MISSIONI POPOLARI: VOLTE ALLA CONVERSIONE DELLA PARROCCHIA NEL SUO INSIEME

Sebbene i missionari lavorassero per una conversione personale, il loro scopo finale era aiutare l’intera parrocchia a crescere insieme. Il parroco locale era coinvolto nella missione – in nessun momento, durante la missione, i missionari si sostituivano a lui nella guida. Il parroco partecipava dunque come guida dei suoi fedeli e la missione era fatta per suo conto.

Eugenio sottolinea proprio questo concetto quando scrive al parroco di Barjols:

Più di 50 parroci mi chiedono insistentemente una missione; ma per usare una certa equità nella scelta credo che bisogna riferirsi alla data della richiesta. Tuttavia sarei incline a darvi la preferenza perché mi sembra doveroso portare aiuto dove maggiore è il pericolo. Ci hanno richiesti a Marsiglia dove potremmo augurarci qualche soddisfazione mentre a Barjols dobbiamo aspettarci contrasti e fatiche; se non altro avremo in cambio la fortuna di venire incontro alla sollecitudine di un pastore in ansia per le sue pecore sbandate. Anche se avessimo da attenderci solo il merito di aver combattuto contro l’inferno, sotto la direzione di un veterano come voi, avremmo ancora di che rallegrarci per l’opera nostra.

Lettera al parroco di Barjols, 20 agosto 1818, E.O. XIII n. 14

Padre Marcello Zago commenta cosi’ la continuazione e lo sviluppo di questo aspetto nella nostra realtà odierna, quando dice che il punto centrale della missione oblata si é mosso

Da una presentazione che si concentrava sulla conversione delle anime a un’evangelizzazione a obiettivo triplice: conversione personale e comunitaria, costruzione di una comunità ecclesiale responsabile e inculturata, promozione del regno di Dio.

 “Evangelization and Mission” in Dictionary of Oblate Values

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MISSIONI POPOLARI: AFFINCHÉ IL SANGUE DEL SALVATORE RIPRENDA A SCORRERE NELLE VENE DEL SUO CORPO

Nel 1859, due anni prima della sua morte, Eugenio aveva descritto lo scopo missionario a cui aveva cercato di aderire costantemente durante tutta la sua vita

In effetti la Chiesa, siccome forma un solo corpo di cui Gesù Cristo è il capo, coloro che non ricevono la vita da questo capo sono membra morte, non sono più attaccati al corpo dai legami dall’amore divino, il sangue di Gesù Cristo, per così dire, non circola più nelle loro vene.

Mandement de Monseigneur l’Evêque de Marseille, à l’occasion du Saint Temps de Carême, 1859

Per Eugenio la Chiesa non era una gerarchia o una struttura, ma prima di tutto un corpo. Ogni volta in cui dice di essere stato mosso dalla sofferenza della Chiesa, di fatto, é la sofferenza dei suoi membri quello che lo commuove e lo spinge ad agire.

Di conseguenza, per Eugenio, tutto nella missione mirava alla conversione del popolo, in modo da permettere al Sangue del Salvatore di scorrere nelle loro vene e di essere così redenti.

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MISSIONI POPOLARI: VOLTE A RICONDURRE INDIETRO QUELLI CHE SI ERANO SMARRITI

La regola dice che il principale scopo delle missioni doveva essere riportare alla Chiesa coloro che si erano smarriti.

E’ dunque pressante far rientrare nell’ovile tante pecore perdute, insegnare a questi cristiani degenerati chi è Gesù Cristo, strapparli al potere del demonio e far loro vedere il cammino del cielo.

Regola del 1818, Capitolo uno, §3, articolo 3, Nota bene

Ripetendo il concetto in altre parole:

Rendere gli uomini ragionevoli, poi cristiani e infine aiutarli a diventare santi.

Regola del 1818, Capitolo uno, §3, articolo 3, Nota bene

L’obiettivo specifico era condurli a vivere quella stessa esperienza di salvezza che Eugenio aveva sperimentato nella sua vita, che aveva condiviso con gli Oblati e, attraverso essi, con i beneficiari del loro ministero.

Oggi deve essere quello stesso spirito che animava Eugenio a spingerci alla missione. Nel nostro mondo pluralista, che fluttua con il vento e con le onde, questa chiarezza da parte di Eugenio deve invitarci a fermarci e a chiedere a noi stessi: “Qual é esattamente la missione affidatami da Dio nel mondo? Sono capace di individuare precisamente i miei obiettivi come membro della famiglia mazenodiana?”

