MISSIONI POPOLARI: QUATTRO MISSIONARI IMPEGNATI IN QUESTO ESERCIZIO DI CARITÀ PREDICANO MEGLIO CHE DAL PULPITO, QUANTOMENO SONO MEGLIO COMPRESI

Quanto il valore dell’esempio sia più forte delle parole viene sottolineato in questa lettera a  Tempier, ricordando come i missionari sono andati ad aiutare gli abitanti dei villaggi vicine per spegnere un incendio:

Perché non ero con voi il giorno del vostro bel comportamento a Saint-Etienne! Vi vedo in mezzo alle fiamme portare dappertutto e intelligentemente soccorsi che han dovuto salvare un gran numero di persone. Non mi meraviglia che non ci si stanchi di parlare di questa grande abnegazione.
Quattro missionari in quest’opera di carità predicano meglio che sul pulpito; se non altro son capiti meglio..

Lettera a Henri Tempier, 29 giugno 1819, E.O. VI n. 45

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MISSIONI POPOLARI: COMPIAMO LA NOSTRA MISSIONE CON E ATTRAVERSO LA COMUNITÀ A CUI APPARTENIAMO

La comunità è parte integrante della missione oblata. Il gruppo di missionari mandato in un villaggio formava sempre una comunità che aveva le stesse regole e condivideva lo stesso spirito della comunità permanente di cui facevano parte. Durante le settimane della missione i missionari mantenevano una vita comunitaria regolare pregando insieme, condividendo i pasti, lavorando insieme e tenendo un incontro comunitario formale ogni settimana.

Il sabato pomeriggio si trascorreva in comunità in modo da aiutarsi a vicenda per focalizzare  con più chiarezza la qualità del loro “essere” in modo da rendere più effettivo il loro “fare” in quanto cooperatori del salvatore. La prefazione descrive lo scopo di questo tipo di attività:

Rinnovarci incessantemente nello spirito della nostra vocazione

Regola del 1818, capitolo primo, §3

È quel sentimento che penso si ritrovi anche nelle parole del Mahatma Gandhi, quando dice: “devi essere tu il cambiamento che ti auguri di vedere nel mondo”.

Il sabato di ogni settimana, gli esercizi della missione saranno sospesi, eccettuato quello del mattino.

Questo giorno sarà consacrato, in modo particolare, alla conferenza spirituale che deve aver luogo nell’appartamento del superiore.
Tutti i missionari sono tenuti a parteciparvi e non deve essere ammesso nessuno se non loro.
In questa conferenza si comincerà a leggere il presente regolamento di cui ogni superiore avrà una copia davanti a sé. Ci si accuserà, dopo, delle proprie colpe, secondo quanto prescritto…

Dopo aver puntato l’attenzione sulla crescita personale, ci si sposta sugli aspetti pratici della missione stessa:

Il superiore riformerà gli abusi che si possono essere introdotti, riprenderà coloro che avranno meritato di essere ripresi. Fisserà gli esercizi che dovranno essere fatti nella settimana seguente.
Profitterà di questa riunione per consultare i missionari sui punti che penserà bene di proporre loro. E, di comune accordo, si deciderà i casi di coscienza più difficili che si sono incontrati a partire dall’ultima conferenza.

Regola del 1818, capitolo secondo §2

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MISSIONI POPOLARI: È IL SALVATORE STESSO CHE DEVE PARLARE ATTRAVERSO I SUOI COOPERATORI

Oggi i membri della famiglia mazenodiana sono incoraggiati a:

Lodiamo il Signore come missionari secondo le diverse ispirazioni dello Spirito: portiamo davanti a lui il peso quotidiano della nostra sollecitudine per le persone alle quali siamo mandati (cf. 2Cor 11, 28). Tutta la nostra vita è preghiera perché il Regno venga in noi e per mezzo di noi…

Costituzione 32

La fonte di quanto detto si trova negli scritti di Eugenio, per cui chiaramente doveva essere il Salvatore a parlare attraverso i suoi cooperatori, questi ultimi dovevano essere consapevoli di tale attitudine al fine esercitarla senza esitazione.

