mortale malattia. Il suo desiderio di “essere tutto per Dio” gli prospetta un esistenza monastica. Tuttavia, lui vive l’essere “tutto di Dio” come risposta ai bisogni dei più abbandonati della Provenza, e vede la necessità di prendere parte alle predicazioni missionarie fatte in altre parti della Francia, ma senza che questo lo porti a tradire i bisogni della gente di Provenza.

Non ho nulla da nasconderti; ti dirò allora senza difficoltà che sono in forse tra due scelte: andare lontano a seppellirmi in un comunità regolarissima di un ordine che mi è sempre piaciuto oppure istituire nella mia diocesi proprio quel che tu hai fatto con successo a Parigi.
Ora la malattia mi ha rotto le ossa. Ero più propenso alla prima idea perché, francamente, sono stanco di vivere solo per gli altri: m’è capitato durante tre settimane di non aver avuto il tempo di andare a confessarmi; giudica tu se non sono legato alla catena!

Lettera a Forbin-Janson, 28 ottobre 1814, E.O. VI n 2

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SE È VOLONTÀ DI DIO, PARTIREI DOMANI STESSO PER LA LUNA

Un mese prima, Eugenio aveva ricevuto dal suo amico Forbin Janson l’invito ad unirsi ad una congregazione di preti con lo scopo di restaurare la devastata chiesa francese, attraverso le predicazioni missionarie nelle parrocchie. Questa lettera mostra che il seme di quest’idea era radicato in Eugenio e che egli stava cercando di discernere la volontà di Dio a tale riguardo. Cercare di essere in accordo con la volontà di Dio era uno dei temi maggiormente ricorrenti nella vita e nelle azioni di Eugenio.

… Ho un desiderio vivissimo di conoscere le vostre Costituzioni. Non già che io creda probabile di potermi unire a voi: ignoro quel che Dio esige da me, ma sono così determinato a compiere la sua volontà appena conosciuta che, se fosse necessario, partirei per la luna domani stesso.

Lettera a Forbin-Janson, 28 ottobre 1814, E.O. VI n 2

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ALLA FINE, SEBBENE CON TRISTEZZA, PROSEGUO SULLA MIA STRADA, CONFIDANDO IN DIO SOLO

Lottando per rimettersi in salute, Eugenio cerca di dare al suo amico Forbin Janson, un’idea delle tante richieste che gli giungono. Si coglie appena un senso di stanchezza e il suo bisogno di intimità dovuto alla solutine che sperimenta pur nel mezzo di tante attività. Eugenio riconosce che l’unico modo per sopravvivere è confidare solo in Dio a sforzarsi di amarLo sempre di più. Cerca dunque di ritornare a quelle solide fondamenta della sua esperienza di conversione, scoperte nel Venerdì Santo.

Anche stamane, immediatamente prima di salire all’altare, mi è stato necessario confessare; e, deposti i paramenti sacri, confessare ancora. Ieri all’una non avevo ancora recitato Prima perché son rimasto fino a quell’ora in confessionale. Al mattino non ho fatto quasi del tutto il ringraziamento perché dovevo trovarmi con una numerosa gioventù che da due ore e tre quarti compivano le loro pratiche di pietà. Cosa da non credere: sempre tutto in favore degli altri e nulla per il proprio bene. E in mezzo a tutto questo disordine sono solo. Tu sei il mio unico amico — amico in tutta la forza del termine — perché di amici buoni e virtuosi ce n’ho, ma a costoro mancano tante cose. A che mi servono se non sono in grado di mitigare un dolore? Si potrebbe parlare con essi magari del bene che si potrebbe compiere; ma non servirebbe a nulla perché ne verrebbero fuori inutili elogi o motivi di scoraggiamento. A ogni modo, anche se malinconicamente, tiro innanzi mettendo la mia fiducia unicamente in Dio. Amiamolo sempre di più.

Lettera a Forbin-Janson, 12 settembre 1814, E.O. XV n 128

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A VOLTE DESIDERO ARDENTEMENTE LA SOLITUDINE

Il 1814 non è solo anno di cambiamenti politici in Francia, ma è anche l’anno in cui Eugenio si trova in punto di morte. La grave malattia lo aveva lasciato debole e in questa lettera mostra un po’ di quell’energia e quello zelo che ricerca per andare avanti. È in questo momento che inizia a riconsiderare l’espressione e la direzione della sua vocazione. Sogna la pace dell’esistenza contemplativa in un monastero, ma in realtà non può abbandonare quelli che hanno bisogno di lui nel suo attuale ministero. C’è un senso di stanchezza nelle sue parole:

Ho poca attrattiva per questo mestiere; non so se mi toccherà cambiare vocazione. Aspiro talvolta alla solitudine, e gli Ordini religiosi che si limitano alla santificazione delle persone che seguono la Regola non occupandosi degli altri soltanto nella preghiera, cominciano a fornirmi qualche attrattiva. Né mi spiacerebbe passare lì il resto dei miei giorni: certo mi sento un po’ diverso di prima. Chissà che non andrà a finire così
Quando non avrò più sotto gli occhi, l’estrema necessità dei miei poveri peccatori, e sentirò meno la sofferenza di non poterli aiutare? Ma potrebbe anche darsi che mi convinca di poter loro essere più utile che non lo sia adesso; tuttavia per ora il mio tempo e le mie cure sono consacrate ad essi.