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MISSIONI POPOLARI: OBIETTIVO PRINCIPALE DEI MISSIONARI

Essendo le missioni uno dei fini principali dell’Istituto, tutti si applicheranno principalmente a compiere bene questo dovere.

Regola del 1818, Capitolo due, §1, articolo 1

Mentre Eugenio era in vita gli Oblati animarono in Francia quasi 3000 missioni nelle parrocchie, e l’importanza di questo ministero si può notare dal fatto che, al momento della morte di Eugenio, in 19 case oblate, su 24 presenti in Francia, la predicazione missionaria era il ministero principale. Eugenio spiega:

Le missioni sono un’opera eminentemente apostolica e se vogliamo raggiungere i medesimi risultati ottenuti dagli apostoli e dai primi discepoli del vangelo, è indispensabile usare i medesimi mezzi…

Lettera a M. Arbaud, 16 gennaio 1819, E.O. XIII n. 22.

Di conseguenza, proprio come gli apostoli, la vocazione degli Oblati era:

che si sforzeranno di imitare le virtù e gli esempi del nostro Salvatore Gesù Cristo principalmente dedicandosi a predicare ai poveri la parola di Dio

Regola del 1818, Capitolo uno, §1, articolo &

Imitando il Salvatore che era venuto a cercare le pecore smarrite, gli Oblati si dedicavano a cercare tutti quelli che le strutture della Chiesa non riuscivano ad incontrare. Come raggiungere questo scopo? Fare esattamente quello che nostro Signore fece: spezzare il pane della Parola di Dio attraverso le missioni, le catechesi, ritiri e altri esercizi spirituali – specialmente nelle missioni condotte in zone rurali.

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MISSIONI POPOLARI: SOTTO IL SEGNO DELLA CROCE, SEGNO CHE LIBERA E DONA VITA

La nostra vocazione missionaria é nata nel momento in cui Eugenio ha incontrato l’amore personale di Dio per lui attraverso la Croce. Ha cosi’ deciso di dedicare la sua vita aiutando gli altri a vivere questa esperienza liberatoria. Henri Tempier era stato invitato a discernere la sua vocazione a seguire Eugenio proprio ai piedi della Croce. Il segno distintivo dei missionari era la Croce, permanentemente appesa al collo.

Tutto questo è riflesso nelle missioni popolari:

Il parroco si avvicinerà al superiore della missione e gli consegnerà il crocifisso che ha portato in mano fino a là. Questo crocifisso sarà abbastanza grande da poter essere visto da lontano.
Il superiore della missione  avendolo ricevuto dalle mani del parroco, lo bacerà rispettosamente, lo farà baciare in seguito agli altri missionari che lo baceranno, anche loro, inclinandosi profondamente.
Dopo ne benedirà la moltitudine facendo il segno della croce verso le quattro parti dell’assemblea.

Regola del 1818, Capitolo due, §2

La missione iniziava sotto il segno della Croce, tutte le attività delle 3-6 settimane successive facevano riferimento alla croce, e l’atto finale della missione consisteva nel piantare una Croce della Missione in un posto centrale del villaggio, come ricordo perpetuo.

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MISSIONI POPOLARI: É DIO CHE DEVE AGIRE ATTRAVERSO I MISSIONARI

Per quanto si possa fare, i missionari arriveranno nel luogo di missione la domenica all’ora dei Vespri. Il Parroco avrà avuto cura di far suonare, la vegli alla sera, tutte le campane  per annunciare solennemente la missione.

Regola 1818, capitolo 2, §2

La sera della domenica, giorno di riposo, le mucche sarebbero già state munte e l’intero villaggio avrebbe avuto tempo per partecipare alla processione di apertura. Da questa considerazione deriva la decisione di far iniziare la missione proprio la domenica sera. La regola continua:

Quando i missionari scorgeranno il luogo in cui sono stati mandati, si prostreranno per adorare Nostro Signore Gesù Cristo e per mettersi sotto la protezione della santa Vergine, degli angeli custodi della parrocchia e dei santi patroni.

Regola 1825, capitolo 2, §2, articolo 16

il prostrarsi é un atto che utilizziamo durante la liturgia del Venerdì Santo, nei voti perpetui degli oblati, e prima dell’ordinazione. Simboleggia il voler essere niente così che Dio possa essere tutto e agire attraverso le persone.