La regola 1818 specifica che dal momento in cui gli oblati sono assegnati ad una missione particolare, devono iniziare a pregare per la salvezza degli abitanti di quella città. Il giorno prima della partenza era un giorno di ritiro, e il viaggio verso il villaggio si svolgeva con uno spirito di raccoglimento, concentrandosi sul pensiero che essi stessi stavano cercando di imitare Gesù nei suoi viaggi attraverso la Galilea. Ogni giorno, durante la missione dovevano pregare ad orari prestabiliti

I missionari si alzeranno alle quattro. Per vestirsi impiegheranno solo un quarto d’ora.
— Faranno insieme una mezz’ora di orazione.
— Diranno la santa Messa tutti i giorni a meno che non abiano buone ragione per dispensarsene.
— Diranno il loro ufficio, in ginocchio, davanti al Santissimo sacramento…
Immediatamente orima dell pranzo, faranno qualche minuto di esame particolare che sarà seguito dalle litanie in uso nella missione e dall’Angelus.
Quando,  a causa della stagione o dell’affluenza, non si sarà potuta fare l’orazione il mattino, non ci si dispenserà mai dal farla prima dell’esame particolare.

Regola del 1818, capitolo secondo §2

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MISSIONI POPOLARI : POSSIAMO CONVERTIRE GLI ALTRI SOLO SE NOI PER PRIMI CI SIAMO CONVERTITI ALL’INSEGNAMENTO CHE TRASMETTIAMO

Le parole che Eugenio pronuncia con il cuore, mi ricordano quelle di Papa Paolo VI

“l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri, é perché sono testimoni”

Discorso ai membri del “consiglio per i laici” 1974

I predicatori missionari dovevano imitare il Salvatore nell’anima – risultato da raggiungere attraverso la preghiera, lo studio e le azioni concrete. Ecco perché Eugenio rileva che si ottengono più risultati con l’esempio che con le parole:

Desidero soltanto che si predichi in modo utile, trascurando l’amor proprio, senza di che non si ricaverà molto frutto. Spero che i nostri Padri si siano proposti di comportarsi con grande prudenza, dovendo trattare con gente mal disposta.
Raccomandate loro di vivere da santi, come apostoli autentici, unendo alla predicazione la modestia negli atti e una grande carità verso i peccatori. Dal loro comportamento si deve dedurre che non sono predicatori comuni ma ostensibilmente animati dello zelo proprio della loro santa vocazione.
Non trascurino il loro bene se vogliono per davvero essere utili agli altri. Perciò preghino molto: allora Dio verrà in aiuto e tutto procederà bene.

Lettera a Henri Tempier, 30 marzo 1826, E.O. VII n. 233

Nelle Regole, Eugenio insiste che

dobbiamo convincere noi stessi che é indispensabile praticare tutte le virtù, senza tralasciarne nessuna.
Solo in questo modo i missionari  avrebbero trasmesso una dottrina solida. Il modo più convincente per convertire le persone era:
rendere evidente che noi siamo permeati delle cose che insegniamo e che abbiamo iniziato a metterle in pratica prima di cercare di istruire gli altri.

Regola del 1818, Capitolo tre, §1

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MISSIONI POPOLARI: SOLO NELLA MISURA IN CUI SI SONO PERMEATI DI GESÙ CRISTO, SARANNO CAPACI DI AVERE SUCCESSO

Nella sue lettere agli oblati Eugenio si concentra a lungo su questioni pratiche circa le missioni – dato che le comunicazioni del superiore dovevano orientare la nave – comunque, sottolineando ogni consiglio e aspetto pratico, troviamo l’aspetto più importante della vita dei missionari, la loro relazione con Cristo Salvatore.

Eugenio indica una serie di punti per raggiungere questo scopo:

Ti raccomando mano ferma perché si viva con regolarità: l’orazione, l’esame, ecc. Non siate uomini dediti unicamente alle opere esterne, di modo che si abbia a sospettare che voi conserviate solo l’abitudine delle pratiche più comuni ad ogni buon sacerdote. Questo sperpero di energie produce un danno incalcolabile. La conferenza del sabato è un obbligo.
La mortificazione non dev’essere anch’essa una virtù tanto nascosta da far credere che non la pratichiate affatto…
Non dimenticate che voi siete missionari di professione, soggetti a osservare la Regola nel corso di una missione, regola adatta per quella circostanza, prevista in anticipo, già praticata, familiare pertanto a ognuno di voi.

