IL CAMBIAMENTO CHE SI INIZIA A INTRAVEDERE NELLE VITE DEI GIOVANI

Un anno dopo l’inizio dell’associazione dei giovani, Eugenio inizia a vedere i risultati della sua opera nelle vite dei ragazzi. Le lettere che riceve dai membri, conservate nei nostri archivi, mostrano che questi frutti durano anche nell’età adulta.

Quello che era iniziato come un piccolo gruppo di appena 7 membri era passato a contarne 60 nel 1814- e ne avrebbe contati 280 tre anni dopo. Approfittando della visita di Forbin Janson a Roma ( che prevedeva anche l’incontro con il Papa), Eugenio gli chiede di cercare di ottenere un riconoscimento ufficiale per la congregazione dei giovani, affinché  potessero essere formalizzati i benefici spirituali per i suoi membri.

Il cambiamento della maggior parte dei giovani (che va da M. de Mazenod, dicono per distinguerli dagli altri) è stato così notevole che i genitori cristiani vorrebbero tutti che io mi interessassi dei loro figliuoli. Ma ci vogliono altre condizioni oltre ai bei desideri. Per consolidare maggiormente il bene che si opera in quest’associazione, vorrei ottenere dal Papa indulgenze, approvazioni e incoraggiamenti.

Lettera à Forbin-Janson, giugno 1814, E.O. XV n 125

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I GIOVANI: GLI INCONTRI PENSATI PER LORO NE ASSICURANO L’EQUILIBRIO

Eugenio descrive le attività tipiche di una giornata d’incontro.

Ho un piccolo locale all’ingresso in città: vi ho sistemato una cappella per le nostre pie pratiche e nel parco hanno lo spazio necessario per svolgere i loro giochi.
Si radunano ogni domenica e tutti i giovedì. Alle 7 della domenica iniziamo con una breve lettura per dare a tutti il tempo di giungere dai vari punti della città: quindi recitiamo il Mattutino della Madonna e subito dopo io faccio un’istruzione di circa un’ora, più o meno, secondo i giorni. All’istruzione seguono le Lodi recitate mentre mi vesto per la messa. Dopo la messa con le ore minori dell’ufficio della Madonna terminano gli esercizi del mattino.
Si fa colazione prima di tornare in città dove ordinariamente giungiamo in tempo per la messa solenne.
Nel pomeriggio, dopo i Vespri, un’ora di catechismo per i bisognosi; tuttavia son presenti tutti. Il resto del tempo fino a sera è occupato nel gioco.

Lettera à Forbin-Janson, giugno 1814, E.O. XV n 125

Due messe sono previste. Alla prima i giovani hanno la possibilità di ricevere l’Eucaristia evitando di digiunare tutta la mattina. Successivamente, partecipando alla Messa Principale delle loro parrocchie, avrebbero rassicurato i loro parroci, preoccupati che Eugenio li potesse “derubare” dei loro giovani.

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I GIOVANI: POSSO CHIARAMENTE PERCEPIRE IL BENE CHE DIO GLI FA ATTRAVERSO IL MIO MINISTERO

In questo estratto appare chiara la metodologia di Eugenio. Vuole essere sicuro che tutti i membri dell’associazione abbiano quelle qualità tali da poter contribuire al bene degli altri giovani di Aix. Il principio è sempre quello di essere “lievito” per il bene comune.

Ho stilato per essi un regolamento che è un piccolo capolavoro e osservano con esattezza ammirevole. Dopo che il loro numero è aumentato abbiamo preso un nuovo indirizzo: bisogna sottoporsi a una prova seria.., ne entra a farvi parte chi vuole.
Se non facessi attenzione questi ragazzi mi porterebbero via tutto il tempo. Sembra ad essi di non poter vivere senza di me ed io tocco con mano il bene che il Signore opera col mio ministero.

Lettera a Forbin Janson, giugno 1814, E.O. XV n 125

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I GIOVANI: FORMARE UN CORPO CHE TRASFORMI LORO STESSI E GLI ALTRI GIOVANI DI AIX

Dato che il gruppo di giovani iniziava a ingrandirsi, divenne necessario avere delle regole scritte. Nel primo gruppo di regole, Eugenio definisce lo scopo del suo ministero tra i giovani. Si tratta di dare vita ad un corpo che possa distinguersi ad Aix per il lo stile di vita esemplare dei suoi membri. Lavorando per la loro crescita spirituale e personale, essi saranno lievito nella città.