Nel diario della missione a Marignane, Eugenio descrive l’arrivo dei quattro missionari:

Siamo giunti in vista di Marignane, alle 4 del pomeriggio. I fedeli e il parroco avvisati precedentemente son venuti a incontrarci presso la chiesetta di S. Nicola. Prima che vi giungessimo, appena abbiamo visto che la popolazione si faceva da presso, ci siamo inginocchiati, secondo la nostra usanza, per adorare Nostro Signore Gesù Cristo, offrendogli questo primo tributo di omaggio e le fatiche del nostro ministero per la più grande gloria del suo nome santissimo. Quando il parroco si è avvicinato e noi ci siamo mossi verso di lui, nel punto preciso dell’incontro ci siamo inginocchiati per adorare la croce che il parroco reggeva in mano; ma prima di darla a baciare al superiore e di mettergliela in mano ha rivolto ai missionari brevi parole per manifestare loro la gioia di vederli in mezzo al suo popolo con lo scopo di indicare ad essi la via della salvezza.

Diario della missione a Marignane, 17 novembre 1816, E.O. XVI

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MISSIONI POPOLARI: NON PUNTAVANO A CHI ERA GIÀ SALVATO

La scelta degli oblati si vede bene in questo incidente avvenuto all’inizio di una missione in un villaggio della Diocesi di Digne. All’arrivo nella rettoria agli oblati era consegnata la lettera di facoltà del vescovo, con cui gli veniva espressamente preclusa la possibilità di assolvere “gli alcolizzati, le ballerine, le coppie che vivevano nel peccato, coloro che prestavano denaro con interesse, generalmente noti come usurai.”

Ecco dunque il racconto della reazione di Padre Guibert al parroco:

“per favore, M. Parroco, sellate i nostri cavalli perché ce ne andiamo. Per noi è impossibile svolgere una missione in base a queste condizioni, non siamo venuti nella vostra parrocchia per ascoltare ed assolvere i devoti; e ce ne andiamo perché ci rifiutano di lasciarci andare dai peccatori.”

J. PAGUELLE DE FOLLENAY, Vie du Cardinal Guibert Archevêque de Paris, I, p. 226-227

In questa caso ci fu una felice conclusione, il parroco corse di notte agli uffici diocesani per cambiare le cose e gli oblati ricevettero dal Vicario generale il permesso richiesto.

Sembra di rivedere l’approccio del giovane Eugenio nei confronti dei più abbandonati durante il suo ministero ad Aix. Gesù stesso era stato criticato proprio per aver scelto di predicare a queste persone. Ecco così la risposta concreta degli Oblati ai più abbandonati, che venivano trascurati dalle strutture della Chiesa.

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MISSIONI POPOLARI: USATE IL VOSTRO ZELO A FAVORE DELLA POVERA E ABBANDONATA GENTE DI CAMPAGNA, PIUTTOSTO CHE PERDERE IL VOSTRO TEMPO CON CITTADINI ORGOGLIOSI E SDEGNOSI

Essi “si dedicheranno all’assistenza spirituale dei poveri che vivono in sparsi per la campagna, e agli abitanti dei piccoli villaggi rurali, privi di sostegno spirituale.”

Regola 1818, capitolo 1, §1, articolo 1

Tra il 1816 e il 1823 (quando Eugenio aveva lasciato Aix e si era trasferito a Marsiglia come Vicario Generale) in più della metà dei villaggi in cui le missioni e i ritiri avevano luogo c’erano meno di 2000 abitanti, in dodici meno di 1000. Otto missioni ebbero luogo in posti tra 2500 e 6000 abitanti e solo in pochi casi essi parteciparono a missioni cittadine insieme ad altri gruppi di missionari. In quest’ultimo caso essi sceglievano di andare nei quartieri più poveri.

Se permettete ci incaricheremo come ad Arles della parte della città abitata dal popolino; così non usciremo per così dire dalle norme del nostro istituto che ci destinano principalmente all’istruzione di questa porzione del gregge di Gesù Cristo.

Lettera a M. Rauzan, superiore generale dei Missionari di Francia parlando della missione in Aix in preparazione, 30 ottobre 1818, E.O. XIII n. 19.

Ad esempio, a Marsiglia, nel 1820 essi predicarono in tre parrocchie frequentate da braccianti, marinai e pescatori.