Lettera a Jean Baptiste Mille, 20 gennaio 1837, E.O. IX n. 603

Ecco il segreto del loro successo e Eugenio é stato sempre categorico su di esso. Solo nella misura in cui gli oblati si fossero  riempiti (permeati) della vita e delle virtù di Gesù Cristo, sarebbero stati capaci di avere successo come missionari; un tema che ricorre anche nelle nostre attuali costituzioni:

Prescelti “per annunciare il Vangelo di Dio” (Rm 1,1), gli Oblati abbandonano tutto per seguire Gesù Cristo. Per essere suoi cooperatori, si impegnano a conoscerlo più intimamente, a immedesimarsi con lui, a lasciarlo vivere in loro. Sforzandosi di riprodurlo nella loro vita… (C.2)
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MISSIONI POPOLARI : L’ESEMPLARE STILE DI VITA DEI MISSIONARI COME INGREDIENTE CHIAVE DELLA MISSIONE

Per raggiungere gli obiettivi delle predicazioni missionarie, Eugenio impose un principio fondamentale: il predicatore stesso doveva conoscere il Salvatore e imitarlo. Così come la missione stessa di Eugenio era la trasmissione della propria esperienza di Dio, allo stesso modo si aspettava che questo processo si realizzasse nelle vite dei singoli Oblati, in modo da essere la base delle loro predicazioni missionarie.

Eugenio insiste:

In una parola fate in modo non solo di operare molto bene, ma di lasciare dietro di voi un vero profumo di santità. Diversamente si direbbe di voi che fate il vostro mestiere. Bisogna essere pienamente uomini di Dio, agire unicamente per il Signore, muoversi sempre alla sua presenza, edificare dalla mattina alla sera coloro che hanno a che fare con voi o che semplicemente vi stanno intorno

Lettera a Jean Baptiste Mille, 20 gennaio 1837, E.O. IX n. 603

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CHIEDO AIUTO PER LE TRADUZIONI

Da dieci mesi che Sant’Eugenio ci parla ogni giorno in inglese e da sette mesi in italiano, francese, spagnolo e tedesco. Richiede un grande lavoro per mantenerlo e la cooperazione generosa di molte persone per farlo.

Per il servizio in italiano avrei bisogno di un aiuto per poterlo continuare. Specificamente avrei bisogno di un gruppo di persone, amici di Sant’Eugenio, che sono capaci di tradurre dall’inglese all’italiano. Fino a adesso c’è una persona generosissima che fa tutto perché un cambio di lavoro le ha dato più tempo per qualche mese. Pero il servizio non può dipendere solo da una persona, e quindi chiedo la possibilità di un piccolo gruppo per aiutarmi.

Vi ringrazio in anticipo. Senza quest’aiuto mi rincresce di dire che il servizio in italiano non potrà continuare dopo Pasqua.

The writings of St Eugene are already translated into Italian, so it is only a question of translating the brief commentary I write each day in English. If three or four friends of St Eugene would volunteer for this project, then it would mean translating the texts every three or four months. I take care of everything else.

In Sant’Eugenio

Frank Santucci omi

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MISSIONI POPOLARI : L’ESEMPIO E L’APPROCCIO DEI MISSIONARI CAMBIA IL CUORE DELLE PERSONE

Nel brano precedente Eugenio descriveva l’iniziale freddezza del sindaco di Marignane nei confronti dei missionari. Essi, tuttavia, continuarono a cercare di coinvolgerlo, e, nell’annotazione di quattro settimane dopo, possiamo leggere la descrizione di un uomo con un diverso comportamento.

Poiché siamo sull’argomento sindaco voglio notare che non manca a una sola istruzione della sera, ed è oltremodo gentile e cerimonioso verso i missionari che ha chiamati ambasciatori di Gesù Cristo in un’ordinanza che ha fatto affiggere, allo scopo di tener chiusi i cabaret nella domenica in cui si pianterà la croce. Se non si è mostrato come doveva nel primo giorno della missione è perché non va d’accordo col parroco di cui si lamenta, mentre il parroco dal canto suo gli rimprovera torti: contrasti che non sta ai missionari giudicare.