Formare in città un gruppo di giovani molto ferventi che,
con il loro esempio,
i loro consigli
e le loro preghiere,
contribuiscano, nel tempo a  diminuire il disordine e l’apostasia generale che aumentano ogni giorno in maniera terrificante,
e che, nello stesso tempo, lavorino efficacemente alla loro propria santificazione.

“Règlements et Statuts de la Congrégation de la Jeunesse chrétienne établie a Aix par l’Abbé de Mazenod au commencement de l’année 1813. Premier Règlement,” Missions 145 (1899), p. 19.

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I GIOVANI: FORMARE CRISTIANI DEGNI DI QUESTO NOME

Eugenio descrive gli ideali che lo guidano nel lavoro con i giovani in una lettera al suo amico p. Forbin Janson. Appare chiaro ciò che Eugenio vuole: che questi giovani diventino lievito per Aix. Attraverso la loro formazione possono diventare infatti quel lievito che aiuti a far crescere “l’impasto” di tutti i giovani di Aix con cui entreranno in contatto.

Tu conosci il mio intento nel costituire questa aggregazione:
formare cristiani degni di portare questo nome,
istruire giovani che senza il mio aiuto non avrebbero imparato mai una parola di catechismo
staccandoli da qualunque compagnia dannosa,
tenendomeli legati con le attrattive del divertimento proprio della loro età.

Lettera a Forbin Janson, giugno 1814, E.O. XV n.125

E proprio perché Eugenio aveva così chiari obiettivo e metodo, che l’associazione dei giovani fu così fruttuosa.

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LA FONDAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE DEI GIOVANI

Il 25 aprile 1813, domenica Quasimodo, furono gettate le basi della pia Associazione della Gioventù Cristiana. Il direttore dell’associazione nascente chiamò vicino a sé… [da i nomi dei primi sette membri -tra cui il futuro p. Marcou dei Missionari di Provenza e due altri divenuti in seguito sacerdoti diocesani]. Dopo aver loro esposto il suo progetto, indicando i vantaggi che potevano ricavarne essi stessi, diedero inizio insieme alle pie pratiche con grande soddisfazione di tutti.
Considerate le tristi circostanze del momento si è convenuto di limitarci a un piccolo numero di devozioni che saranno coperte da un velo di divertimento. La prima riunione ha avuto luogo nel giardino chiamato « Tenda del Fanciullo ». Dopo una breve preghiera ci si è dati allegramente al gioco, e quando il giorno fu al suo declino ci si radunò in un salone dove, mentre i giovani si riposavano, il Direttore tenne una breve istruzione a cui è seguita la recita di una posta di rosario. Vicino a far notte si ritornò in città rimpiangendo che la giornata fosse stata così corta, precorrendo col desiderio la nuova riunione di domenica prossima.

Diario della Congregazione della Gioventù, 25 aprile 1813, E.O. XVI

Nota: nel Diario Eugenio parla di se stesso in terza persona: per esempio, “il reverendo direttore.” Il motivo è che vuole scrivere una cronaca pubblica (codex historicus)  dell’associazione della Gioventù e non un diario personale.

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UNO SFORZO PERICOLOSO PER CERCARE DI CONTROBATTERE LA PROPAGANDA DI NAPOLEONE

Un bel mezzo, per quanto eccellente, potrà sembrare debole e inefficace considerato isolatamente e messo in atto soltanto da me; ma quale effetto produrrà usato contemporaneamente in tutti gli angoli della nostra disgraziata Francia!

L’impresa è difficile ed io non me lo nascondo; né è senza pericoli, perché io mi propongo nientemeno che contrastare con tutte le mie forze i sinistri disegni di un governo sospettoso che perseguita e annienta tutto quello che lo contrasta; ma io non ho paura di nulla perché pongo la mia fiducia in Dio, cerco unicamente la sua gloria e la salvezza delle anime che ha riscattato per mezzo del Figlio suo, Nostro Signore Gesù Cristo al quale soltanto va l’onore, la potenza e la gloria per tutti i secoli dei secoli.»