In ogni caso Eugenio insisteva che la precedenza venisse sempre data alle zone rurali:

Certo preferisco vedervi usare lo zelo in favore di poveri montanari abbandonati anziché perdere il tempo coi boriosi abitanti di città sprezzanti. Ma, lo ripeto, non possono dispensarvi dal prendere il riposo che vi spetta per diritto naturale.

Lettera a Pierre Mie, 7 settembre 1826, E.O. VII, n. 253

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MISSIONI POPOLARI: PENSATE IN BASE ALLO STILE DI VITA DELLA GENTE

Ogni anno, all’inizio dell’estate, Eugenio preparava il programma delle missioni nelle parrocchie per la “stagione” successiva- cercando di rispondere a quanti più inviti possibili tra i numerosi ricevuti.

Ogni anno, all’inizio dell’estate, il superiore fa il conteggio delle lettere che ha ricevuto dai diversi parroci che domandano missioni per le loro parrocchie e, dopo aver fissato il numero di missioni che si possono fare, le parrocchie in cui giudica che si debba andare di preferenza e il periodo che bisognerà scegliere per andare in ciascuna di loro, comporrà un quadro da presentare a Monsignor Vescovo diocesano per farglielo approvare.

Regola 1818, capitolo 2, §2

Il gruppo di predicatori veniva assegnato ad una destinazione ed essi iniziavano sia a preparare il materiale per le prediche sia a pregare per tutti quelli che avrebbero evangelizzato. Abitualmente anche il curato del villaggio locale iniziava a preparare i suoi fedeli per l’arrivo dei missionari.

Il superiore designa, in seguito, quali sono i missionari che devono prepararsi per le missioni. Assegna a ciascuno i villaggi che devono percorrere e nomina il capo e l’economo di ogni gruppo che deve andare in lotta.

Regola 1818, capitolo 2, §2

Le missioni si svolgevano in una stagione definita: i freddi mesi invernali. Gli abitanti dei villaggi erano soprattutto agricoltori e non sarebbero stati disponibili ad accogliere una missione durante la primavera, l’estate e l’autunno, considerando le loro attività. Con il freddo dell’inverno essi potevano invece dedicare 3-6 settimane per partecipare liberamente alla missione

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MISSIONI POPOLARI: DA TRE A SEI SETTIMANE

Quelli erano tempi di crisi per la Chiesa. Durante gli anni iniziali della Rivoluzione si era fatto di tutto per distruggere la “superstizione della religione”. Le Chiese erano state distrutte, religiosi e parroci uccisi o scacciati. Napoleone aveva fermato le persecuzioni e le distruzioni, ma aveva messo sotto controllo la Chiesa e le sue attività. Ora, durante la restaurazione della monarchia, la Chiesa era di nuovo libera e doveva rimediare alle distruzioni dei precedenti 25 anni. In generale le persone ignoravano la fede e le sue pratiche, e la gente dei villaggi di campagna era ancora più abbandonata a se stessa di quella di città. Per questo motivo la “cura-choc” dei missionari doveva essere lunga e profonda.

Le missioni non dureranno mai meno di tre settimane, diversamente dai ritiri che potranno durare solo tre o otto giorni, ma mai più di quindici.

Regola 1818, capitolo due, §1, articolo 9

Le missioni potranno essere prolungate fino a un mese e più, ma non si supereranno mai le sei settimane.

Regola 1818, capitolo due, §1, articolo 10

Questa durata era necessaria per assicurare una catechesi degli adulti profonda e completa, istruendo le persone e lavorando alla loro conversione. In tal modo essi venivano invitati a una partecipazione profonda e sentita della vita sacramentale e di preghiera della chiesa locale, per cambiare la qualità delle loro vite e delle relazioni sociali. La durata minima era di tre settimane, con la possibilità di aggiungerne fino ad altre tre, finché i missionari, cioè, non vedessero la loro azione radicarsi in modo soddisfacente.

Nel nostro mondo superficiale e in perenne cambiamento mi chiedo se la nostra azione evangelizzatrice vada abbastanza in profondità in modo da fare la differenza e radicarsi nelle vite della gente. Da tre a sei settimane erano un tempo lungo, ma la natura ci insegna che non esistono piante istantanee. Solo per il semplice fatto che dico qualcosa, non vuol dire necessariamente che un seme sia stato piantato.

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