Diario della missione a Marignane, le 14 décembre 1816, E.O. XVI

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MISSIONI POPOLARI: NON TUTTI ACCOGLIEVANO CALOROSAMENTE I MISSIONARI

Descrivendo il giorno di apertura della missione di Marignane, Eugenio aveva descritto il caldo benvenuto che i missionari avevano ricevuto dagli abitanti del villaggio. Un’assenza evidente era stata quella di alcuni membri della classe media, del sindaco e degli amministratori laici della Chiesa.

Una cosa da notare — se può dare un’idea della mentalità dei benestanti del paese — è che né il sindaco né gli amministratori laici han creduto onorifico per la loro dignità presentarsi agli ambasciatori di Gesù Cristo. Il sindaco è venuto talmente meno alla dignità della sua importante carica da non esser stato presente né al discorso di apertura della missione nè alla beftedizione col SS. Sacramento.
Uno dei motivi cli questo comportamento è la poca armonia vigente tra il parroco e gli amministratori laici. Basta che l’uno proponga una cosa perché gli altri si oppongano, bocciandola; nel caso è bastato che il parroco avesse avuto l’idea della missione perché gli amministratori laici trovassero difficoltà insormontabili e il sindaco se ne disinteressasse. D’altronde accampano pretese stravaganti alle quali il parroco non si crede in dovere di sottostare: ce n’era abbastanza perché cogliessero al volo l’occasione di recargli dispiacere. Così, in seguito all’azione del parroco, questi signori si son comportati male coi missionari.
Ciò però non ha impedito che al rientro della processione la chiesa fosse piena. Si è esposto il SS. Sacramento e cantato il Veni Creator; poi il superiore ha tenuto il discorso di apertura seguito dalla benedizione. Dopo gli avvisi la gente se n’è andata in pace.
A sera il parroco e i missionari han cominciato le visite a domicilio preannunziate dai fabbricieri. Benché il sindaco si fosse comportato in maniera così poco corretta, abbiamo creduto opportuno iniziare dalla sua casa: è parso un po’ imbarazzato, forse per il suo atteggiamento sgarbatc e forse anche perché l’avevamo sorpreso in un appartamento non rispondente al concetto che dovevamo avere della sua posizione ufficiale.

Diario della missione a Marignane, 17 novembre 1816, E.O. XVI

(Nota: il termine tradotto come “ amministratori laici” si riferisce a quel gruppo di persone conosciute al tempo come fabriciens o Marguilliers. Si trattava di un gruppo di persone della parrocchia con il compito di amministrare l’edificio della chiesa, i suoi proventi, le spese e la manutenzione.)

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MISSIONI POPOLARI: ACCOLTI CALOROSAMENTE DALLE PERSONE

Generalmente le missioni parrocchiali erano accolte dalla maggioranza degli abitanti dei villaggi, che anelavano a un genuino rinnovo spirituale. La descrizione che Eugenio ci fa del benvenuto ricevuto a Marignane mostra l’intensità delle emozioni del Sud:

Quel che c’è stato di notevole in questa accoglienza è stata la premura, la gioia, l’entusiasmo della popolazione che, nonostante il vento impetuoso, s’è portata in massa fino alla chiesa di S. Nicola testimoniando i suoi sentimenti con le parole più espressive. Al passaggio dei missionari tutti da ogni lato si inginocchiavano, alzando grida di gioia e cantando di loro iniziativa, come per un’esplosione dei loro sentimenti interiori, il primo verso del canto: “O missien tan desiderado!” (ed: missione tanto bramata). Si vedeva la gente alzare le braccia al cielo con slancio o aprirle in segno di affetto versando lacrime e mandando mille benedizioni agli inviati del Signore.

Diario della missione a Marignane, 17 novembre 1816, E.O. XVI

Per avere un’idea del dialetto provenzale ecco i primi versi dell’inno a cui fa riferimento il testo.

O missien tan desirado!
Sias arribado:
O missien tan desirado!
Sias vengudo enfin;
Que Dieou que vous a mandado;
Siegue beni senso fin.

Recueil de cantiques français et provençaux à l’usage des Missionnaires de Provence. Avignon, 1818

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