Diario della Congregazione della Gioventù, 25 aprile 1813, E.O. XVI

Per aiutarci a toccare con mano quello a cui Eugenio si riferiva, ecco due estratti dal Catechismo dell’Impero che Napoleone aveva pubblicato nel 1806.

Domanda: Quali sono i doveri de’ cristiani verso i principi che li governano, e quali sono in particolare i nostri doveri verso Napoleone imperatore e Re nostro?
Risposta: I cristiani debbono a’ Principi, da cui sono governati, e noi in particolare a Napoleone I, Imperatore e Re nostro, amore, rispetto, obbedienza, fedeltà, il servizio militare, le imposizioni ordinate per la conservazione e difesa del trono; noi gli dobbiamo ancora fervorose preghiere per la di lui salute, e per la prosperità spirituale e temporale dello stato.
Domanda: Per quale ragione siamo tenuti a tutti questi doveri verso l’imperatore e Re nostro?
Risposta: Primamente, perché Dio, il quale crea gli imperi, e li distribuisce secondo il suo volere, ricolmando di doni l’imperatore e Re nostro, tanto in pace, quanto in guerra, lo ha stabilito nostro sovrano, lo ha reso ministro della sua potenza, e sua immagine sopra la terra. Onorare e dunque servire l’Imperatore e Re nostro, è onorare e servire Dio stesso. In secondo luogo, perché nostro signore Gesù Cristo, tanto colla sua dottrina, quanto co’ i suoi esempi ci ha egli stesso insegnato quello che noi dobbiamo il nostro Sovrano. Egli è nato nell’atto di obbedire all’editto di Cesare Augusto: egli ha pagato il prescritto tributo come egli ha ordinato di rendere a Cesare ciò che appartiene a Cesare.
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I GIOVANI: IL MALE HA RAGGIUNTO IL SUO CULMINE E NOI CI AVVICINIAMO PIAN PIANO AL COLLASSO TOTALE

Avendo sottolineato la situazione negativa in cui si trovavano i giovani, Eugenio sente l’urgenza di rispondere agli attacchi di Napoleone, nonostante i rischi personali a cui andava incontro da parte della polizia napoleonica. La spinta centrale del suo ministero durante gli anni successivi sarà dunque orientata alla costruzione di un sistema che sostenga i giovani di Aix e cerchi di preservarli dal male da cui sono minacciati.

Il male è al colmo e noi c’incamminiamo a gran passi verso una rovina totale, se Dio non viene al più presto in nostro aiuto; perché il cattivo esempio s’è fatto strada tra i giovani, tra coloro stessi che vivono sotto gli occhi dei genitori, e troppo spesso si vede l’empietà pazza del figlio essere in spaventoso contrasto coi principi paterni la cui autorità impotente o debolezza colpevole è costretta a cedere e spesso ancora a divenire connivente di disordini e apostasia. Come non deplorare il disgraziato incontro divenuto ogni giorno più frequente di padri giovani cresciuti alla scuola della Rivoluzione che non valgono di più dei loro figliuoli educati alla scuola di Bonaparte?
Divenuto spettatore di questa colluvie di mali, bi¬sognava contentarsi di deprecarlo in silenzio senza apportarvi alcun rimedio? Certo che no, e dovessi essere perseguitato, dovessi crollare nella santa impresa di opporre una diga a questo torrente di iniquità, almeno non avrei da rimproverarmi di non aver tentato. Ma quale mezzo impiegare per riuscire in un’impresa così gigantesca? Non altro che quello messo in atto dal seduttore medesimo. Crede di poter giungere a pervertire la Francia pervertendo la gioventù, è in questo impiega tutte le sue forze. Ebbene, lavorerò anch’io nel campo giovanile, con tutti i mezzi adatti a preservare la gioventù dai mali da cui è minacciata e che in parte già speri-menta, ispirando per tempo l’amore della virtù, il rispetto della religione, la dolcezza della devozione, l’orrore del vizio.