Lettera à Forbin-Janson, 12 settembre 1814, E.O. XV n 128

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A PARTIRE DA ORA E PER LUNGO TEMPO SONO IL SERVO DI TUTTI, A DISPOSIZIONE DEL PRIMO CHE VIENE

Dopo la partenza di Napoleone, la società francese iniziò a cambiare e, approfittando del nuovo clima, il Papa aveva chiesto che le predicazioni missionarie venissero usate per restaurare la Chiesa francese così devastata. L’amico di Eugenio, Charles Forbin Janson, risponde immediatamente a quest’appello, dando vita a un gruppo di missionari, in cui vuole coinvolgere anche Eugenio. Questi gli risponde:

 Io per ora non penso a niente… prevedo che ben presto sarò abbastanza indaffarato. Mio padre e i miei zii stanno per ritornare in Francia e, appena arrivati, avranno un bisogno assoluto di me; poi devo interessarmi perché siano sistemati.
Solo allora mi sentirò libero, sempre che sia possibile; perché fin d’ora e già da tempo sono il servo di tutti e a disposizione del primo venuto. Pare che sia volontà di Dio

Lettera à Forbin-Janson, 12 settembre 1814, E.O. XV n 128

Il seme del futuro cammino sembra essere piantato nel cuore di Eugenio, ma per il momento egli sente che la volontà di Dio lo chiama nelle sue occupazioni presenti.

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PER RAFFORZARE ULTERIORMENTE IL BENE CHE VIENE FATTO NELL’ASSOCIAZIONE, CHIEDIAMO A SUA SANTITÀ DI DARLE LA SUA APPROVAZIONE

 Dopo la caduta di Napoleone Eugenio era ora libero di mostrare la sua associazione per quello che era realmente: una sodalità o congregazione. Al fine di darle una qualche autorità, scrisse al papa per chiedergli un’approvazione formale e il riconoscimento di benefici spirituali. Con il benestare del Papa, il vescovo locale poteva da l’approvazione diocesana. L’annotazione del diario di settembre 1814 registra questo evento:

(testo italiano inviato al S. Padre)
 Beatissimo Padre,
 il sacerdote Carlo Giuseppe Eugenio de Mazenod della città di Aix in Provenza, considerando che, stante il funestissimo impulso dato dal filosofismo alla gioventù, la Fede cattolica in Francia stava per perdersi, si accinse all’opera di impedire per quanto poteva un così orrendo disordine.
Per riuscire nella suddetta impresa formò una congregazione nella quale arruolò un certo numero di giovani di sesso maschile perché ivi ricevessero dal suddetto sacerdote l’istruzione necessaria per mantenersi nel timore santo di Dio e conoscere e praticare la virtù.
Essendosi il Signore degnato di benedire gli sforzi del suo zelo e, con la grazia di Dio insieme con la pietà essendosi accresciuto di molto il numero dei congregati, il suddetto sacerdote per consolidare vieppiù il bene importante che si opera nella congregazione, supplica umilmente il Santo Padre di approvare questa congregazione sotto il nome di Associazione della Gioventù Cristiana di Aix, diretta per ora da lui, Carlo Giuseppe Eugenio de Mazenod, e di accordare nello stesso tempo le seguenti indulgenze (ed. segue un lungo elenco di indulgenze plenarie e parziali da lucrarsi in vita e in punto di morte, applicabili anche ai defunti).

Diario della Congregazione della Gioventù, settembre 1814, E.O. XVI

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IL 32° COMPLEANNO E L’ANNIVERSARIO DEL BATTESIMO

 La dichiarazione di Eugenio sull’importanza dell’anniversario del suo battesimo non è un’esagerazione. Durante tutta la sua vita celebrò solennemente questo anniversario della sua vita in Gesù Cristo.

