UN PROGETTO CHE VIENE CERTAMENTE DA DIO

Eugenio aveva fatto un accurato processo di discernimento – e gli era stato detto dal suo Direttore spirituale che la sua vocazione sacerdotale era “chiara come il sole a mezzogiorno”. Una volta capita questa come la volontà di Dio, Eugenio non esita nella sua risoluzione, prende il coraggio a due mani e scrive a sua madre per dirle:

Mia cara mamma, prima di mettervi a parte delle mire che la divina misericordia ha sopra di me, pregai lo zio di parlarvene prospettandovi la cosa sotto il suo vero punto di vista, in modo che la vostra tenerezza a me nota non si allarmasse fuori luogo. Per quanta cura si metta nello spiegare per lettera le proprie idee è difficile poter prevedere le obiezioni o più semplicemente le maniere differenti di cogliere un problema.
Per questo avevo incaricato lo zio, che è degno di apprezzare le vie del Signore, di farvi conoscere il disegno del Maestro a cui tutti siamo tenuti di obbedire sotto pena di dannazione, e rispondere alle obiezioni che avreste potuto opporre per farvi approvare insomma, dopo avervi esposto i miei ragionamenti, un progetto che viene certamente da Dio, perché è passato al vaglio di tutte le prove che esige ogni ispirazione che pare straordinaria, sanzionata del resto da tutte le persone che nelle mie condizioni lo rappresentano…

Le dà quindi le ragioni che egli vede per diventare prete, e noi vediamo il nocciolo duro di quello che vivrà per tutto il resto della sua vita:

…lo affermo al cospetto di Dio: quel che Egli vuole da me è
che rinunzi al mondo nel quale è quasi impossibile salvarsi, tanta è l’apostasia che domina;
che mi consacri particolarmente al suo servizio per cercare di riaccendere la fede che sta per spegnersi nell’ambiente dei poveri;
vuole in una parola ch’io mi disponga a eseguire gli ordini che volesse darmi per la sua gloria e la salvezza delle anime riscattate al prezzo del suo sangue preziosissimo.

Prima lettera a sua madre dove parla della sua vocazione al sacerdozio,
29 giugno 1808,  E.O XIV n.27

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QUANDO LA VOCE DI PERSONE SIGNIFICATIVE RISCHIA DI ESSERE PIÙ FORTE DI QUELLA DI DIO

Madame De Mazenod aveva dei progetti ambiziosi per suo figlio venticinquenne. Eugenio non aveva quindi il coraggio di dirle in faccia che voleva andare in Seminario. Così sceglie una strada indiretta e chiede a suo cugino, Roze Joannis, a sua nonna e a sua sorella di comunicare la notizia e preparargli così la strada. Qui scrive a sua sorella, Ninette, il 21 giugno 1808:

Non oso ancora scrivere a mamma circa quanto ho pregato lo zio (Rose‑Joannis) di farle sapere (la decisione di entrare in seminario), finché non so se gliene ha parlato. Supposto, come presumo, che al momento in cui riceverai la mia lettera, ne sarà stata informata, ti incarico di addolcirle tutto quel che potrà sembrarle troppo rigoroso in questa determinazione non precoce né precipitata; anzitutto ricordandole che siamo tutti obbligati a sottostare alla volontà del Maestro e obbedire alla sua voce, poi prospettandole che non si tratta di una separazione ma solo di un’assenza di otto o nove mesi; fate leva con forza su questa considerazione che è verissima e fuga con una mossa sola il fantasma che ci creiamo quando si vuole abbracciare tutto con un sol colpo d’occhio. Avevo raccomandato allo zio di parlare di questa faccenda unicamente a mamma e a te: ti faccio la medesima raccomandazione; ti prego: nessuno in casa venga a saper nulla. Quando saranno abbracciate tutte le dimensioni, allora verrà il momento di parlarne. In attesa chiacchieriamone fra di noi e col Signore. Non ti dico altro in argomento, ne discorreremo più a lungo e meglio a viva voce.

Lettera a  Eugénie de Mazenod, il 21 giugno 1808, E.O. XIV n. 26

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NON C’È NIENTE DI ISTANTANEO NELLA CONVERSIONE

Se noi consideriamo il Venerdì santo del 1807 come il punto culminante del cammino di conversione di Eugenio e della ricerca di una direzione da dare alla sua vita, questo è il primo testo dopo quell’avvenimento che mostra come egli creda di essere chiamato ad uno “stato di vita più perfetto”. Questo brano mostra che non c’è niente di istantaneo nella conversione. Una volta che vediamo la direzione, dobbiamo ancora sforzarci per mantenerla. Eugenio ha 25 anni quando scrive al suo amico Emmanuel Gaultier de Claubry il 23 dicembre  1807:

Ora vi parlerò di me ? Sì, ma solo per raccomandarmi alle vostre preghiere, per incaricarvi espressamente di chiedere al Signore con insistenza che compia su di me i suoi adorabili disegni di cui sono io a ritardare gli effetti a causa delle mie infedeltà: colpisca, tagli, ma mi riduca a volere quel che vuole lui, travolga i numerosi ostacoli che si oppongono al raggiungimento più perfetto di uno stato a cui credo fortemente di essere chiamato.
Mi faccia la grazia di conoscere sempre più le vanità di questa terra miserabile perché miri soltanto ai beni celesti che il tarlo non arriva a intaccare. In una parola mi renda degno della comunione dei santi e mi faccia occupare in mezzo a loro il posto che mi sembra abbia destinato a me, ma che mi sembra ancora esser ben lungi dal meritare.

Lettera a Emmanuel Gaultier de Claubry,
il  23 dicembre 1807, Écrits oblats XIV n.22

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BENVENUTI

Questo sito è una nuova avventura per far conoscere più ampiamente Sant’Eugenio de Mazenod.

Il suo obiettivo è di presentare il pensiero di Eugenio attraverso dei brani giornaliere estratti dai suoi scritti, commentati brevemente.

Il sito non è ancora rifinito, ma spero che vi piaccia quello che c’è qui e che il vostro contato con S. Eugenio vi porti più vicini a Colui che è stato la sua luce e che ha dato significato alla sua vita.

Grazie a p. Fabio Bastoni OMI e a Marisara Castaldo che fanno parte del gruppo di traduttori dei commentari.

Frank Santucci OMI
Servizio d’animazione sul Fondatore e il Carisma (FCA)

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