Diario della Congregazione della Gioventù, 25 aprile 1813, E.O. XVI

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I GIOVANI ABBANDONATI VENGONO ISTRUITI A NON RICONOSCERE ALTRO DIO CHE NAPOLEONE

Perché Eugenio si dedica con tanto ardore alla pastorale giovanile?  Certamente perché la chiesa non riservava grande attenzione ai giovani, che rappresentavano davvero uno dei gruppi più abbandonati della società dal punto di vista religioso. Questi primi paragrafi del Diario dedicato al suo ministero tra i giovani, descrivono la loro condizione di abbandono in termini molto forti. L’estratto che pubblichiamo oggi è più lungo del solito, ma ci da una visione terrificante della situazione francese; in esso vediamo risuonare gli stessi sentimenti della Prefazione. E forse, diventa ancora più allarmante rileggendolo oggi, se pensiamo a quanti del nostri giovani sembrano trovarsi nella stessa situazione!

«Non è difficile accorgersi che il disegno dell’empio Bonaparte e del suo infame governo è distruggere com¬pletamente la religione cattolica negli stati da lui usur¬pati. L’attaccamento alla Fede dei padri nel maggior nu¬mero dei popoli oppressi gli è parso un ostacolo insor¬montabile all’immediata esecuzione del suo progetto ese¬crando ritenuto utile alla sua politica infernale, e intanto si è sentito costretto a raggiungere i suoi scopi affidan¬dosi al tempo e ai mezzi per ora messi in opera. Quello su cui conta di più è la demoralizzazione della gioventù; e il successo dei provvedimenti adottati è spaventoso.
 Ormai tutto il territorio francese è coperto di licei, scuole militari e altre istituzioni dove l’empietà è caldeg¬giata, i cattivi costumi se non altro tollerati, il materia¬lismo mosso e ispirato dall’alto. Tutte queste scuole orribili si riempiono di giovani che l’avarizia dei genitori sacrifica all’esca di un posto gratuito o di una semiborsa, alla speranza di un avanzamento di carriera promesso soltanto agli affiliati. I vuoti sono colmati da queste vit¬time infelici che il tiranno strappa senza pietà alle loro famiglie, obbligandole a bere a questa coppa avvelenata dove troveranno il germe di una corruzione inevitabile.
E già il lavoro è in gran parte completato. Un liceale di 15 anni, un alunno del corso preparatorio, di una scuola militare, di un politecnico, un bricconcello di primo pelo.., sono altrettanti empi depravati che non lasciano più sperare di tornare ai buoni costumi, ai sani principi religiosi e politici. Sono educati a non riconoscere altro dio fuorché Napoleone. Il volere di questa nuova provvidenza, che promette loro impunità per i loro vizi e vantaggi per la loro carriera, è la sola regola di condotta, l’unico movente delle loro azioni. E così al primo cenno del loro idolo si vedono volare dove la sua parola li chiama, disposti a commettere qualunque delitto gli piacerà esigere dalla loro sacrilega abnegazione. – un quadro spaventoso ma vero e potrei anche accentuarne le ombre, senza il timore di essere tacciato di esagerazione. Oltre a quello che è sotto gli occhi di tutti e tutti pos¬sono vedere, io personalmente ho mille prove di quanto affermo.

Diario della Congregazione della Gioventù, 25 aprile 1813, E.O. XVI

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UN SEMPLICE PRECETTO CHE DIO NELLA SUA BONTÀ PROVVEDE A INSAPORIRE

Sempre nella lettera a Forbin Janson, in cui il giovane p. De Mazenod descrive l’inizio del suo ministero, Eugenio ci parla di cosa succede la domenica sera, dopo che ha concluso gli incontri con i carcerati.

Quindi scappo a casa dove trovo riunito il fior fiore della devozione maschile della nostra cittadina. Dopo alcune pie pratiche, ancora una breve istruzione alla buona a mo’ di conversazione che il Signore si interesserà di far assaporare; questo è tutto.

Lettera à Forbin Janson, 9 aprile 1813, E.O. XV n. 116

Perché Eugenio ha permesso a Dio di “insaporire”, questa frase all’apparenza insignificante nasconde in sé i semi di quell’associazione giovanile che, dai 7 giovani dell’inizio, sarebbe divenuta un gruppo efficiente e ben organizzato di quasi 300 membri  nel 1817.

L’espressione “crema (il meglio) della devozione maschile” può suonare strana oggi. Si riferisce alla sua scelta di ragazzi che avessero le qualità giuste per diventare una forza in grado di cambiare la società. Il ministero tra i giovani diviene l’occupazione principale fino al 1816.  L’associazione si espande e fiorisce perché Eugenio lascia sempre che sia Dio ad “aggiungere il sapore  i suoi sforzi umani”

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