Il Direttore ha ricordato ai soci che domani ricorre l’anniversario della sua nascita ma che questo ricordo per lui non ha nessun valore, mentre quel che per lui è infinitamente più prezioso è l’anniversario del suo battesimo avvenuto il 2 agosto del 1782. Ha pregato tutti i membri dell’Associazione di aiutarlo nel ringraziare Dio di un favore così grande in un modo che egli personalmente non si sente in grado di fare. Pertanto li scongiura di unire le loro preghiere alle sue che han bisogno di questo aiuto per sperare che siano accette al Signore.

Diario della Congregazione della Gioventù, 31 luglio 1814, E.O. XVI

 L’annotazione successiva del diario riferisce questo evento:

Parecchi membri dell’Associazione per entrare nelle mire del Direttore non han creduto far meglio che unirsi al santo Sacrificio che egli ha offerto stamane nella cappella della Congregazione (ed. de l’Enclos).

Diario della Congregazione della Gioventù, 2 agosto 1814, E.O. XVI

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SICURAMENTE PIÙ ADATTI ALLA DELINQUENZA NELLE STRADE CHE AL BUON ESEMPIO DEI MEMBRI DELL’ASSOCIAZIONE

Non tutto era perfetto nell’associazione giovanile! Eugenio mirava a mettere insieme quei ragazzi che fossero in grado di formare un élite, una forza trasformatrice nella città.  Temendo che il cattivo esempio avrebbe danneggiato anche gli altri membri, chiunque non era in grado di comportarsi in questo modo e non mostrava desiderio di cambiamento veniva espulso.

Sono stati espulsi dall’Associazione (due nomi): il motivo è l’ostinazione con cui questi giovani han voluto continuare la frequenza di cattive compagnie. (Nome) che era stato ammesso solo dopo una lunga prova e reiterate promesse di comportarsi bene, è stato anche lui espulso come incorreggibile e più adatto a bighellonare per le strade che ad approfittare dei buoni esempi dei membri dell’Associazione.

Diario della Congregazione della Gioventù, 12 dicembre 1813, E.O. XVI

 Sono stati espulsi (due nomi): i due giovani erano stati accolti un po’ alla leggera in occasione della loro prima comunione. Nonostante la raccomandazione di un bravo sacerdote, al vederli, non si nutrirono molte speranze e presto ci si convinse che non erano tali da far parte di un gruppo scelto come quello dell’Associazione. Se l’espulsione comporterà per essi un’immancabile vergogna devono attribuirlo soltanto a se stessi.

Diario della Congregazione della Gioventù, 3 gennaio 1814, E.O. XVI

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LA DEVOZIONE DEI GIOVANI AL SS. SACRAMENTO

I Vicari generali hanno autorizzato il Direttore a collocare e conservare il SS.mo nella cappella dell’Associazione, un favore insigne accolto con la più viva riconoscenza.
Questo sentimento si è dimostrato in maniera sensibile e con la più viva emozione quando il Direttore ne ha fatto sentire i vantaggi inapprezzabili, rivolgendo loro alcune parole prima di distribuire la comunione che in questo giorno memorando i soci ricevettero con la più tenera devozione e in grande maggioranza.
A iniziare da questo giorno ci saranno continuamente in adorazione in cappella tre soci, domenica e giovedì, durante il tempo che l’Associazione intera non sarà presente. Si alterneranno di mezz’ora in mezz’ora nell’ordine prescritto su una tabella esposta alla porta dell’oratorio.

Diario della Congregazione della Gioventù, 24 luglio 1814, E.O. XVI

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DIO HA VERSATO IN MODO TANGIBILE LA SUA GRAZIA NEI CUORI BEN DISPOSTI

Dal 1813 al 1816 Eugenio passò gran parte del suo tempo e spese molte energie nell’associazione giovanile. Nel diario ne faceva spesso la cronaca. Alcune di queste pagine ci illustrano bene le gioie e le difficoltà di questo ministero tra i giovani.

Oggi 26, i soci che non han fatto la prima comunione e non avevano assistito alla bella funzione del 2 febbraio dell’anno scorso, hanno rinnovato le promesse battesimali e recitato l’atto di consacrazione alla Madonna dinanzi al Direttore, tutto conformemente al regolamento, con solennità ma specialmente con grande devozione, tale da far versare lacrime di gioia a molti di essi.
Il Signore ha effuso sensibilmente la sua grazia nei cuori ben disposti della maggioranza dei soci che non sapevano frenare la loro allegrezza, manifestandola nella maniera più espressiva e con parole commoventi all’uscita dalla cappella.
Questo giorno era doppiamente prezioso per parecchi che avevano avuto al mattino la fortuna di ricevere il sacramento della cresima, dopo di essersi preparati con istruzioni giornaliere e un giorno di ritiro spirituale trascorso interamente nel giardino del Direttore.

Diario della Congregazione della Gioventù, 26 giugno 1814, E.O. XVI

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